Formisano frena la delusione del Savoia: "Basta recriminare, guardate contro chi giocavamo"

Formisano frena la delusione del Savoia: "Basta recriminare, guardate contro chi giocavamo"TMW/TuttoC.com
Alessandro Formisano
© foto di Stefano Scarpetti
Oggi alle 00:00Primo piano
di Valeria Debbia
Il tecnico cancella i rimpianti dopo l'1-1 dell'Arechi e lancia un messaggio chiaro allo spogliatoio: «La classifica non si guarda adesso, l'identità non si compra».

Secondo pareggio consecutivo per il Savoia in campionato - intervallato dalla qualificazione ai quarti di Coppa Italia Serie C - ma che beffa quest'oggi a Salerno: la squadra di Torre Annunziata aveva firmato il blitz all'83' ma allo scadere un rigore trasformato da Lescano ha regalato a Di Bari un punto all'esordio. In sala stampa è quindi intervenuto mister Alessandro Formisano.

Mister, ancora una volta gli episodi sembrano aver penalizzato il Savoia. Di Bari l'aveva già beffata quando era al Casarano e oggi, per quanto visto in campo, la sensazione è che la squadra meritasse qualcosa in più. Al di là del risultato, però, questa sembrava una partita molto delicata dal punto di vista mentale dopo il pareggio con il Cosenza e i risultati maturati sugli altri campi. Invece il Savoia ha risposto con una prestazione importante.

«Sì, la prestazione è esattamente quella che volevo ed è quella che meritano questi ragazzi. Da quando abbiamo iniziato il nostro percorso, questo è il nostro tratto distintivo: non abbiamo timore reverenziale e affrontiamo qualsiasi avversario nello stesso modo. Ci sono state un paio di partite in cui gli avversari sono stati più bravi di noi, ma stasera probabilmente avremmo meritato qualcosa in più rispetto alla Salernitana. Per quanto riguarda la beffa, non la vedo come una contrapposizione tra me e mister Di Bari. Tra noi c'è una stima reciproca importante, siamo due allenatori giovani che stanno portando avanti il proprio percorso. La vera beffa è che gli episodi stanno incidendo in maniera pesante sul nostro cammino. Se penso a Crotone, se penso a Casarano, se penso a oggi, parto da un presupposto: non sapremo mai se il gol di Nepi fosse dentro o fuori, perché non ci sono le telecamere sulla linea. Non sapremo mai cosa sarebbe successo se Yeboah non fosse scivolato sull'ultima occasione sull'1-1. Però non c'è da recriminare. L'ho detto anche ai ragazzi: il tempo della delusione dura solo il tempo necessario a leggere il risultato e prendere atto che non hai vinto, ma hai pareggiato. Poi devono subentrare la soddisfazione, l'intelligenza e l'orgoglio di rendersi conto che eravamo a Salerno, contro la Salernitana, e non su un altro campo. A volte ci si dimentica del divario che esiste sulla carta tra le squadre. Al di là della classifica, bisogna considerare anche il valore oggettivo degli organici. Oggi credo che quel valore sia stato pareggiato, se non addirittura superato, da una prestazione encomiabile del mio gruppo, che continua a crescere e a guardare al percorso più che alla classifica. I bilanci si fanno sempre alla fine». 

È sembrata la partita delle scelte sbagliate da parte dei giocatori. In diverse occasioni si poteva aprire il gioco su Martina, spesso libero soprattutto nel primo tempo. Nella ripresa Tumbarello e Alfieri hanno provato la conclusione quando forse c'era un compagno meglio posizionato. Anche in occasione del rigore ci sono stati errori individuali. Ha la sensazione che il Savoia abbia perso due punti soprattutto per alcune scelte sbagliate?

«Io penso che quando, al termine di una partita, l'analisi si concentra sugli errori individuali o sulle scelte dei singoli, allora significa che la strada intrapresa è quella giusta. Non stiamo parlando di problemi collettivi, non stiamo parlando della fase di possesso o di non possesso, di come teniamo il campo o di come gestiamo la squadra. Stiamo parlando di scelte. Le scelte sono migliorabili, si correggono con il lavoro, con l'esperienza e con la crescita dei ragazzi. Quello che invece non è migliorabile è l'identità. L'identità non si può barattare. O ce l'hai o non ce l'hai. O la porti in campo sempre oppure non la porti mai. E noi questa identità la mettiamo in campo sempre».