INTERVISTA TC - Reggiana, Alvini: "Serie B sognata dai tempi della D"

06.08.2020 07:30 di Stefano Scarpetti   Vedi letture
Massimiliano Alvini
© foto di Uff. Stampa Reggiana
Massimiliano Alvini

Forse pochi sanno che nel 2010 oltre a Jose Mourinho con l'Inter un altro allenatore riuscì a fare il triplete, stiamo parlando di Massimiliano Alvini alla guida del Tuttocuoio in Eccellenza toscana. A distanza di dieci anni per l'istrionico tecnico di Fucecchio è arrivato il momento della consacrazione: ovvero la Promozione in serie B con la Reggiana. E' intervenuto ai microfoni di Tuttoc.com per raccontare questa particolare stagione, durata più del solito per effetto della diffusione del coronavirus:

Mister, con questa promozione possiamo dire che è avvenuta una sorta di chiusura di un cerchio?

Già ai tempi della promozione in serie D con il Tuttocuoio parlavo di serie B come obiettivo da raggiungere, l'ho fatto attraverso la lunga esperienza nel club toscano culminato con l'approdo in terza serie in seguito agli spareggi nell'anno della riforma. Si riuscì ad avere la meglio di Sorrento, Aversa Normanna ed Arzanese. Poi ci sono state esperienze che mi hanno formato alla Pistoiese ed Albinoleffe prima di arrivare alla Reggiana”.

Immaginiamo che questo non sia un punto d'arrivo?

“Assolutamente no, sarebbe sbagliato lo fosse in una piazza importante e stimolante come quella di Reggio Emilia. La nostra volontà è quella di proseguire il nostro cammino, non voglio parlare di serie A, ma di confermarci e fare una stagione dignitosa questo si. Tutti sappiamo delle difficoltà della serie B, ma una promozione genera entusiasmo”.

Se le faccio due nomi: Kargbo e Spanò cosa mi dice?

“Il capitano l'ho potuto apprezzare per l'alto rendimento in tutta la stagione, ma prima di un calciatore ha dimostrato di essere un grande uomo. Ho appoggiato totalmente la scelta fatta, quando l'ho saputo sono corso ad abbracciarlo, sono contento di averlo avuto alle mie dipendenze per questa stagione. Kargbo è stato molto importante, ma vorrei ricordare tutti, soprattutto coloro che hanno giocato meno, ognuno di loro ha messo il proprio mattoncino per la costruzione di questa impresa”.

La vostra vittoria è stata di chi ha mostrato maggior compattezza fra le componenti, compreso società e pubblico. Cosa ne pensa?

Il rammarico è che non ci sia stati ad assistere alle nostre partite i tifosi granata, una partita come quella contro il Bari avrebbe portato 25 mila, e una cornice speciale. Sappiamo tutti il motivo della loro assenza, io credo che noi a differenza degli altri questi playoff li abbiamo preparati per vincerli. Per qualche settimana nessuno voleva giocare, poi con il passar del tempo tutte le squadre erano attirati dalla posta in palio”.

Stagione strana quella appena andata in archivio, come ha passato il lockdown?

Molto male, come tutti gli Italiani del resto. E' avvenuto un qualcosa mai accaduto in precedenza, ovviamente non parlo soltanto a livello calcistico. E' stata l'occasione per rivalutare valori primari della nostra esistenza, certo mi auguro di non vivere più una esperienza così drammatica”.

Torniamo al calcio, c'è stato un momento in cui avete creduto di potercela fare?

Sono sincero non c'è stato una particolare circostanza, abbiamo sempre creduto nel nostro lavoro. Per me allenatore sentire il seguito da parte di tutto il gruppo fin dal primo momento è qualcosa di fantastico, di porta a vivere il lavoro quotidiano con amore e grande passione. Tutto il resto è una conseguenza. Da queste sensazioni sono arrivati i risultati, in più siamo stati quelli ad aver espresso il miglior calcio e il più moderno, non devo dirlo io ma la nostra è stata una promozione meritata”.