Auteri frena il Foggia sul mercato: "Gennaio non risolve nulla da solo"

Auteri frena il Foggia sul mercato: "Gennaio non risolve nulla da solo"TMW/TuttoC.com
Gaetano Auteri
© foto di Matteo Ferri
Oggi alle 21:30Primo piano
di Valeria Debbia
Alla vigilia del derby a Casarano, il tecnico fa i conti con l'emergenza in difesa e striglia Toure: «Cerca la giocata fantasiosa, deve trovare equilibrio».

Dopo due sconfitte per 3-1 di fila, il Foggia ha ripreso il suo cammino con il successo di misura sulla Cavese e domani cercherà di replicare nel derby di Casarano. A presentare l'impegno ci ha pensato mister Gaetano Auteri.

La vittoria con la Cavese ha restituito serenità all'ambiente? Che settimana è stata in vista del primo di tre derby consecutivi? E qual è la situazione degli indisponibili?

«Partiamo dagli assenti. Di Pasquale non ci sarà, sta proseguendo il suo percorso di recupero. Valuteremo attentamente Demeter. C'è qualche dubbio anche su Berra. Bigonzoni è sulla strada del recupero, ma per questa partita non sarà disponibile. Gli altri, come Petito e Smeraldi, stanno bene. La parola d'ordine è continuità. Abbiamo qualche problema numerico nel reparto difensivo, soprattutto considerando il dubbio su Berra e l'assenza di Di Pasquale, ma il nostro obiettivo resta quello di dare continuità alle prestazioni. La partita con la Cavese l'abbiamo vinta perché tra primo e secondo tempo abbiamo migliorato alcuni aspetti: il recupero della palla da parte di tutti e la qualità della proposta di gioco. Siamo stati più corti, abbiamo accompagnato meglio l'azione offensiva e alimentato maggiormente la fase d'attacco. Questa è la strada. Dobbiamo giocare una partita determinata, attenta, aggressiva e soprattutto propositiva».

Che partita si aspetta contro il Casarano? Quali sono le principali insidie di questo derby?

«Il Casarano ha un organico che, a mio avviso, non rispecchia la posizione di classifica. Con il cambio di allenatore ha modificato anche il modo di affrontare le partite. Ha sei o sette giocatori di grande spessore e qualità, come tante squadre di questo campionato. Noi dovremo andare lì con la voglia di confrontarci, mettendo in campo attenzione, determinazione e capacità di ripartire con pericolosità quando saremo chiamati a difenderci. Ma dovremo anche prendere l'iniziativa quando sarà possibile. Rispetto alla Cavese dobbiamo migliorare alcuni aspetti del nostro gioco, coinvolgendo maggiormente determinati giocatori nelle dinamiche offensive. Dovremo essere concentrati anche sui dettagli. Mancherà qualcuno, ma dobbiamo andare a giocare da Foggia».

Quanto può essere importante dare continuità ai risultati in questo momento?

«Quando cominci a vincere e riesci a dare continuità alle vittorie, inevitabilmente possono cambiare anche le prospettive. Ma in questo momento non dobbiamo guardare oltre. Dobbiamo pensare a fare una partita migliore delle ultime due disputate, tornare a essere pericolosi come lo eravamo nelle prime giornate e continuare a lavorare sulla solidità difensiva, che è un aspetto fondamentale».

Come giudica il rendimento di Toure?

«Negli ultimi due campionati ha disputato dodici partite, praticamente le stesse che ha giocato finora. Deve trovare il suo equilibrio. A volte tende a cercare la giocata fantasiosa invece di quella concreta. Ne abbiamo parlato. Anche se lo impieghi in una posizione più offensiva, spesso arretra per partecipare alla costruzione e dalla panchina ti viene da chiedergli perché lo faccia quando ci sono altri giocatori incaricati di quel compito. Io non gli impedisco di venire a palleggiare, ma gli proibisco di complicare le giocate in quelle zone del campo. Inoltre, essendo un centrocampista, deve partecipare anche alla fase di non possesso. Oggi tutti devono difendere. Persino i grandi attaccanti fanno un lavoro importante senza palla. Nessuno può permettersi di rinunciare a quella fase».

Cosa sta pesando maggiormente sul rendimento del Foggia? La pressione della piazza o gli infortuni?

«Abbiamo cambiato diverse volte sistema e principi di gioco, ma non per necessità. Lo abbiamo fatto per cercare soluzioni utili e concrete. Qualche intoppo, alcune indisponibilità e un gruppo completamente nuovo ci hanno rallentato. È chiaro che qualcuno può avvertire la pressione di una piazza come Foggia, soprattutto se non è abituato a contesti del genere. Però questo ambiente ci vuole bene e ci sostiene sempre. Quando c'è tanto amore, è normale che una delusione generi reazioni forti. I ragazzi devono capirlo e imparare a convivere con questo aspetto. Resta il fatto che siamo una squadra competitiva. La classifica non è quella che mi aspetterei rispetto alla crescita mostrata dal gruppo, ma non cambia il nostro modo di pensare: si gioca per vincere, sempre. Non esiste affrontare una partita già battuti».

Si parla già di mercato. È un tema che la preoccupa?

«No, perché il mercato di gennaio non risolve nulla da solo. Noi dobbiamo risolvere le nostre problematiche attraverso il lavoro sul campo. Inoltre il mercato apre formalmente a gennaio, ma le operazioni importanti arrivano quasi sempre a fine mese. Nel frattempo si giocano cinque o sei partite. Per questo non ha molto senso concentrarsi ora su un argomento che non ci aiuta nell'immediato. Abbiamo qualche assenza, ma non serve cercare alibi. Questi siamo e con questi uomini dobbiamo mettere in campo la nostra versione migliore».

Ravasio e Luciani possono tornare a giocare insieme?

«Non esiste né il "sempre insieme" né il "mai insieme". Valuteremo partita dopo partita. Quando hanno giocato insieme hanno fatto molto bene la fase di non possesso e anche quella di possesso. Mancavano alcune caratteristiche che altri giocatori possiedono e che in certi momenti possono essere utili. Per questo nell'ultima gara ho fatto scelte diverse. Abbiamo tante soluzioni offensive. Penso a Del Sole, Noe (Clerge), Toure, Petito... Sono tutti giocatori che stanno crescendo e che possono interpretare più ruoli. Quindi sì, Ravasio e Luciani possono tornare a giocare insieme. Non lo escludo affatto. Decideremo di volta in volta in funzione delle esigenze della squadra».

Con l'emergenza difensiva, Parisy o Todisco possono rappresentare delle soluzioni?

«Sono entrambe ipotesi possibili. Parisy lo vedo ogni giorno in allenamento. È un ragazzo giovane che si confronta per la prima volta con un campionato importante. Ha avuto le sue opportunità e finora non è riuscito a sfruttarle come avrebbe voluto. Adesso deve fare un percorso di crescita, capire dove migliorare e acquisire maggiore consapevolezza. Io continuerò a dargli fiducia e indicazioni. Dodisco, invece, quel ruolo lo ha già ricoperto ed è probabilmente più pronto a interpretarlo. Può farlo bene».

Dal punto di vista del gioco, cosa servirà contro il Casarano?

«Servirà riproporre le cose migliori viste nel secondo tempo contro la Cavese. Dovremo essere più corti quando attacchiamo, mantenere i difensori più alti, occupare meglio gli spazi tra le linee e accompagnare con continuità l'azione offensiva. Allo stesso tempo dovremo essere aggressivi nelle transizioni difensive, pronti a ripiegare e a riconquistare il pallone. Le squadre che vincono più spesso sono quelle che sanno andare forte in avanti ma anche all'indietro. Difendere bene non significa abbassarsi davanti alla porta, ma saper chiudere gli spazi, accorciare insieme e recuperare il pallone il più lontano possibile dalla propria area».

Quali aspetti del Casarano avete analizzato con maggiore attenzione?

«Con il nuovo allenatore hanno cambiato alcuni principi di gioco e oggi interpretano le partite in maniera diversa rispetto a prima. Hanno anche loro qualche assenza, ma dispongono di giocatori importanti per la categoria. Basta fare i nomi di Grandolfo, Chiricò, Leonetti, Maiello e Logoluso per capire il livello della rosa. È una squadra di valore che nella scorsa stagione ha disputato un buon campionato e i playoff. Li abbiamo studiati e sappiamo cosa ci aspetta, ma la cosa più importante resta disputare una grande partita sotto gli aspetti che ho già sottolineato: attenzione, aggressività, compattezza e qualità nel gioco».

Un'ultima battuta sul concetto di 'buttare via il pallone' nei finali di gara.

«Non deve entrare nel nostro DNA l'idea di speculare o rinunciare a giocare. Noi dobbiamo costruire il nostro percorso attraverso il gioco. Certo, se saremo all'88' sull'1-0 e ci saranno sette minuti di recupero, allora dall'inizio del recupero potrei anche dire di allontanare il pallone il più possibile. Ma quello è un altro discorso. Il concetto è semplice: quando giochi la palla puoi perderla, ma è anche così che cresci. L'importante è saper gestire i rischi e ridurre al minimo gli errori».