Novara, Iori non ci sta e punge sul FVS: "Chiedo uniformità nei giudizi"
Senza vittorie da inizio ottobre, il Novara è incappato in due passi falsi - in casa contro il Cittadella e ad Arzignano - conquistando un solo punto sul campo dell'AlbinoLeffe. Gli azzurri cercheranno quindi domani di riprendere il proprio cammino al 'Piola' contro il Desenzano. L'impegno è stato presentato in conferenza stampa da mister Manuel Iori.
Mister, è stata una settimana lunga dopo la sconfitta con l'Arzignano. Che clima si respira nello spogliatoio e come vi avvicinate a una partita così importante?
«Prima di rispondere vorrei rivolgere un pensiero a Carrera (l'ex centrocampista azzurro Franco, 194 presenze col Novara agli inizi degli anni 70, scomparso a fine ottobre, ndr), una figura storica e importante per il Novara. Ci tenevo a mandare un messaggio di vicinanza alla famiglia. Per quanto riguarda la squadra, abbiamo lavorato cercando di correggere quegli aspetti che ci hanno penalizzato contro l'Arzignano. Come ho detto a fine partita, fino al gol subito avevamo disputato un ottimo primo tempo. Poi l'espulsione di Cannavaro ha inevitabilmente compromesso le nostre possibilità di ottenere un risultato positivo. In settimana abbiamo lavorato proprio su questi dettagli. Sappiamo di avere alcuni difetti e, in questo momento di emergenza, dobbiamo compattarci ancora di più».
Qual è la situazione dell'organico?
«Abbiamo altre due squalifiche da aggiungere. In questo momento abbiamo a disposizione tre portieri e quattordici giocatori di movimento, per cui aggregheremo alcuni ragazzi della Primavera. Moretti non rientra, Miceli è stato operato, Donadio non rientra, Ranieri non rientra e in più abbiamo perso Basso per squalifica».
In alcuni reparti siete davvero contati. Ci saranno adattamenti o avete già individuato soluzioni alternative?
«Stiamo valutando diverse opzioni. Abbiamo studiato sia il Desenzano sia le nostre possibili soluzioni, anche perché dobbiamo riuscire a recuperare qualche alternativa da utilizzare eventualmente a partita in corso. Dal punto di vista numerico siamo in difficoltà anche sotto questo aspetto. Abbiamo pensato a più soluzioni, cercando però di restare fedeli alla nostra idea di calcio».
È stata presa in considerazione l'ipotesi di arretrare Collodel come braccetto di difesa?
«Sì, è una soluzione che stiamo valutando, ma non è l'unica. Abbiamo ancora due giorni di allenamento e stiamo prendendo in considerazione diversi giocatori per quel ruolo».
Che tipo di squadra è il Desenzano?
«È una squadra che propone gioco, che cerca sempre di costruire e di palleggiare. Parte con un sistema, ma costruisce con un altro. Se la vai a prendere alta si comporta in un modo, se invece la aspetti cambia atteggiamento. Dovremo essere bravi a leggere le diverse situazioni della partita».
Dopo il gol subito ad Arzignano la squadra ha perso equilibrio. È un aspetto sul quale avete lavorato?
«Sì. È uno degli aspetti su cui ci siamo concentrati. Fino al gol stavamo giocando bene, poi ci siamo un po' disuniti e allungati, finendo per esporci alle caratteristiche dell'Arzignano, che vive di ripartenze. Anche l'ammonizione che è costata la squalifica a Basso nasce da una palla forzata in possesso e da una conseguente transizione subita. Dobbiamo capire che le partite durano novanta minuti e oltre. È successo contro le Dolomiti Bellunesi, quando il gol è arrivato nel finale. Non dobbiamo perdere equilibrio o esporci a situazioni che ci mettono in difficoltà. Quando subisci due o tre ripartenze consecutive, anche a livello emotivo la squadra percepisce di soffrire. In realtà sei tu che ti sei messo nelle condizioni di soffrire».
Come sta Ledonne?
«Quando sono arrivato ha avuto subito la febbre ed è rimasto fermo quattro giorni. Successivamente è andato in panchina ed è entrato, ma non era ancora al meglio. La scorsa settimana ha subito una distorsione alla caviglia e per i primi giorni ha accusato molto fastidio. Anche contro l'Arzignano ha dato disponibilità ed è entrato, ma non era al cento per cento. Questa è stata la prima vera settimana di lavoro completo. Ha ancora qualche fastidio, ma è riuscito a rimanere sempre con il gruppo».
Le ammonizioni e le espulsioni stanno diventando un problema. Avete fatto delle riflessioni in questo senso?
«Assolutamente sì. L'ammonizione di Basso nasce da una scelta sbagliata in fase di possesso. Ha forzato una giocata e poi è stato costretto a spendere il fallo. Sono situazioni che non dobbiamo concederci. Quella squalifica oggi pesa molto, perché con quattordici giocatori di movimento anche avere un uomo in più in panchina fa la differenza».
È anche un sintomo di nervosismo della squadra?
«No, secondo me sono situazioni valutate in un certo modo dagli arbitri. Prendiamo l'espulsione di Zuppel: non vede arrivare l'avversario da dietro, alza la gamba e lo colpisce. È un intervento scomposto, ma non c'è l'intenzione di fare male. Lo stesso discorso vale per Cannavaro. Sono interpretazioni arbitrali. Ho sempre detto una cosa ai ragazzi: non dobbiamo metterci nella condizione di lasciare ad altri il compito di giudicare. Dobbiamo essere più attenti e capire il momento che stiamo attraversando».
Secondo lei quella di Zuppel non è stata una reazione?
«No, non la vedo così. Ho rivisto l'episodio e non mi ha dato quella sensazione. Se fosse stata una reazione volontaria probabilmente avrebbe avuto altre modalità. Per me è un'azione scomposta. Zuppel non vede arrivare l'avversario alle spalle e l'arbitro ha valutato che fosse da rosso diretto. Poi ognuno può avere la propria interpretazione».
Che opinione ha del FVS e delle nuove tecnologie?
«Penso che siano strumenti utili. Quello che chiedo è soltanto coerenza nelle valutazioni. Il problema non è la tecnologia, ma l'uniformità dei giudizi. Detto questo, credo che il calcio stia andando nella direzione giusta. Le nuove regole stanno aumentando il tempo effettivo di gioco e migliorando lo spettacolo. Ci sono meno perdite di tempo, le rimesse vengono battute più rapidamente e il ritmo delle partite è molto più alto. Anche per noi allenatori è un aspetto da tenere in considerazione. Si gioca di più, si recupera meno e il livello di intensità durante i novanta minuti è cresciuto sensibilmente».
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