Campobasso, Mangia: "Il curriculum non porta punti. Voglio esaltare le qualità dei giocatori"
Prime parole da allenatore del Campobasso per Devis Mangia, presentato oggi in conferenza stampa insieme ai vertici del club molisano: "Quando faccio delle valutazioni guardo per prima cosa le persone. Qui mi sono sentito molto apprezzato, dalla dirigenza e dal presidente e questo mi ha convinto a sposare questo progetto. Voglio fare i complimenti alla società, a Zauri, al suo staff tecnico e alla rosa dello scorso anno per il bellissimo lavoro fatto, ora ci metteremo al lavoro per fare altrettanto bene. Ripartiamo da una base importante di giocatori, ci confronteremo col direttore per valutare le conferme. Io non sono uno che arriva e parla di obiettivi, il mio pensiero è il primo allenamento e la prima partita da giocare, non fare considerazioni sul medio-lungo periodo perché rischiamo di perdere energie mentali. Dobbiamo pensare alla singola partita, quest'anno il girone B sarà molto diverso dagli altri anni perché arriveranno ben tre squadre retrocesse dal campionato cadetto e non credo sia mai successo prima. A queste si aggiungono le squadre che avevano già fatto bene lo scorso anno e che studieremo insieme al mio staff. Al momento non possiamo valutare molto perché il mercato non è ancora iniziato, l'unica cosa che possiamo fare è convogliare tutte le nostre forze sul lavoro quotidiano".
Mangia non vuole sentire parlare di moduli: "Il mio curriculum non porta punti al Campobasso, io devo fare punti da qui in avanti. Io non sono più un allenatore giovane, ragiono sull'importanza di avere dei principi di gioco ma al tempo stesso voglio esaltare al massimo le caratteristiche dei giocatori. Mi confronterò con i ragazzi e poi da lì costruiremo un sistema di gioco. Io ho il mio modo di lavorare, come ogni allenatore, ho dei principi che non sono derogabili ma per il modulo dipende sempre dalle caratteristiche dei giocatori. Io lavoro molto in simbiosi con il mio staff, ognuno ha il suo compito e il mio è quello di fare delle scelte. I ragazzi dovranno mettermi nelle condizioni di fare le scelte migliori e più difficili. So che a me viene sempre abbinato il discorso dei giovani, ma io non ho mai guardato la carta d'identità, per me se un 2005 è forte gioca lui, ma se c'è un '98 più forte, il posto è suo. L'importante è che il giocatore abbia le giuste motivazioni e sposi la causa per creare qualcosa di importante e bello. Fino ad una decina d'anni fa pensavo che a calcio si poteva giocare in un modo solo, poi ho capito che si devono valorizzare le qualità dei calciatori, per questo è difficile che mi sentirete parlare di numeri, perché nel calcio moderno è un concetto ormai superato".
L'ex commissario tecnico dell'Under 21 apre il cassetto dei ricordi: "Da ragazzino mi ricordo il Campobasso in Serie B sull'album delle figurine. L'altro mio flash sul Campobasso è del 2006, quando entrai a fare il corso da allenatore a Coverciano insieme a Vincenzo Cosco ed eravamo considerati due outsider. Lui cominciò a raccontarmi del Molise e siamo rimasti in contatto negli anni successivi. Quando sono arrivato qui, sono entrato nello spogliatoio e ho visto una frase che mi ha toccato molto. Vincenzo arrivò a Coverciano con delle idee che io ho cercato di capire, come quella di sfruttare il portiere per la costruzione del gioco. Lui ne parlava vent'anni fa ed era più avanti di tanti altri. Forse in panchina avrò qualcuno vicino in questa stagione".
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