ESCLUSIVA TLP - Alessandro Barilli: "Livello alto della Lega Pro, ma occorre più attenzioni alle giovanili. Se vincerò le elezioni..."
Aria di possibili cambiamenti in Lega Pro, dove il 24 ottobre si svolgeranno le elezioni per la presidenza della lega stessa, dopo che il 12 settembre si andò al rinvio dell'assemblea. Una lotta, nel senso buono del termine si intende, a due per l'elezione finale, che vede l'ex patron della Reggiana, Alessandro Barilli, sfidare l'attuale numero uno Gabriele Gravina.
Per fare il punto della situazione, ai microfoni di TuttoLegaPro.com, è proprio Barilli:
Siamo giunti adesso all'8^ giornata di campionato, è solo da completare la classifica del Girone A che si chiuderà domani con il recupero tra Como e Pontedera. Ma un primo bilancio è possibile tracciarlo: come giudica questa Lega Pro?
"E' un campionato molto avvincente, di gare ne ho viste parecchie e posso dire tranquillamente che c'è un'ottima qualità, ci sono squadre molto ben attrezzate in tutti i gironi, che sono competitivi. Il bilancio è quindi positivo".
Anche in caso di una sua elezione, a fronte di questa dichiarazione, si manterranno quindi le 60 squadre attuali con eventuali ripescaggi qualora qualcosa non dovesse andare?
"Non credo competa al momento a me sindacare sul numero delle squadre, che non è per altro di per sè un problema. A monte il discorso riguarda la sostenibilità delle varie squadre, ovvero il loro svolgere un torneo coerenti con le risorse del rispettivo bacino di utenza, senza che poi si creino situazioni spiacevoli dovute a chi, per svariati motivi, intende fare il passo più lungo della gamba. I problemi sorgono solo quando i budget sforano le possibilità. Ma se tutti rientrano in quest'ottica il numero di squadre può rimanere invariato".
A proposito di budget, anche il noto quotidiano di economia Il Sole 24 ore ha richiamato all'attenzione sul problema fidejussioni estere (QUI), e a breve ci sarà una prima scadenza che potrebbe mettere in difficoltà alcune squadre...
"La cosa per ora non mi riguarda, se ci sono state situazioni non giudicate idonee dovranno preoccuparsi coloro che le vivono, chi di dovere".
Nuova formula anche per i play off, che a fine campionato vedranno la disputa di un mini torneo dove parteciperanno 28 squadre (QUI il regolamento completo): le sarebbe piaciuto vedere questa formula anche quando guidava la Reggiana o è veramente troppo estesa?
"La nuova formula rende i play off molto avvincenti, ma è normale che, come tutte le cose, questi abbiano pro e contro. Se da un lato aumenta lo spettacolo, le squadre che magari arrivano ai vertici della classifica possono essere contrariate a giocarsi una sfida secca con chi magari è molto più nelle posizioni...insomma i play off sono già molto dispendiosi, a livello di energie, con 4 squadre, figurarsi con un mini torneo! Ma per il pubblico è una grande emozione, e trovo giusto l'aver sperimentato ciò".
Da cosa nasce la decisione di presentare la sua candidatura per la presidenza della Lega Pro?
"Quando ero presidente della Reggiana ho svolto per intero il mio lavoro, lasciando tutto al completo, come piace a me, mentre quando ero nel direttivo di Lega non ho avuto i tempi e i modi per poter sviluppare alcune delle cose che credo si possano fare in Lega Pro: lasciare le cose a metà non mi piace, non è nel mio modo di essere. Ho poi avuto la fiducia di alcuni amici, e questo per me è stato fondamentale".
Accennava a cose da poter fare: cosa intende nel dettaglio?
"Come cosa principale vorrei che si definisse meglio il sistema calcio giovanile, non è logico che le Berretti di squadre blasonate che si hanno in Lega Pro debbano fare un campionato a parte quando non hanno niente da invidiare a società di Serie A e B: ci sono tante compagini anche in terza serie che hanno scritto la storia. Ed è giusto che ci siano risorse maggiori da investire soprattutto nelle categorie che riguardano i bambini fino poi agli Allievi: più che sul discorso Nazionali, dove si vedono ragazzi di 19 anni che hanno possibilità di sfondare solo in rarissimi casi, bisogna insistere sui più piccoli per far si che questi abbiamo un'impronta precisa del calcio. E si devono maggiormente tutelare, evitando che squadre grosse o i furbi di turni li prelevino da realtà dove invece possono crescere benissimo".
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