Scafatese da sogno, Facciolo predica umiltà: "Troppo presto per certi discorsi"

Scafatese da sogno, Facciolo predica umiltà: "Troppo presto per certi discorsi"TMW/TuttoC.com
© foto di Laerte Salvini
Oggi alle 12:00Girone C
di Valeria Debbia
Il mister frena i facili entusiasmi dopo il successo sul Sorrento: «Sognare non costa nulla, ma dobbiamo restare coi piedi per terra. Da martedì si torna a lavorare a testa bassa».

Sesto risultato utile di fila per la Scafatese, nonché secondo successo consecutivo nel derby contro il Sorrento: una gara che sembrava già chiusa nel primo tempo, ma che i rossoneri sono riusciti a riaprire nella ripresa senza però concludere l'impresa. Un 3-2 che è stato poi analizzato in sala stampa da mister Michele Facciolo.

Mister, si parlava molto dell'assenza di un centravanti di ruolo dopo l'infortunio di Longo, ma questa soluzione offensiva senza un vero riferimento centrale sembra funzionare molto bene. Continuerete su questa strada?

«Vedendo come lavorano i ragazzi durante la settimana, penso di avere tante soluzioni a disposizione nel reparto offensivo. Oggi (ieri, ndr), per esempio, avevamo nuovamente a disposizione Longo per la prima volta dopo quasi un mese di stop per un problema al tallone, ma abbiamo preferito non rischiarlo. È chiaro che davanti abbiamo grande qualità e questo ci consente di avere diverse opzioni sia dall'inizio sia a gara in corso. In questo momento abbiamo trovato anche un buon equilibrio e oggi, sinceramente, c'è soltanto da fare i complimenti ai ragazzi. Abbiamo disputato un primo tempo straordinario e credo che il 3-0 all'intervallo fosse assolutamente meritato».

Il 3-2 finale sembra persino penalizzante per quanto visto in campo. Quanto è soddisfatto dell'intesa mostrata dal tridente offensivo?

«Sono molto contento. Ribadisco che i complimenti vanno ai ragazzi. Durante la settimana queste situazioni le vedo e so bene che hanno qualità importanti. Oggi affrontavamo un avversario difficile, una squadra che arrivava da sei vittorie nelle prime otto partite e che, se non sbaglio, non subiva gol da quattro gare. Inoltre ha centrocampisti che, con le loro rotazioni, sanno metterti in difficoltà. A parte i primi due o tre minuti, in cui abbiamo faticato un po' a prendere le misure, siamo stati bravi a uscire alla distanza e a trovare quelle situazioni che avevamo preparato. Sapevamo che recuperando palla in determinate zone del campo avremmo potuto fare male al Sorrento, perché negli spazi aperti e con 40-50 metri davanti le nostre caratteristiche possono diventare devastanti. Ci siamo riusciti molto bene. A inizio secondo tempo abbiamo anche avuto l'occasione per il 4-0. Poi, però, dobbiamo migliorare nella gestione delle partite. E per gestione non intendo soltanto difendere. Al di là dei due gol subiti nel finale, dobbiamo essere capaci di continuare a fare ciò che abbiamo fatto nel primo tempo: controllare i ritmi, tenere il pallone e scegliere il momento giusto per colpire».

Proprio sul finale: più che una distrazione è sembrata una difficoltà nel gestire il risultato. Inoltre, quanto pesano i movimenti e gli interscambi continui tra Emmausso e Volpicelli?

«Durante la settimana prepariamo le partite in funzione delle caratteristiche degli avversari. È chiaro che non possiamo entrare in campo dicendo semplicemente a Emmausso e Volpicelli di cercarsi. Devono essere loro a leggere gli spazi, a stare vicini e a trovare le soluzioni migliori. La preparazione della gara serve proprio a questo: dare ai giocatori gli strumenti per liberarsi dagli avversari, capire chi accorcia di più, chi di meno e quali spazi si possono attaccare. Ripeto, davanti questa squadra mi offre tante soluzioni e di questo sono molto soddisfatto. Però la strada è ancora lunga. Sabato ci aspetta una partita difficilissima e dobbiamo pensare già a quella. Oggi ci godiamo la vittoria, domani riposiamo e da martedì si torna a lavorare con la testa bassa e con grande umiltà».

Il Sorrento non aveva mai subito tre gol in campionato. Tra i protagonisti c'è stato anche Toscano: quanto è importante per il vostro gioco?

«Toscano è un giocatore fondamentale perché garantisce entrambe le fasi. Ha grande qualità e spesso gli dico che sembra avere gli occhi dietro la testa per come legge le situazioni di gioco. Ma la cosa che apprezzo di più è che, quando perdiamo palla, è sempre il primo ad andare ad aggredire in avanti. È un ragazzo che può ancora migliorare, ma lavora ogni settimana al cento per cento e con grande intensità. Sono convinto che crescerà ulteriormente perché possiede letture importanti e la squadra beneficia enormemente delle sue caratteristiche».

L'obiettivo dichiarato resta la salvezza, ma risultati come questi stanno facendo sognare ambiente e tifosi. Come gestite questo entusiasmo?

«Quante giornate sono passate? Nove? Credo che sia davvero troppo presto per fare certi discorsi. Io sono arrivato da poche partite in panchina e penso che dobbiamo continuare semplicemente a lavorare come stiamo facendo. Sognare non costa nulla e fa parte del calcio, ma dobbiamo essere umili e ragionare una partita alla volta. Parliamo di un campionato lunghissimo, di 38 giornate, e soprattutto molto difficile. Oggi puoi vincere contro chiunque, ma puoi anche perdere contro chiunque. Prima di questa partita il Sorrento aveva 18 punti ed è una squadra difficile da affrontare. Bisogna mantenere equilibrio e continuare a guardare soltanto al lavoro quotidiano. Poi, magari ad aprile, vedremo dove saremo e faremo le nostre valutazioni».

La conferma definitiva in panchina è stata vissuta come una liberazione?

«Assolutamente no. Ho 61 anni e quando il direttore mi ha chiesto se me la sentissi di allenare questa squadra, l'ho guardato negli occhi e gli ho detto che ero pronto. Non ho mai pensato di fare una, due o tre partite. Nel calcio di oggi tutti gli allenatori sono in discussione: basta perdere una gara e si torna a parlare di tutto. È il nostro mestiere. Io non ho mai sentito questa pressione. Altrimenti non sarei stato me stesso. Sono arrivato in punta di piedi in uno spogliatoio composto da giocatori esperti e con personalità importanti. Ho chiesto loro di seguirmi nelle idee che porto e da lì è iniziato un percorso che può diventare importante. La mia unica preoccupazione è sempre stata preparare bene la settimana e mettere la squadra nelle condizioni migliori per la domenica. Il resto fa parte del calcio».

La sosta è stata più un vantaggio o uno svantaggio?

«Quando giochi ogni sette giorni hai ritmi e abitudini consolidati. Quando ti fermi per quindici giorni qualche dubbio lo hai sempre. Anche noi, come staff, ce lo siamo posti. Sapevamo però di aver lavorato con grande intensità, sia sotto il profilo fisico sia con il pallone. Poi i novanta minuti sono una cosa diversa rispetto agli allenamenti. Inoltre noi ci alleniamo sul sintetico e qui abbiamo trovato un campo naturale appesantito dalla forte pioggia caduta nelle ultime ore. Sono dettagli che incidono e a cui bisogna adattarsi. In ogni caso, per dare continuità al lavoro e alle prestazioni, credo che sia sempre meglio giocare ogni settimana».