Giugliano, Agovino si presenta: "Opportunità enorme, se fallisco ho finito la carriera"
Massimo Agovino è il nuovo allenatore del Giugliano. Il tecnico, tornato sulla panchina gialloblù dopo le precedenti esperienze, ha parlato in conferenza stampa della scelta di accettare l'incarico, delle condizioni della squadra e degli obiettivi da raggiungere per uscire dal momento di difficoltà. "Emozionatissimo, direi, non emozionato. Volevo ringraziare la famiglia Mazzamauro per avermi dato questa grande opportunità a 59 anni e il direttore sportivo Antonazzo, che tra tantissimi allenatori ha scelto il sottoscritto. Fatemi usare la parola che ho letto sui social e dai tifosi, che mi ha fatto emozionare: bentornato a casa. Qui mi sento veramente legato a questo popolo e a questa maglia. Chiaramente sono avvantaggiato dal fatto che abbiamo vinto qualcosa e forse questo mi ha fatto entrare nelle simpatie della gente, però volevo veramente ringraziare tutti. Perché ho accettato? A 59 anni è la prima volta che un club di professionisti pensa al sottoscritto e qui bisogna venire a piedi. È un'opportunità importante per me, corono un sogno dopo aver allenato dal 1994. È un'occasione che sognavo da tempo e credo di essermela guadagnata sul campo, attraverso la squadra. Sono contento di questa opportunità, nonostante capisca che ci siano delle problematiche, perché arrivo in una squadra in difficoltà. La voglia, però, è stata tanta e ringrazio veramente il club per questa scelta".
Il primo impatto con il gruppo è stato positivo, nonostante il poco tempo a disposizione prima della prossima partita: "Lo dicevo a telecamere spente al presidente e al direttore: è una squadra che, secondo me, ha voglia di fare cose, di stare sul campo e di lavorare. Per un allenatore è tanta roba. Sarebbe stato drammatico, sportivamente, trovare un gruppo meno motivato in difficoltà, soprattutto se non ci fosse stato il cambio dell'allenatore. Invece ho trovato ragazzi disponibili che in due giorni mi hanno regalato grandi emozioni. Poi, chiaramente, da qui a dire cosa succederà, questo è un altro paio di maniche".
Agovino torna anche sulle precedenti esperienze alla guida del Giugliano e sulla volontà di riportare entusiasmo nell'ambiente: "È una promozione in una categoria un po' particolare, ma pur sempre di una promozione si tratta, sempre una vittoria è stata. L'anno dopo fu una bella cavalcata, arrivammo al terzo posto dietro al Palermo e al Savoia, poi il Covid ci fermò. Fu un'esperienza altrettanto entusiasmante. Ripeto, sono qui con entusiasmo e voglia di ribaltare tutto, di fare in modo che questa squadra riesca a risollevarsi. Per quello che si legge, i tifosi chiedono anche di divertirsi, ma il divertimento è il risultato. Sarebbe il massimo oggi qui a Giugliano. La cosa che mi preme di più è fare risultato: cercherò in tutti i modi, mi dannerò l'anima insieme ai miei ragazzi e al club per ribaltare tutto. Mi auguro che ci sia il tempo anche per giocare un buon calcio, ma adesso l'obiettivo è fare punti e fermare questa emorragia di gol subiti. Bisogna lavorare, soltanto lavorare".
Il tecnico sa che la società si aspetta una reazione immediata, soprattutto sul piano dei risultati: "Quando si cambia allenatore, il club ti chiede risultati. Anche io li avrei chiesti. Non mi è stato detto chiaramente, forse perché questa è una società troppo buona, ma so che si aspettano tanto da me: riportare entusiasmo e serenità, che arrivano attraverso i risultati. Per un allenatore che subentra esiste una sola cosa da fare: fare meglio di chi c'era prima. Sono pronto, sputerò sangue e sudore".
La ricetta per uscire dalla crisi passa dal lavoro e dalla fiducia reciproca tra allenatore e calciatori. Agovino non ritiene necessario ricordare al gruppo il valore della piazza: "Molti negli anni hanno descritto e sottolineato il mio carattere, ma meno male che c'è un carattere. Forse non mi ha portato lontano negli anni, però alla fine uno deve essere se stesso. Non devo far capire ai giocatori dove giocano, perché secondo me lo sanno perfettamente, così come conoscono il club e la realtà in cui si trovano. Non credo che i giocatori vogliano partire male e subire contestazioni: a volte si comincia con buoni propositi, poi si finisce in un vortice negativo dal quale bisogna uscire. Oggi ho detto ai ragazzi che ho più bisogno io di loro che loro di me. L'allenatore senza giocatori non è nessuno. Io li ho sempre messi in cima alla piramide: sono i giocatori a fare gli allenatori, ma sono gli stessi giocatori anche a mandarli a casa. Porterò la mia idea di calcio, con grande umiltà, ma ci deve essere un gruppo disposto a seguire l'allenatore. Sono sicuro che, se mettiamo le cose sulla linea giusta, questa non è una squadra scarsa. Non dobbiamo farci condizionare dal fatto di aver preso sei gol a Catania, perché la domenica precedente, contro il Foggia, avevo visto tante cose belle. Dobbiamo raddrizzare la barca con una sola medicina, che è il risultato. Tutto il resto è aria fritta".
Il ritorno a Giugliano ha riacceso ricordi importanti, che però devono lasciare spazio al presente: "Quando sono stato chiamato, è chiaro che sono riaffiorati i ricordi. Qui sono straordinari, bellissimi, ma allo stesso tempo ho dovuto resettare, perché ho abbracciato una realtà che oggi è in difficoltà. Non posso vivere di ricordi, anche se me li porto dentro, nel cuore. Quelle poche volte che sono venuto qui sono tornato sempre con l'entusiasmo di un bambino, ma adesso devo resettare tutto e cercare di tirare fuori il massimo da me stesso per regalare gioia al club. Devo mettere da parte certe emozioni e catapultarmi in questa nuova realtà".
Rispetto alle precedenti esperienze, Agovino si sente un allenatore più maturo, anche grazie agli anni di lavoro e ai sacrifici compiuti: "La cosa che risalta all'occhio sono le rughe e i capelli bianchi che non avevo sei anni fa. Mi sento un uomo e un allenatore migliore, perché sono sempre stato innamorato del mio lavoro. Ho sempre studiato il calcio, mi è sempre piaciuto e vivo di calcio. Ho sacrificato la famiglia, gli affetti, i figli e i nipoti per questo sport. Perciò sono sicuramente un uomo migliore e un allenatore migliore. Poi è normale che tutto debba essere confermato dai risultati, ma mi sento diverso, più maturo. Sarebbe anche ora, a 59 anni".
Il tecnico considera la chiamata del Giugliano un'occasione da non lasciarsi sfuggire, pur consapevole delle difficoltà e delle responsabilità che comporta: "Come avrei potuto rifiutare una realtà del genere, sapendo come è organizzato questo club, quanto è forte? Non lo dico per fare contento il presidente: è una realtà che conosco dall'esterno. Sono appassionato di Giugliano e del Giugliano Calcio, so come è strutturata la società. Rifiutare sarebbe stata una follia a 59 anni. Qui mi gioco una carriera, perché se dovessimo incartarci forse avrei decretato la mia morte da allenatore. Però dovevo rischiare. Ho abbracciato questa sfida con grande entusiasmo, ma anche con grandi preoccupazioni. Gioco a carte scoperte: sono preoccupato perché non arrivo in una squadra quarta in classifica, ma in una squadra in difficoltà. Devo tirare fuori il meglio da Massimo Agovino e ribaltare le cose. L'unica strada che conosco è quella del lavoro. Non è una frase rubata ad altri allenatori: vengo dal nulla, dalla polvere, dalla gavetta e dai campi di cemento armato. È questo che mi tiene ancora in piedi. Per me il Giugliano è una splendida realtà e cercherò con tutto me stesso di ribaltare tutto".
Agovino ha poi rivendicato il proprio percorso nel calcio, ricordando le esperienze maturate prima di tornare ad allenare tra i professionisti: "Si dimentica che nel 2001-2002 ho fatto la C2 con la Cavese. Ritorno in questa categoria da allenatore in prima, dopo aver fatto il tattico al fianco di Vittorio Bellotto. È un campionato che avevo iniziato a conoscere, poi ho preso altre strade e ho accumulato 23 cambi di categoria in Serie D. Un po' di gavetta me la sono fatta. Cosa posso dare a questa squadra? Dovrò dare quello che non sono riusciti a dare gli altri allenatori. Sono qui da due giorni e lavoro come un matto. Sono due giorni che non dormo: Francesco Fedele ha ragione, penso di aver dormito quattro ore in tre giorni. Sono coinvolto emotivamente, anche se devo mettere da parte le emozioni. La prima gara non sarà comoda, perché affrontiamo una squadra che in questo momento del campionato è più in salute fisica e mentale. Con il lavoro posso cambiare le cose, cercando di trasmettere fin dall'inizio piccoli concetti ai giocatori. Ho anche la fortuna di poter partire bene attraverso quello che propongo, conquistare la fiducia della squadra e farle capire che seguire il mister può essere la strada giusta".
Infine, il nuovo allenatore ha analizzato il momento psicologico della squadra, reduce da una pesante sconfitta: "Se dicessi che è un'opportunità anche per il Giugliano, rischierei di essere presuntuoso. È un'opportunità per il sottoscritto. La squadra è in difficoltà mentale: quando prendi una scoppola per zero, è chiaro che ci sono giocatori che finiscono sotto il treno. La testa è tutto nel calcio e i risultati sono la migliore medicina. Oggi c'è una squadra in difficoltà, che dopo sei gol subiti non può essere in fiducia. Tocca all'allenatore restituirle fiducia e, ancora una volta, la strada è fare un grande risultato. I giocatori sono fatti così: si riaccende la fiammella, torna l'entusiasmo attraverso una bella prestazione e un risultato. Il resto, ribadisco, è aria fritta. La testa fa tutto nella vita e nel calcio".
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