Intervista TC

Arzignano, Di Donato: "Momento chiave i ko di febbraio. Futuro? Tra una settimana"

Arzignano, Di Donato: "Momento chiave i ko di febbraio. Futuro? Tra una settimana"TMW/TuttoC.com
Daniele Di Donato
© foto di Matteo Ferri
giovedì 7 maggio 2026, 12:00Interviste TC
di Raffaella Bon

Daniele Di Donato, tecnico che ha portato l'Arzignano Valchiampo, alla qualificazione playoff da dove i giallocelesti sono usciti solo per il peggior posizionamento in classifica dopo il 2-2 contro il Cittadella, è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com per fare un bilancio stagionale e proiettarsi al futuro.

Mister, qual è stato il momento chiave della stagione dell’Arzignano?

"Secondo me il momento chiave sono state le sconfitte di febbraio. Nonostante i risultati negativi la squadra ha sempre disputato delle ottime prestazioni e solo per episodi sfortunati non arrivavano i risultati. Però ho sempre visto la predisposizione a continuare a credere in quello che si faceva. La società non ci ha fatto pesare nulla di quel periodo e ne siamo venuti fuori con il lavoro. Vedevo la voglia che avevano i ragazzi di uscirne fuori e quella è stata la chiave di tutto. Se non molli in quelle situazioni, prima o poi nel calcio quello che ti toglie te lo ridà. E così è stato".

Dove pensa che la squadra sia cresciuta maggiormente rispetto all’inizio dell’anno?

"Quando sono arrivato il 4 novembre ho cercato di lavorare più sulla testa. Ho visto che i ragazzi avevano la predisposizione a lavorare, sono stati veramente dei grandi lavoratori. Ho fatto crescere in loro la consapevolezza che ce la potevamo giocare con tutti. Sono cresciuti sia dal punto di vista tecnico, ma soprattutto dal punto di vista della personalità, convinti di poter fare qualcosa di importante. Alla fine penso che abbiano disputato un grande campionato e un grande finale di stagione".

Lei è arrivato in corsa e ha portato la squadra ai playoff. Qual è stato il suo apporto principale?

"Quando sono arrivato eravamo terzultimi o quartultimi. Ho cercato di mettere tutta la mia esperienza di questi anni (sono sette anni che faccio questa categoria, ho oltre 220 presenze). Ho creduto molto nel lavoro duro e i ragazzi sono stati bravi a seguirmi. Alla fine è venuto tutto da sé".

Quanto è importante il lavoro mentale in un campionato equilibrato come la Serie C?

"La testa fa la differenza in Serie C. La testa ti porta a fare qualcosa che in quel momento non pensi di poter fare. I ragazzi avevano bisogno di ritrovare quella serenità mentale che poi ti permette di lavorare in maniera più serena, più forte e di avere la consapevolezza di rischiare anche qualche giocata che fa la differenza la domenica".

Quale caratteristica rappresenta meglio questo gruppo?

"La caratteristica principale di questo gruppo è la voglia di non mollare mai, di credere in quello che stava facendo. Avevamo un sogno, i playoff, e nonostante a un certo punto eravamo lontanissimi ci abbiamo sempre creduto. Sono grandi lavoratori: questa è la loro caratteristica migliore".

C’è un giocatore che l’ha sorpresa particolarmente durante la stagione?

"Penso che l’intero gruppo sia cresciuto tanto. È una squadra giovane, con ragazzi interessanti che hanno ancora tanto margine di crescita. Posso citare Castagnaro (2007), che passo dopo passo si è ritagliato uno spazio importante diventando un giocatore di prospettiva. Poi Bernardi, che da esterno ha fatto 6 gol e 10 assist, Lalti, Moretti… tanti ragazzi che possono fare ancora un bel percorso".

Quanto conta avere uno spogliatoio unito per raggiungere i risultati?

"Lo spogliatoio è fondamentale. Ho avuto un gruppo sano, dove giovani e “vecchi” si sono coesi molto bene. Nei momenti di difficoltà i più esperti hanno preso i ragazzi sulle spalle, hanno indicato la via giusta, non si sono mai risparmiati neanche in allenamento. Sono stati i primi a tirare il gruppo e hanno fatto vedere come ci si comporta in certi momenti.".

La vedremo ancora ad Arzignano la prossima stagione?

"Ci siamo presi una settimana di tempo dopo l’uscita dai playoff per analizzare la situazione e vedere. Io sto bene ad Arzignano: è una dimensione giusta, mi lasciano lavorare bene, è una società sana e pulita. Quindi vedremo con calma, non c’è nessuna fretta".

Se dovesse restare, che obiettivo vorrebbe raggiungere?

"Io sono ambizioso di natura. Quando sono arrivato il 4 novembre ho subito inculcato ai ragazzi la voglia di arrivare ai playoff. Ogni volta che riparto l’obiettivo minimo per me deve essere alto. Poi è normale che si valuti in base alla squadra che avrò a disposizione, ma il mio fuoco è quello di avere sempre un obiettivo ambizioso".

Cosa pensa di aver lasciato ai suoi giocatori?

"Spero più che dal punto di vista professionale abbia lasciato loro qualcosa dal punto di vista umano: trovare sempre un aspetto positivo in qualsiasi situazione, anche in quelle negative. Ho battuto molto su questo. Di non abbattersi mai e di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Spero di aver loro lasciato questa eredità".