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Roselli: "Su Brescia e Cittadella abbiamo sbagliato tutti. A Gubbio ci pensa Braglia"

Roselli: "Su Brescia e Cittadella abbiamo sbagliato tutti. A Gubbio ci pensa Braglia"TMW/TuttoC.com
Giorgio Roselli
Oggi alle 11:20Primo piano
di Valeria Debbia
L'allenatore commenta l'avvio dei tre gironi: il flop delle favorite, la solidità societaria dei veneti e la fiducia nell'esperienza del tecnico rossoblù per agganciare la top 10.

Giorgio Roselli, tecnico ex, tra le altre, di Monopoli e Cosenza e reduce dalla promozione in Lega Pro conquistata alla guida del Vado, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, condividendo le sue riflessioni sulla situazione attuale della società del presidente Guarascio e le altre dinamiche del campionato di Serie C.

Mister, partiamo dal Cosenza. È una situazione molto complicata, tra problemi societari, il trasferimento delle gare interne a Crotone e una stagione che sembra nata sotto una cattiva stella. Vede uno spiraglio?

«Sento spesso i colleghi calabresi e, sinceramente, è una situazione che fa male vedere. Io sono arrivato a Cosenza nel momento della rinascita, quando il club era appena risalito dalla Serie C2. Da lì è partito un percorso che lo ha portato fino alla Serie B. Vederlo da quasi due anni in queste condizioni è molto triste. E non mi riferisco soltanto alla classifica, ma soprattutto all'ambiente, che ormai è diventato quasi insostenibile. In città come Cosenza, e più in generale al Sud, senza la gente non si può giocare a calcio. Manca qualcosa di fondamentale. Quello che sta succedendo da troppo tempo è brutto da raccontare e da vivere. Con i colleghi cosentini mi ritrovo sempre a dire la stessa cosa: qualcosa deve cambiare. Certo, cambiare proprietà non è semplice e ci sono tante situazioni da risolvere, ma finora non ci si è riusciti».

Ha la sensazione che la situazione possa peggiorare ulteriormente? In settimana ci sarà una scadenza importante sul piano economico.

«Purtroppo arriviamo da stagioni in cui abbiamo visto situazioni che non dovrebbero mai verificarsi. Penso, ad esempio, al caso del Rimini dello scorso anno. Una società professionistica che inizia un campionato deve essere messa nelle condizioni di finirlo. Sono problemi che il calcio italiano si porta dietro da anni e mi auguro che con le nuove regole e i nuovi sistemi di controllo si riesca a porvi rimedio. Questa è una questione fondamentale. L'Italia è sempre stata un punto di riferimento calcistico e non può permettersi situazioni del genere. Chi parte deve arrivare fino in fondo. Sulla situazione economica specifica del Cosenza non sono abbastanza informato per esprimermi nel dettaglio, ma mi auguro sinceramente che non si arrivi a scenari peggiori».

Passiamo al Girone B. Il Gubbio arriva da un periodo difficile. Può bastare il cambio in panchina?

«Nel calcio bisogna fare le cose giuste al momento giusto, proprio come una carezza o una scelta tattica. Poi saranno i risultati a dire se una decisione è stata corretta o meno. Credo che la sconfitta di sabato sera vada contestualizzata, perché il Gubbio affrontava una squadra, secondo me, nettamente superiore (la capolista Spezia, ndr). Io conosco bene Braglia e lo considero una persona di grande esperienza. In momenti come questi servono figure del genere. Penso che il Gubbio abbia giocatori importanti per la categoria. Penso a Lamantia, a Spina e ad altri elementi che ritengo di ottimo livello. È una squadra che, secondo me, può tranquillamente arrivare tra le prime dieci. Sono convinto che Braglia riuscirà a rimettere le cose a posto».

Nel Girone A tutti indicavano il Brescia come grande favorito, ma dopo nove giornate in testa c'è il Cittadella. Abbiamo sopravvalutato il Brescia o sottovalutato il Cittadella?

«Direi entrambe le cose. Anch'io, come tanti altri, sono rimasto sorpreso. Il Cittadella aveva disputato una stagione molto al di sotto delle aspettative e questo ci aveva fatto pensare che si fosse concluso un ciclo importante. Dall'altra parte, il Brescia aveva tutto per essere considerato la grande favorita: una piazza importante, una società forte, una proprietà ambiziosa, un allenatore di livello e una campagna acquisti di spessore. Credo che tutti abbiamo commesso questo errore di valutazione. Però il campionato è ancora lunghissimo e può succedere di tutto. La differenza, però, la fa sempre la struttura della società. A Cittadella ci sono dirigenti capaci, una proprietà solida e una cultura del lavoro consolidata. Io dico sempre che tutto parte dalla società, poi arrivano il direttore e l'allenatore. Se queste figure funzionano, anche i giocatori riescono a rendere al meglio».

Può esserci una terza squadra in grado di inserirsi nella lotta al vertice?

«Secondo me il terzo incomodo potrebbe essere il Trento. Lo dico anche perché conosco bene Tabbiani, che da calciatore era un ragazzo straordinario e oggi è un ottimo allenatore. Conosco le qualità della squadra e della società. Trento, così come il Südtirol, rappresenta un modello. Sono club che prima investono nelle strutture, nei centri sportivi e negli stadi, e poi nella squadra. Per me queste sono le società migliori. Lì si lavora con una visione a lungo termine e i risultati arrivano. Il Trento ha tutte le potenzialità per inserirsi nel discorso di vertice».

A proposito di modelli, il Trentino-Alto Adige sembra aver costruito realtà molto solide anche nel calcio.

«Assolutamente sì. Vent'anni fa il Trento navigava in categorie molto inferiori. Oggi parliamo di una realtà completamente diversa. Lo sviluppo di queste società dovrebbe essere d'esempio per tanti altri territori. Pensiamo a una città come Cosenza: con una gestione di quel tipo, con il seguito che ha la piazza, potrebbe fare numeri importantissimi. Dovremmo avere l'intelligenza di copiare ciò che funziona. In Italia abbiamo tante realtà che lavorano bene e che possono rappresentare esempi virtuosi».

Ieri, dopo Perugia-Vado, Alessandro Gaucci ha attaccato duramente la direzione arbitrale. Le chiedo un parere sul FVS e sulla tecnologia in Serie C.

«Secondo me il problema non è la tecnologia. Il problema è sempre chi interpreta gli episodi. Chi ha giocato a calcio, chi ha vissuto certe situazioni sul campo, spesso riesce a leggerle meglio. Non dico che non si possa sbagliare, perché l'errore fa parte del gioco. Un attaccante può sbagliare a porta vuota e un arbitro può commettere un errore. Però il tema è la valutazione delle situazioni. Io credo che, almeno in certi casi, serva il contributo di persone che abbiano fatto calcio. Con la tecnologia a disposizione oggi è difficile accettare che continuino a verificarsi così tanti episodi controversi. L'errore ci può stare, ma non con questa frequenza».

Spesso però in Serie C gli arbitri sono giovani e stanno facendo il loro percorso di crescita.

«È giusto ricordarlo. Tutti dobbiamo migliorare continuamente: giocatori, allenatori, dirigenti e arbitri. Detto questo, continuo a vedere tanti episodi discussi non soltanto in Serie C, ma anche in Serie A, in Serie B e persino nei dilettanti. Con gli strumenti tecnologici che esistono oggi, sinceramente, mi sembrano ancora troppi. È questo l'aspetto che mi lascia perplesso».