Lumezzane, mister Nicola a TLP: "Vogliamo sempre il massimo da ogni partita"
Davide Nicola ha ritrovato il suo Lumezzane. Dopo la terza partita consecutiva senza prendere gol, è ormai immaginabile che la squadra bresciana conquisterà il prima possibile la permanenza in categoria, e che poi possa tentare anche di togliersi qualche soddisfazione in più. L’allenatore torinese dei rossoblù, ex difensore del Genoa, di obiettivi a lungo termine non se ne pone: egli è contento di quanto sta facendo la sua squadra in questo campionato. Del momento soddisfacente del Lume, mister Nicola ha parlato in esclusiva a TuttoLegaPro.com.
“Avevamo avuto un inizio di girone d’andata, e anche un inizio di girone di ritorno, in cui avevamo raccolto meno: un solo punto in quattro partite sia all’andata che al ritorno – ricorda Nicola – Se nel girone d’andata era meritato quel trend, nelle prime quattro partite del ritorno avevamo raccolto meno di quello che avevamo meritato. Poi dalla quarta fino alla diciassettesima abbiamo fatto due punti a partita, e poi dalla quarta di ritorno fino adesso abbiamo raccolto sette punti. È chiaro che ci auguriamo di raccogliere nella seconda parte del campionato gli stessi punti fatti nel girone d’andata”.
A occhio e croce occorrerebbero solo due o tre vittorie per il raggiungimento della quota salvezza, che è ampiamente alla portata: è questo il vostro obiettivo oppure puntate un po’ più in su?
“Come filosofia iniziale non è che abbiamo utilizzato i media per sparare in alto o in basso, voglio dire che noi vogliamo sempre il massimo da ogni partita. Dire che lottiamo per la salvezza mi sembra fare anche un torto alle ambizioni mie, della squadra e anche della società; però dire che lottiamo per vincere il campionato lavorando con i giovani, nel contesto in cui siamo ci sembra di sparare a vanvera. Noi come filosofia vogliamo raccogliere il massimo possibile, poi i valori li valuteremo strada facendo”.
La sua carriera come giocatore si è conclusa appena un anno e mezzo fa, cosa sente di aver trasmesso della sua esperienza al gruppo?
“Non ho ancora dimenticato come ragiona un calciatore: due anni effettivamente sono pochi per dimenticarsi di venti anni di carriera. Il mio aiuto, oltre alla trasmissione delle mie idee, è un costante approccio al gruppo squadra e al singolo giocatore. Lavorando con i giovani, avverto che hanno bisogno di confronti quotidiani sugli atteggiamenti che possono portare anche il giovane calciatore che ha potenzialità a fare una grande carriera. Da questo punto di vista si spende molto nei consigli e far rendere loro di cosa serve a un atleta per diventare calciatore. Per quanto concerne invece i calciatori diciamo più adulti, che possono essere i vari Diana e Malagò, diventa un discorso più tecnico e tattico di confronto e di analisi, tenendo conto anche di ciò che pensano. Qualsiasi tipo di idea e di comportamento ha un valore se è condiviso dalla maggior parte del gruppo, ma il gruppo è composto da singoli che non sono uguali, quindi bisogna sapersi rapportare con loro”.
Mister, lei è stato allenato come calciatore da tecnici come Radice, come Bolchi, come Scoglio e come De Biasi. Sente di aver carpito qualche segreto del mestiere da questi tecnici?
“Aggiungerei anche Simoni e Delio Rossi, perché sono entrambi ancora in auge adesso. Comunque a una domanda simile avevo risposto non molto tempo fa dicendo che il bello di avere avuto la possibilità di lavorare con tutti questi allenatori, che hanno avuto delle eccellenti carriere, è nel fatto che difficilmente per un calciatore ci sarà un allenatore modello che vada bene per qualsiasi aspetto. Piuttosto i giocatori fanno un collage di un potenziale allenatore che raccoglie l’insieme di tutte queste qualità che hanno avuto gli allenatori. Mi sono solo ispirato a cose che dicevano questi allenatori, ma la personalità è la mia”.
Torniamo al Lumezzane: tra i giovani che si stanno segnalando positivamente c’è questo Roberto Inglese, centravanti longilineo che ha segnato 4 gol ed è di proprietà del Chievo. Lo vede in grado di fare una grande carriera?
“Inglese è un ragazzo che essendo molto giovane ha grandissimi margini di miglioramento, ma ha delle qualità già importanti per il presente. Sicuramente lui ha bisogno, da adesso fino alla fine, di continuità di gioco e di espressione. In allenamento si vede che ha caratteristiche da categorie superiori, ma starà a lui far parte del processo di maturazione che sta nel rendersi conto che la costanza e gli atteggiamenti faranno la differenza. Lui è già fortunato perché ha le basi”.
Quando scade il suo accordo con il Lumezzane?
“A giugno. Come anche l’anno scorso. A ogni fine stagione firmo contratti annuali, un po’ perché è prassi della società, un po’ perché l’allenatore è diverso dal giocatore, nel senso che o le idee dell’allenatore vengono condivise dalla società o diventa inopportuno essere legato per più tempo, a meno che non ci sia un processo paziente e coerente nell’aspettare le idee di un allenatore, e magari si può avere anche un anno in più di contratto. Sicuramente aspetteremo giugno per sapere cosa farò: ora non è una mia priorità, perché la mia priorità è continuare a stupire con i ragazzi. Tra l’altro sono anche iscritto al master, quindi oltre al fatto che sto allenando, una parte dei pensieri me la occupa il master”.
Nella prossima giornata ci sarà un derby, con la Tritium. Che partita sarà?
“E’ una partita delicata: la Tritium è una squadra che credo debba essere contenta del campionato fin qui svolto. È una compagine ostica che sta facendo dell’entusiasmo la sua arma migliore, e ha dimostrato di avere dei giocatori di qualità e un’organizzazione di gioco. Mister Boldini è stato molto in gamba, perché non è mai facile riuscire a conseguire risultati così prestigiosi. Non è un avversario facile la Tritium, anche perché nel girone di andata è stata una delle squadre che mi ha fatto più impressione per quanto riguarda la solidità difensiva e le idee”.
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