Focus TC

Dal 1986 a oggi 200 club di Serie C tra esclusioni e mancate iscrizioni

Dal 1986 a oggi 200 club di Serie C tra esclusioni e mancate iscrizioniTMW/TuttoC.com
© foto di Paolo Baratto/Grigionline.com
Oggi alle 11:00Primo piano
di Redazione TC
La Relazione della Commissione indipendente evidenzia come il 91,7% dei casi registrati nel professionismo riguardi la terza serie. Tra le piazze più colpite Sambenedettese, Taranto, Campobasso e Potenza.

La Serie C continua a rappresentare l'anello più fragile del calcio professionistico italiano. A certificarlo è la Relazione annuale 2026 della Commissione indipendente per la verifica dell'equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche, che fotografa una situazione preoccupante e destinata a riaprire il dibattito sulla sostenibilità dell'intero sistema.

Il dato più significativo riguarda le società scomparse dal professionismo. Tra la stagione 1986-87 e la 2025-26 sono stati registrati 218 casi tra club non ammessi ai campionati, rinunce all'iscrizione ed esclusioni a torneo in corso. Di questi, ben 200 riguardano la Serie C, pari al 91,7% del totale.

Numeri che raccontano una fragilità strutturale della terza serie italiana, dove bilanci precari, difficoltà nel reperire risorse e continui cambi di proprietà hanno spesso portato a fallimenti, liquidazioni o rifondazioni.

La stagione appena conclusa ha offerto nuovi esempi. La Commissione cita il caso del Rimini, fallito ed escluso dal campionato in corso d'opera, della Ternana, dichiarata fallita al termine della stagione, oltre alle vicende di Triestina e Siracusa, penalizzate per inadempienze federali e successivamente retrocesse pur riuscendo a garantire la continuità aziendale attraverso piani di risanamento.

Ma il fenomeno non riguarda soltanto episodi isolati. La relazione evidenzia infatti come ben 49 società siano scomparse più volte nel periodo preso in esame, in un ciclo continuo di retrocessioni, fallimenti, rinascite e nuove crisi.

Tra i casi più eclatanti figurano Sambenedettese e Taranto, entrambe dissolte sei volte. Seguono Varese, Campobasso e Potenza con cinque episodi ciascuno. Una statistica che evidenzia come alcune piazze storiche del calcio italiano siano state costrette negli anni a ripartire più volte dalle categorie inferiori.

Secondo il presidente della Commissione, Massimiliano Atelli, il problema è anche legato all'efficacia degli attuali controlli economici. Gli indicatori oggi utilizzati, spiega la relazione, sono spesso in grado di fotografare la liquidità immediata dei club ma non la loro reale solidità finanziaria nel medio-lungo periodo.

Una criticità che può produrre effetti pesanti sulla regolarità dei campionati. Quando una società fallisce durante la stagione, infatti, vengono cancellati risultati e classifiche maturati sul campo, alterando l'equilibrio della competizione e penalizzando le altre squadre coinvolte. Ma che può anche esporre le società, in aree di forte disagio sociale, a pressioni illecite o attività criminali, come accaduto, nei mesi scorsi, a due club di C posti in amministrazione giudiziaria, come Foggia e Crotone (Serie C). O all’utilizzo di crediti d’imposta fittizi o inesistenti crediti Iva, come Rimini e Imolese, o Trapani 1905, ultimo caso dell’ambito di un profilo di attenzione emerso negli ultimi anni.

Da qui la richiesta di introdurre parametri più stringenti per valutare la sostenibilità dei club e la capacità effettiva di portare a termine una stagione sportiva. Perché se la Serie C continua a rappresentare il cuore del calcio professionistico italiano per diffusione territoriale e tradizione, i numeri raccontano anche una realtà molto diversa: quella di un campionato in cui il rischio di scomparire resta ancora oggi più alto che in qualsiasi altra categoria professionistica.