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Zauli: "Salernitana obbligata ai proclami, a Crotone si sta spegnendo l'entusiasmo"

Zauli: "Salernitana obbligata ai proclami, a Crotone si sta spegnendo l'entusiasmo"TMW/TuttoC.com
Lamberto Zauli
© foto di FEDERICO SERRA
Oggi alle 11:40Primo piano
di Valeria Debbia
L'allenatore commenta il momento delle sue ex squadre e apre al futuro: "Pronto a rientrare, cerco empatia con il direttore sportivo"

Lamberto Zauli, ex allenatore di Crotone, Perugia e Juve Next Gen, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, condividendo la sua esperienza e le sue riflessioni sul difficile momento della Salernitana e della stessa squadra pitagorica nel campionato di Serie C. 

Il Girone C di Serie C è sempre un girone di ferro. Lei lo sa bene: ha avuto un'esperienza a Crotone e conosce quindi le difficoltà di questo raggruppamento. Come si esce da un momento come quello che sta vivendo la Salernitana, soprattutto dopo i tanti proclami fatti negli anni scorsi?

"È normale che, quando si va in Serie C in piazze come questa, sia difficile non fare proclami. Sei quasi obbligato, perché la gente se li aspetta e non puoi sottrarti a questo. Il fatto è che nella squadra serve personalità per giocare nella Salernitana. Nei momenti difficili spesso si punta il dito contro l'allenatore e la società, che sono figure molto importanti e spesso decisive. Poi, però, ci vuole la fortuna di aver trovato un gruppo, uno zoccolo duro della squadra con le spalle larghe, capace di sopportare le critiche e di uscire dai momenti difficili come questo. Siamo ancora all'inizio del campionato e si può fare tutto, ma serve quell'empatia che all'interno di una squadra è fondamentale per riuscire a ottenere risultati. Altrimenti passano le domeniche e i risultati non arrivano con continuità".

La Salernitana, al momento, rischia anche di uscire dalla zona playoff. Oggi si giocherà il recupero tra Inter Under 23 e Scafatese: i nerazzurri potrebbero operare un sorpasso importante, allontanando ulteriormente i granata dalla zona spareggi. Questo potrebbe rappresentare un problema, perché arrivare al prossimo weekend fuori dalla zona playoff e probabilmente con la panchina cambiata potrebbe aumentare ulteriormente le difficoltà della partita.

"Penso che, quando le squadre non ottengono risultati, non debbano guardarsi intorno, perché in quel modo possono fare ben poco. Devono cercare di guardarsi dentro, migliorarsi. Ci sono ancora tantissime partite da giocare, quindi quella di oggi tra Inter Under 23 e Scafatese, a prescindere dal risultato, cambierà poco: il campionato non finisce adesso. Il compito delle squadre che oggi sono in difficoltà è proprio quello di guardarsi dentro, migliorarsi, capire i motivi delle difficoltà e trovare le soluzioni. Non c'è altra strada".

Quale potrebbe essere, invece, la soluzione per il Crotone? È vero che gli Squali sono stati penalizzati di sei punti, ma, se si guarda alla classifica al netto della penalizzazione, i punti conquistati non sarebbero comunque così tanti.

"Ho avuto la fortuna di trascorrere un anno e mezzo a Crotone. Nel primo anno avevamo una squadra fortissima. Avevamo risentito un pochino della doppia retrocessione dalla Serie A alla Serie B, ma la città aveva allestito una formazione molto competitiva. Poi, attraverso i playoff, non siamo riusciti a vincere il campionato, ma la squadra era forte. Anche successivamente c'era una formazione competitiva. È chiaro che, quando una società vive quello che ha vissuto il Crotone, bisogna considerare diversi aspetti. La famiglia Vrenna ha portato il club a un livello incredibile, ma piano piano si stanno spegnendo l'entusiasmo e la disponibilità economica. Non è facile per una famiglia portare avanti una società e continuare ad ambire a grandi risultati. Questo è quindi un momento particolarmente difficile della storia recente del Crotone. Chiaramente il -6 non ha aiutato dal punto di vista psicologico, ma c'è ancora tutto il tempo per entrare nel campionato. In questo inizio di stagione, devo dire la verità, ho visto qualche partita: il Crotone, pur giocando, non è riuscito a trovare quella continuità di risultati necessaria. Il campionato è ancora molto lungo e c'è la possibilità di recuperare, ma è chiaro che diventa pericoloso staccarsi troppo. La squadra rischia di perdere progressivamente quella fiammella che le permette di continuare a crederci e, a quel punto, tutto diventerebbe davvero difficile".

Nel Girone B c'è un Perugia che alterna prestazioni positive ad altre meno convincenti. Quanto può incidere una personalità come quella di Alessandro Gaucci?

"La mia ultima esperienza l'ho fatta proprio a Perugia. All'epoca non c'erano i Gaucci, quindi non li ho conosciuti personalmente, ma conosco benissimo la loro storia. Hanno riportato entusiasmo e allestito anche una squadra concreta e importante. Inoltre, possono contare su un allenatore esperto della categoria. C'erano quindi tutti i presupposti per disputare un ottimo campionato. Il Perugia sta alternando i risultati, ma in questo inizio di stagione il suo compito è proprio quello di trovare continuità. Loro lo sanno: il Perugia può diventare una squadra importante nel Girone B e dare fastidio alle prime della classe".

Prima di salutarla, una domanda che riguarda invece la sua situazione personale. Il valzer delle panchine è ormai iniziato: cosa si aspetta per il futuro Lamberto Zauli?

"Come tutti gli allenatori che sono attualmente fuori, chiaramente mi aspetto di rientrare. Quello che manca veramente è rimettersi in gioco, ritrovare l'adrenalina della preparazione di una partita, la gestione di un gruppo e tutto quello che comporta il lavoro quotidiano. Sono alla ricerca di una squadra che possa darmi nuovamente tutto questo".

Quindi è soprattutto una questione di progetto e non di nome. Spesso si pensa che, dopo aver allenato formazioni blasonate, un allenatore cerchi sempre una società importante dal punto di vista del prestigio. In realtà, forse, anche per voi tecnici è più difficile trovare il progetto giusto.

"Il progetto è qualcosa che l'allenatore cerca fino a un certo punto. Valuti la qualità della squadra, pensi di poter fare bene in quel contesto e ti butti nell'esperienza. Quello che può fare davvero la differenza nella scelta, però, sono spesso anche le persone. Se ti chiama un direttore sportivo perché ti stima sotto tutti i punti di vista, quello è già un ottimo punto di partenza. Più che un progetto a lunga scadenza, quindi, conta proprio un primo punto di empatia tra le persone. Per me è sempre questo a fare la differenza".