Ds Lumezzane: "Ecco quando c'è stato il nostro switch. Ai playoff per stupire ancora"
Simone Pesce, direttore sportivo del Lumezzane, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, raccontando il percorso della squadra nella stagione di Serie C.
Una stagione, direttore, iniziata male ma che poi ha preso una piega strepitosa, soprattutto dall’arrivo di mister Troise in poi. Immagino l’orgoglio per quello che la squadra è riuscita a mettere in campo. Che voto darebbe al suo Lumezzane per la stagione regolare?
"Intanto grazie per i complimenti. Come ha detto lei, la partenza non è stata delle migliori, poi tutti insieme abbiamo fatto qualcosa di importante e abbiamo svoltato. L’arrivo di mister Troise è stato determinante, ma credo che anche la squadra e i ragazzi abbiano messo quel qualcosa in più e abbiano cambiato mentalità. Come società abbiamo imparato dagli errori e tutti quanti insieme abbiamo messo un mattoncino per far sì che questa diventasse una stagione da incorniciare. Quindi do un voto alto a tutti: allo staff, ai ragazzi e al settore medico, perché tutti hanno alzato l’asticella dopo una partenza non bellissima".
C’è stato un momento preciso in cui si è reso conto che era scattato uno “switch” positivo? Una fotografia della stagione che le ha fatto capire “ok, qua stiamo costruendo qualcosa di veramente importante”?
"Sì. Dopo due vittorie consecutive ci sono state tre sconfitte di fila. Però alla terza sconfitta, nella partita con la Dolomiti Bellunesi, ho visto una gara che mi ha dato tranquillità perché vedevo che i ragazzi stavano cambiando mentalità e credevano in quello che facevano. Poi sicuramente la vittoria a Brescia nel girone d’andata ha dato ai ragazzi quella consapevolezza in più: “ce la possiamo giocare, possiamo raggiungere l’obiettivo della salvezza il prima possibile e poi provare a fare qualcosa di più”".
Escludendo il Vicenza, che ha fatto un percorso a parte, tra le altre 18 squadre del girone A, qual è quella che ha apprezzato di più da avversario, a prescindere dal risultato?
"Sicuramente il Lecco è una squadra che mi ha impressionato tantissimo. È stata costruita molto bene e faccio i complimenti al direttore sportivo, che è bravissimo. Mi è piaciuta davvero tanto. Insieme al Lecco metto anche il Trento, ma il Lecco è stata la squadra che mi ha impressionato di più in questo campionato".
Tralasciando il Vicenza, a cui faccio i complimenti per il percorso straordinario, secondo lei tra le tre promosse dirette è la più forte? E, visto che conosce bene la Serie B per averci giocato, è anche la più pronta ad affrontare il campionato cadetto?
"Non so se sia la più forte delle tre, perché parliamo di altre squadre molto attrezzate. Complimenti all’Arezzo che ha vinto il girone B in un testa a testa con l’Ascoli, e nel girone C complimenti al Benevento e al Catania, che sono squadre attrezzatissime. Il Vicenza ha dimostrato di essere la più regolare di tutti dall’inizio alla fine, senza mai avere un vero momento di calo. Ha fatto un percorso sempre positivo e in linea. La Serie B è un altro campionato, però credo che l’ossatura del Vicenza, con qualche innesto mirato, gli permetta di fare un buon campionato. La dirigenza è pronta: sono anni che lottano per questo obiettivo e sapranno fare le scelte giuste".
Direttore, se le dico 3 maggio ore 20:00 contro l’Alcione, cosa possiamo dire?
"Intanto siamo contenti di essere lì. Arrivare settimi dopo quella partenza per noi è già un motivo d’orgoglio, quindi rinnovo i complimenti a tutti. Ora però ci sono i playoff e dobbiamo arrivare al 3 maggio contro l’Alcione consapevoli che dobbiamo giocare la partita per provare a passare il turno, con la massima serenità e tranquillità che ci portiamo dietro. L’obiettivo è cercare di stupire ancora, altrimenti non sarebbe bello giocare questi playoff".
I playoff sono un campionato a sé stante rispetto alla stagione regolare, sia per il format a eliminazione diretta sia perché a volte cambia anche la fisionomia delle squadre.
"Nei primi turni i valori si azzerano, sono quasi alla pari. Noi andremo a incontrare una squadra che per tutto l’anno è stata davanti a noi e che ha valori importanti. Nella partita secca gli episodi diventano ancora più determinanti. Quindi ci sono tante variabili. Quello che noi dalla nostra non possiamo cambiare è la nostra identità e la nostra mentalità. Quelle devono rimanere intatte. Poi la partita dipenderà da tanti altri fattori".
Riguardando il percorso di Simone Pesce da calciatore, ci sono due squadre che saranno protagoniste nei playoff negli altri gironi: Ascoli e Catania. Possiamo dire che sono le due più accreditate per arrivare fino in fondo?
"Sicuramente per piazza, per blasone e per rosa, ad oggi sono le squadre più accreditate ai nastri di partenza. Poi i playoff ci hanno insegnato che non sempre chi parte da favorito vince. Ascoli e Catania hanno dalla loro anche un popolo importante: il catanese e l’ascolano vivono di calcio. Giocare a Catania o ad Ascoli non è mai facile perché si troveranno stadi pieni. Hanno inoltre una storia importante che con la Lega Pro e la Serie C non c’entra nulla".
Direttore, mi tocca fare l’antipatico perché lavoro per un sito di mercato. È vero che ci sono i playoff, ma è vero anche che ci sono diversi elementi della prima squadra per i quali dovrà essere ridiscusso il futuro (contratti in scadenza, uno su tutti quello del tecnico). Avete già iniziato a lavorare su qualche trattativa?
"Sinceramente qualche discorso l’abbiamo fatto, ma non siamo ancora entrati nel pratico perché, come giusto che sia, oggi siamo concentrati solo sui playoff. Con qualche calciatore in scadenza e con il mister abbiamo fatto dei discorsi preliminari, ma nel concreto ancora no. Sarà una cosa che dovremo affrontare perché la prossima stagione è già dietro l’angolo.".
Ultima domanda, un gioco che mi piace fare con gli ex calciatori diventati dirigenti. Abbiamo la stessa età, quindi non dichiariamo l’anno (così restiamo giovani). Si ricorda Simone Pesce calciatore? C’è qualcuno nella sua squadra o in Serie C in cui si rivede?
"Ringrazio, ma sono stato un calciatore di buon livello, ho fatto una buona carriera, però non da essere paragonato a chissà chi. Sono orgoglioso di quello che ho fatto: 190 presenze in Serie B, più di 100 in Serie C e qualche presenza in Serie A. Non è stato facile. Se devo parlare di carattere, nella nostra squadra vedo due-tre elementi in cui mi rivedo. Parlando di uno che fa il mio stesso ruolo, dico Fabrizio Paghera: per carattere, leadership e passione mi assomiglia. Rivedo in lui quello che ho sempre cercato di mettere io quando ero calciatore, partendo dalla Serie D fino ad arrivare in Serie A. È bravissimo anche a trasmetterlo agli altri. Così come il nostro capitano Marco Moscati è un altro esempio. Però, parlando di ruolo e di come giocavo io, credo che Paghera sia il giocatore in cui mi rivedo di più".
Direttore, ultimissima. Visto che stiamo vivendo un momento storico in cui ci si interroga sulla capacità del nostro sistema di produrre giocatori validi (tre Mondiali saltati di fila non sono una bella cosa), in Serie C c’è così poco talento che le squadre di Serie A e B non possono attingere? O la sensazione è che i ragazzi validi ci siano, ma manchi loro la possibilità di giocare e sbagliare in categorie superiori?
"Sono d’accordo. La nostra storia lo dimostra: tanti calciatori sono partiti dalla Serie C e sono arrivati in Serie A e in Nazionale. Credo che anche oggi in Serie C (e in Serie B) ci siano giovani italiani che hanno le possibilità di arrivare in Serie A. Noi nel nostro piccolo quest’anno abbiamo giocato con tanti giovani: 6-7 under titolari del 2005. Su questo la proprietà è stata importante, dando questo indirizzo chiaro. Purtroppo è cambiato il mondo: oggi si va a pescare molto di più dai campionati esteri, a discapito a volte di puntare sui giovani italiani che in Serie C e Serie D sono validi. Questa è la differenza rispetto a prima. C’è bisogno di ripartire dalla base, dalla tecnica individuale, dalla formazione del ragazzo. Oggi vediamo partite di altissimo livello (come PSG-Bayern) e rimaniamo stupiti dalla tecnica e dalla gestione della palla nell’uno contro uno, che è l’essenza del calcio".
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