Alessandria, Fabio Artico a TLP: "Smetto con il calcio giocato, ma vorrei restare nell'ambiente. Su mister Spalletti dico che ..."
Dei suoi trentotto anni (è nato a Venaria il 9 dicembre 1973, ndr) Fabio Artico ne ha spesi almeno venti sui campi di calcio della nostra penisola. Una carriera importante, durante la quale ha giocato 535 partite segnando oltre 171 reti. Basterebbero questi numeri per far capire che siamo di fronte ad un giocatore di grande spessore tecnico ed umano.
Proviamo, perciò, a ripercorrere con lui, in esclusiva per TuttoLegaPro.com, il viaggio che lo ha portato dalle giovanili della Juventus, all'Alessandria, squadra con la quale chiuderà l'attività agonistica domenica prossima nella gara di Lecco, passando per Pro Vercelli, Empoli, Giulianova, Reggina, Ternana, Piacenza, Pescara, Spal, Messina, Ivrea e Pro Patria.
Fabio, ha cominciato con le giovanili della Juventus. Poi?
"Al termine delle giovanili mi sono infortunato seriamente ad una caviglia e per questo sono passato da promessa del settore giovanile bianconero alla Pro Vercelli in serie D. Era il 1994 e lì ho vinto il primo campionato, al quale ne sono seguiti altri tre in C2. Ad inizio carriera ero stato impostato come centrocampista o mezza punta, ma nell'ultima stagione a Vercelli, nel 1997, c'è stata una prima svolta quando sono stato trasformato in attaccante ed ho segnato 14 reti in 34 partite. Così finisco all'Empoli, che forse mi aveva preso per fare la serie B ma era stato promosso inaspettatamente in A, ma non ero ancora pronto per la massima serie, così andai nel mercato di ottobre a Giulianova, in C1 dove riuscii a segnare 13 gol in 25 partite. Ritorno, quindi ad Empoli, dove Del Neri mi fece esordire dal primo minuto in serie A, nella partita contro il Bologna. Poco dopo fu esonerato, subentrò Sandreani ed io, per trovare spazio, andai a Reggio Calabria, in serie B, dove contribuii con 15 reti alla storica promozione in A dei calabresi nel 1999. Poi fu ancora serie B a Terni, Pescara e Piacenza, con un'altra promozione in serie A proprio con gli emiliani nel 2001. Io, però, ero di proprietà del Pescara, che invece era retrocesso in C1 e dovetti tornare in Abruzzo, anche perché sfumò sul filo di lana il mio trasferimento al Napoli, che sembrava cosa fatta. Fu una brutta stagione, io avevo un contratto oneroso, la squadra era già stata strutturata senza di me e, a fine anno, andai via. Stavo per finire al Cosenza, che allora era in serie B, ma cominciavano a circolare voci sulla situazione che poi li ha portati al fallimento, quindi scelsi la Spal, mentre l'anno successivo tornai in B a Messina, ma proprio a fine 2003, per problemi personali feci la rescissione del contratto per avvicinarmi a casa, ma non trovai nulla di più vicino della Spal, dove dovetti accettare una corposa riduzione dello stipendio. L'anno dopo mi avvicinai davvero, all'Ivrea in C2 dove accettai una situazione particolare pur di non allontanarmi, ma stavo quasi maturando la decisione di smettere, cambiare vita e fare, per esempio, la guida alpina... Era il 2005 e ricevetti, però, la chiamata di Tramezzani, che è un amico, che mi invitava ad andare a Busto Arsizio, alla Pro Patria dove giocai per due stagioni, la seconda delle quali molto negativa per i miei soliti problemi personali. Poi, quasi inattesa, è arrivata la chiamata dell'Alessandria, e così arriviamo ai giorni nostri...".
Infatti. La squadra dove hai giocato di più, e dove sei diventato anche un vero e proprio idolo, è proprio l'Alessandria. Come mai?
"Non mi sarei mai aspettato di passare cinque anni ad Alessandria. Ho cominciato in serie D, benissimo, vincendo il campionato e segnando 20 reti, poi sono andato avanti in Seconda Divisione ed anche lì andò bene, ma l'età avanzava inesorabilmente e per mia scelta rinnovavo il contratto anno per anno. Quando siamo tornati in Prima Divisione forse non tutti avevano fiducia nelle mie possibilità, e nonostante i 13 gol del 2010, quando arrivò Sarri con il suo staff, ci fu un confronto molto sereno, anche perché il rapporto che si era intanto instaurato con la tifoseria e la gente di Alessandria in generale, poteva pesare nella scelta. Ma poi, conoscendomi meglio, tutti hanno capito che io ho come primo obiettivo il bene dei grigi. Tanto è vero che l'anno scorso non ho fatto tantissime partite intere, ma non ho mai fatto nessuna polemica, anche perché non era proprio il caso, soprattutto alla mia età".
In vent'anni di carriera ha conquistato sul campo (Reggina e Piacenza n.d.r.) per due volte la promozione in serie A, ma non ci hai mai giocato davvero. Rimpianti?
"A dire il vero anche il Messina andò in serie A - puntualizza il bomber - anche se io non terminai lì la stagione. Rimpianti, forse no, ma certamente un po' di dispiacere. Per esempio dopo la prima promozione, a Reggio Calabria, io mi aspettavo di essere riconfermato, visto che avevo 24 anni avevo fatto molto bene. Ma lì ho capito che la mia visione romantica del calcio non corrispondeva alla realtà. Il Piacenza dopo la promozione voleva riconfermarmi, ma il Pescara proprietario del mio cartellino non ne volle sapere ed io mi ritrovai in C1. Questi episodi dimostrano che per sfondare nel mondo del calcio non è sufficiente ottenere dei risultati. Forse ci vogliono gli agganci giusti che io, forse, in quel momento non avevo. Ero considerato un buon giocatore di serie B, uno di quelli che magari fanno anche vincere i campionati, ma non da serie A...".
Parliamo sempre della tua vita sui campi di calcio. Qual è il giocatore più forte con cui hai giocato?
"Il primo nome che mi viene in mente è quello di Miccoli, con cui ho giocato a Terni, anche se era giovane si capiva che aveva grandissime potenzialità. Poi ho giocato con gente del calibro di Tramezzani, Ambrosetti, che arrivava dal Chelsea, Gautieri, Volpi, Roma, Storari. Sono stati davvero tanti e ne ho citati solo alcuni. Forse il compagno di reparto più forte con cui ho fatto coppia è Nicola Caccia ai tempi del Piacenza. Un attaccante chiaramente sopra la media".
E l'allenatore migliore che hai avuto?
"Ricordo con piacere Del Neri, che mi ha allenato poco, ma con il quale ho avuto un ottimo rapporto anche in seguito. Ma anche Delio Rossi, Novellino. Però credo che Spalletti con il quale ho fatto l'esordio in serie A - sorride Artico - sia stato il migliore, già allora dimostrava di avere una marcia in più sotto tutti i punti di vista".
E quale è stato il gol più bello dei 171 fatti nella tua carriera?
"Quello che ho segnato in Sampdoria-Piacenza 0-1. Dopo un cross da sinistra di Tosto, la palla si è impennata all'altezza del disco del rigore, io sono intervenuto in rovesciata e ho fatto gol al volo".
Per chiudere, Fabio, potremo davvero vederti dietro la scrivania a fare il dirigente di calcio?
"Mi piacerebbe molto iniziare un percorso che mi possa portare a ricoprire qualche ruolo dirigenziale all'interno di una società calcistica".
Magari cominciando proprio da Alessandria?
"Dopo cinque anni sarebbe davvero bello poter cominciare da qui. Ma la società è appena cambiata e sta creando un gruppo di lavoro del quale magari potrei anche fare parte. Le prime decisioni che saranno prese sono quelle relative allo staff dirigenziale. Io sono disponibile, vedremo".
Domenica prossima, dunque, l'ultima partita ufficiale allo stadio Rigamonti-Ceppi di Lecco. Poi, però, tutti i tifosi, e soprattutto quelli dell'Alessandria, aspettano che l'addio al calcio di Fabio Artico sia festeggiato come merita, con una partita d'addio.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
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