Un gesto d'amore, un tribunale tifoso, troppe scuse: Catania, andava risolta prima. Così è inaccettabile: un campionato falsato da cui si può solo imparare

11.04.2022 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    vedi letture
Un gesto d'amore, un tribunale tifoso, troppe scuse: Catania, andava risolta prima. Così è inaccettabile: un campionato falsato da cui si può solo imparare
TMW/TuttoC.com

Quanti danni può fare un gesto d'amore? In estate, il Catania era praticamente spacciato. Una colletta tra i tifosi, circa 120 mila euro, ha consentito l'iscrizione a un campionato che tutti sapevano il club non avrebbe potuto portare a termine in quelle condizioni. Qualche mese dopo 175 mila euro, moneta più moneta meno, ne hanno sancito la conclusione, con tre giornate - quattro partite - d'anticipo. Nel mezzo, tutto quello che non doveva succedere, e invece è successo.

Andava risolta prima. Tecnicamente, era molto complicato. Così come era quasi impossibile, una volta fallito il club, trovare una soluzione che accontentasse tutti. Sono spiegazioni che, purtroppo, non reggono e quindi suonano come scuse. Partiamo dalla fine: annullare tutte le partite giocate, a tre dalla fine, è una sconfitta. Peggio: per quanto ci possano non piacere certi termini, è una decisione (obbligata, per carità) che falsa inevitabilmente il campionato. Cosa sarebbe successo se il Catania non avesse vinto alcune partite e non ne avesse perse altre? Cosa sarebbe successo se i suoi avversari non avessero ricevuto un'iniezione di fiducia per una vittoria, o una mazzata nel morale per una sconfitta? Più semplicemente, come sarebbe andata la loro stagione se avessero dovuto organizzare un viaggio anziché un altro? Sono domande che non hanno risposta, ma un conto è porsele, come è successo nel precedente del Trapani, a campionato appena iniziato; ben altro, doverselo chiedere a una manciata di minuti dal triplice fischio della stagione. Possiamo sforzarci, da cronisti che devono essere obiettivi e raccontare i fatti, di spiegare come nell'equilibrio complessivo sia probabilmente la soluzione più corretta. Come le alternative fossero peggiori, come fosse impensabile riscrivere di anno in anno le regole, come gli imprevisti si possano al massimo attenuare nei loro effetti. O ancora, quanto fosse improponibile l'ipotesi di aiutare il Catania a finire la stagione (non servivano molti soldi, quei 175 mila euro di cui sopra). Possiamo sforzarci, ma è impossibile spiegarlo davvero ai tifosi di altre diciannove squadre, a chi guarda tutto da fuori: le considerazioni tecniche non reggono, ahinoi, di fronte alla banale constatazione di un campionato evidentemente falsato. È una mazzata di credibilità, peraltro nel momento meno opportuno, paragonabile a quel famoso Pro Piacenza-Cuneo, se non peggio.

Ma torniamo agli inizi. Si è scritta la parola "imprevisti". Ecco, il punto è che il Catania non è stato un imprevisto. Lo sapevano anche i muri che sarebbe servito un miracolo per chiudere la stagione. È da anni il segreto di Pulcinella che i siciliani avessero una situazione debitoria spaventosa, impensabile da sostenere in una categoria come la Serie C. Su queste pagine, Umberto Calcagno, presidente dell'AIC e vicepresidente federale, ha spiegato, nell'intervista realizzata da Sebastian Donzella, come l'allentamento delle normative fiscali abbia consentito l'iscrizione al campionato. Si torna lì: fra addetti ai lavori, possiamo raccontarcelo e capirlo quanto vogliamo. Da "fuori", da parte del tifoso medio, che da questa vicenda ne esce danneggiato nella sua passione, o che magari di Serie C legge soltanto quando ci sono scandali di questo tipo, è una spiegazione che non regge. Se il Catania è riuscito a iscriversi a questo campionato, e non parliamo del 2021 ma anche di quelli precedenti, è evidente che ci sia qualcosa da cambiare nelle regole. Imparare è l'unica cosa buona che tutto questo ci può lasciare. Nel lavoro del tavolo permanente sulle riforme istituito dal presidente Gravina dopo il fallimento di Palermo non possiamo che avere fiducia, non avendo alternative. Ma o si parte da questa considerazione, dalla comprensione che questa vicenda lancia una macchia tale da azzerare tutto il bello che la Lega Pro ha prodotto e realizzato in una stagione intera, o non si va da nessuna parte.

"Cazzi vostri". Prendo a prestito il francesismo del collega Bargellini: è ciò che il "grande" calcio, quello della Serie A, dice puntualmente alle categorie minori. Abbiamo chiacchierato molto nelle ultime settimane di giovani, riforme e via dicendo. Catania è una sconfitta per tutti, anche perché i suoi problemi affondano le proprie radici in quegli anni lì, quando era tra i grandi e poi è caduto. Oggi a te, domani a me: può capitare a tutti, perché sono le fondamenta a franare. In un percorso di solidarietà e di sistema, o si fanno dei passi in questa direzione o tanto vale, come proposto la settimana scorsa, andare ognuno per la propria strada, arrivederci e grazie. Almeno, si farebbe professione di onestà. Anche perché, a proposito di futuro, non abbiamo idea di quale danno producano questi fallimenti ai nostri settori giovanili. Quanti ragazzi, magari talentuosi ma fragili, hanno deciso di smettere di giocare dopo il fallimento del Bari, o quello del Trapani, o decideranno di smettere di giocare dopo quello del Catania?

In tutto questo, ai limiti delle regole e a quelli di una decisione impopolare si aggiungono le evidenti responsabilità di un Tribunale, quello del capoluogo etneo, che per fare il medico pietoso ha lasciato incancrenire la piaga. Dato che quando si parla di calcio, si parla di vita e di impresa, i giudici non possono fare i tifosi come accaduto in questa vicenda. L'ultima richiesta di un "contributo economico straordinario" è stata una cosa mai vista in tanti anni; ancor più surreale sarebbe stata l'ipotesi - concretamente valutata - di allungare l'esercizio provvisorio producendo ulteriori danni economici. Quanto alla trattativa con Mancini: abbiamo provato ad avvisare, con tutte le cautele del caso, su quanto fosse poco probabile un lieto fine. Lo abbiamo fatto alternando la voce della preoccupazione a quella della fiducia, del resto siamo giornalisti: dobbiamo basarci sui fatti, e non possiamo spacciare per un fatto la convinzione che chi ha sbagliato in passato lo rifarà anche in futuro. Non tocca a noi emettere verdetti. Quello, semmai, sarebbe compito dei tribunali, appunto.

Alla fine di tutto, ma prima di tutto, un pensiero a chi in questa vicenda perde di più. La città di Catania, ma nello specifico le persone del Catania. Non solo i calciatori, che non guadagnano certo quanto Ronaldo o Messi, ma nella maggior parte dei casi ripartiranno comunque altrove dalla prossima stagione. Per questioni lavorative, a Catania abbiamo avuto modo, nel corso degli anni, di interfacciarci con un professionista da Serie A, oltre che una gran persona, come Angelo Scaltriti, lo storico addetto stampa degli etnei. A lui, così come a tutti quei dipendenti che hanno mestieri "normali" e da queste vicende vengono inevitabilmente travolti, va l'abbraccio più grande. È di vita, non soltanto di calcio, che si parla.