INTERVISTA TC - Puggioni: "Mourinho, parole forti ma per scuotere i suoi"
Ha giocato dalla Serie C alla Serie A, Christian Puggioni per anni ha giocato nella massima serie passando dalla terza. Ai microfoni di TuttoC.com, ha parlato l'estremo difensore ex Reggina e Sampdoria riguardo le parole di ieri di Josè Mourinho.
Cosa pensi delle parole di Mourinho?
"Sono state parole forti, dette sicuramente per provocare una reazione di orgoglio nei suoi giocatori che lasciano intendere alcuni passaggi suoi nel recepire la squadra. Credo sia chiaro che voglia far fare un salto alla propria squadra, per salto intendo innalzare il livello di autostima, spavalderia e consapevolezza di un club che non è di bassa fascia ma non ai livello dei tre top. Indica dieci minuti di sudditanza che sono anche normali quando ci si scontra con giocatori blasonati. Solo i giocatori che sono stati in grandi squadre sanno affrontare quelle partite con il piglio giusto senza timori reverenziali, quello che sta facendo capire Mourinho. Quando si giocano quelle partite si ha sempre un po' di timore, poi piano piano la partita passa e te la giochi alla pari".
E' un disonore giocare in Serie C?
"Non è disonore e le categorie vanno rispettate. E' innegabile che un giocatore che gioca in Serie A ha delle skills più elevate rispetto a quello che gioca in C, ma questo non è per sempre. Per esempio, alcuni giocatori devono raggiungere un livello di maturità e la C è il luogo più adatto per poter affrontare dinamiche di calcio come le pressioni, ansie in misura minore rapportate all'ansia da prestazione che si ha nella massima serie. Non è un disonore assolutamente".
Parole che non sono state capite.
"Non si capisce se non vivi nella sua realtà, Mourinho è un allenatore che ha come grande capacità la parte comunicata e quella di saper spremere al massimo i propri calciatori. Lui utilizza anche parole provocatorie che vanno ad innescare delle reazione psichiche nell'orgoglio dei calciatori per ottenere un determinato risultato".
Quali sono le differenze tra C e A?
"Sono due realtà completamente differenti, sono differenti per il livello tecnico tattico e c'è un abisso. Sono differenti per la tipologia di calciatori, tra C e B c'è meno differenza mentre tra C e A c'è una grandissima differenza. C'è differenza anche tra i top club e le piccole di A. Molto atleti si gongolano di essere calciatori professionisti quando sono appena all'inizio del percorso e non sanno ancora cosa vuol dire essere professionisti a determinati livelli. C'è una pressione incredibile, esistono per questo le categorie".
Potrebbe allenare in Serie C?
"E' stato un campione nel suo modo nell'interpretare il ruolo di allenatore, ha raggiunto massimi livelli e quindi è ovvio che ragioni con le regole del gioco di determinati livelli e campioni e non solo paragonabili alla Serie C. Non credo sia adatto alla Serie C ma ho la sensazione che essendo un uomo di un'intelligenza sopraffina saprebbe adattarsi alla terza serie".
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