Ds Pineto: "Potevamo fare di più, ma ai playoff non saremo la vittima sacrificale"
Alla vigilia dei playoff di Serie C, il direttore sportivo del Pineto, Marcello Di Giuseppe, ha parlato a lungo in conferenza stampa, facendo un bilancio della stagione e lanciando un messaggio chiaro alla squadra in vista dello scontro con il Gubbio. «Il terzo anno del nostro progetto non è finito – ha esordito Di Giuseppe – e mi auguro che questo percorso possa finalmente durare più a lungo rispetto alle scorse stagioni. Non scendiamo in campo da vittima sacrificale. Domenica dobbiamo fare uno step importante».
Per Di Giuseppe l’obiettivo primario è divertirsi e far capire chi è davvero questa squadra. Molti ragazzi sono arrivati tre anni fa quasi da “bambini” e oggi, a 22-25 anni, devono dimostrare di essere diventati uomini e giocatori fatti. «Abbiamo l’obbligo di non lasciare nulla di intentato. Il calcio è uno sport strano e magnifico, ma quest’anno non possiamo accontentarci. Dobbiamo guidarci con la voglia di dare il massimo da qui in avanti».
Il dirigente non usa giri di parole sul piazzamento finale (7º posto con 50 punti, stesso risultato dell’anno scorso): «Due anni fa potevamo fare i playoff e non li abbiamo fatti. L’anno scorso potevamo fare meglio. Quest’anno potevamo fare ulteriormente meglio e non l’abbiamo fatto. La responsabilità maggiore è mia». Di Giuseppe ammette di non essere soddisfatto nonostante il settimo posto sia un risultato importante per una realtà come il Pineto. «Potevamo fare di più – ripete più volte – e l’ho detto anche prima dei playoff proprio perché l’anno scorso ho parlato solo dopo l’eliminazione con la Pianese. Questa volta voglio affrontare la post-season con la mentalità giusta». Secondo il direttore sportivo, la squadra ha mostrato cali di tensione nelle ultime cinque partite (solo due punti raccolti), un problema già visto nella stagione precedente. «Siamo mancati noi – sottolinea – e in primis sono mancato io a livello gestionale».
Il Pineto continua a portare avanti con convinzione la propria filosofia: puntare sui giovani, farli crescere e, se possibile, valorizzarli per categorie superiori. Di Giuseppe si mostra orgoglioso del percorso fatto («molti ragazzi avevano 19 anni tre anni fa, oggi ne hanno 22-25»), ma provocatoriamente nota: «Sono convinto che questa squadra sia piena di giocatori che potrebbero calcare palcoscenici più importanti. Però, onestamente, non ho ricevuto chissà quante richieste per loro. O sono pazzo io, o gli altri non vedono». Il ds ribadisce di credere fermamente nelle qualità del gruppo e lancia la sfida: «Dimostriamo sul campo che qualcuno si sbaglia. Andiamo a giocare questi playoff contro tutto e tutti».
Nel corso dell’intervento Di Giuseppe si è preso più volte le colpe dei limiti emersi, soprattutto nella fase finale di stagione e in alcuni momenti di appagamento. Ha difeso il lavoro dell’allenatore Ivan Tisci («ha fatto un gran lavoro, ha creato identità alla squadra»), ma ha sottolineato che per crescere serve pretendere di più da tutti, a partire da sé stesso.Ha ricordato anche le difficoltà legate alle partenze importanti (come quella di Bruzzaniti) e alle scelte di mercato di gennaio (Spina, Biggi, Giannini...), assumendosi le responsabilità per chi non ha reso come sperato.
Di Giuseppe ha chiuso con un messaggio motivazionale forte:«Questi ragazzi sono forti, hanno qualità per fare qualcosa di eccezionale. La squadra sa cosa deve fare. Dobbiamo essere uniti, compatti e avere mentalità vincente al 100%. Non possiamo accontentarci di stare bene a Pineto. Dobbiamo sputare sangue per non far calare l’entusiasmo del presidente e della proprietà, che sono sempre più rari nel calcio italiano di oggi». «Il Pineto è oramai una realtà consolidata della Serie C e la seconda forza in Abruzzo. Ora tocca a noi dimostrarlo sul campo, a partire da domenica contro il Gubbio».
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