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Zichella: "Girone C palestra per la crescita dei giovani, impressionato da tre squadre"

Zichella: "Girone C palestra per la crescita dei giovani, impressionato da tre squadre"TMW/TuttoC.com
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Oggi alle 17:50Primo piano
di Raffaella Bon

L'esperto tecnico Giovanni Zichella, attualmente formatore al Torino, ha analizzato a TuttoC.com le ultime novità in Serie C.

Mister Zichella, partiamo dai giovani: secondo Lei, il calcio italiano sta finalmente iniziando a valorizzare i propri talenti oppure siamo ancora indietro rispetto agli altri Paesi europei?

"Siamo ancora un po’ indietro rispetto alle grandi scuole europee come Francia, Spagna, Germania, anche se forse qualche timido segnale di cambiamento si inizia a intravedere. In Italia un Calciatore di 19 o 20 anni viene ancora definito "un giovane". All'estero, a quell'età, con qualità, ha già 50-100 presenze tra i professionisti. Ma una cosa ve la voglio dire, noi siamo italiani con le nostre caratteristiche positive e negative, non dobbiamo scopiazzare gli altri paesi, non dobbiamo snaturarci".

Lei ha maturato una lunghissima esperienza nel settore giovanile del Torino. Quali sono le principali difficoltà che incontra oggi un giovane calciatore nel passaggio dalla Primavera al calcio professionistico?

"Al Toro ho vissuto anni straordinari e ho visto passare tantissimi ragazzi di qualità, ma il salto dalla Primavera al professionismo è il momento più difficile. Le principali difficoltà: in Primavera si gioca per crescere e per vincere, con un ambiente protetto. In Lega Pro, i tre punti valgono lo stipendio di un padre di famiglia, la panchina dell'allenatore e il bilancio di una società, la pressione si moltiplica. In Primavera, i ragazzi più talentuosi sono abituati a essere i leader indiscussi e sempre titolari. Quando si entra in uno spogliatoio di adulti, si azzera tutto, devono guadagnarsi il rispetto dei “vecchi”, devono imparare a “giocare” in panchina e a sfruttare al massimo i pochi minuti di partita. Quando allenavo in Lega Pro e arrivavano i giovani da qualsiasi Primavera, quasi sempre non erano pronti da subito, bisognava attendere la loro maturazione nella nuova categoria".

La Serie C dovrebbe rappresentare una palestra per i giovani in vista della Serie A e della Serie B. Secondo Lei, le società stanno investendo abbastanza sulla loro crescita?

"Stiamo forse iniziando, ma siamo ancora lontani dai risultati sperati, le regole della Lega Pro sui contributi nel far giocare i giovani, spesso si sono trasformate solo un mezzo per incassare i premi della mutualità, e non con il vero obiettivo di valorizzare. Per fare un vero settore giovanile servono anni, in Lega Pro la permanenza di un direttore sportivo e un allenatore è legata ai risultati delle successive tre domeniche, non viene dato il tempo a un diciannovenne che commette due errori di fila e quindi di aspettarlo. Si preferisce prendere da subito un altro giovane o addirittura giocatori esperti, che garantiscono l'immediata prestazione positiva ma che non lasciano alcun valore patrimoniale al club".

Juventus Next Gen, Atalanta Under 23, Milan Futuro e Inter Under 23 rappresentano progetti importanti per il calcio italiano. Quanto possono contribuire alla crescita dei giovani e al futuro della Serie C?

"Progetti come quelli in Lega Pro delle seconde squadre mi trovano favorevole, perché il salto dalla Primavera alla prima squadra è enorme: per passo, ritmo, passi a un calcio dove contano i punti, la pressione e ci metto anche i contratti. Le seconde squadre formano i ragazzi sotto il profilo della personalità, a livello mentale un conto giocare nel campo della mia società, un conto andare a giocare in uno stadio con 10.000 persone".

In un campionato competitivo come la Serie C, quanto è difficile per un allenatore trovare il giusto equilibrio tra la necessità di ottenere risultati immediati e quella di valorizzare i giovani?

"Il campionato Primavera, ha ritmi diversi e concede ampi spazi. In Lega Pro trovi malizia, fisicità, marcature feroci e squadre che sanno difendere basse per novanta minuti. Molti ragazzi non sono abituati a questo tipo di gioco e faticano a leggere i momenti della partita. Se una Società prende dei giovani da queste Primavere, il tutto bisogna metterlo in conto, ma l’allenatore quasi sempre, essendo quasi obbligato, si orienta sull’usato sicuro, perché i dati ci dicono che in Lega Pro, dopo due sconfitte ti esonerano, quindi?".

Guardando ai tre gironi di Serie C, quale ritiene attualmente il più competitivo e quali squadre l'hanno maggiormente impressionata in questo avvio di stagione?

"La presenza di piazze storiche nel girone C come Bari, Salernitana, Catania, Crotone, Foggia e Cosenza, rende ogni singola domenica una battaglia psicologica e ambientale. In questo girone la pressione della piazza incide sul rendimento dei calciatori, qui seve una forte personalità. Ricollegandomi al discorso dei giovani, il girone C è una palestra specializzata per la crescita dei giovani, Le squadre che mi hanno maggiormente impressionata in questo avvio di stagione sono: Potenza, Cittadella, Sorrento".

Il Girone C è storicamente caratterizzato da piazze importanti e tifoserie molto esigenti. Quanto può essere formativa per un giovane l'esperienza in ambienti così caldi?

"Tanti giovani vengono mandati in prestito in piazze lontane da casa, magari in contesti caldi del Sud. Passare dal convitto del club di appartenenza, dove tutto è organizzato, a doversi gestire una casa, l'alimentazione e i momenti di solitudine, tutto questo ne condiziona il rendimento in campo. Ecco spiegato perché mi sono sempre battuto nel dire che in Lega Pro l’allenatore deve essere un Istruttore con un vissuto con i giovani, che li conosce in tutte le loro possibili problematiche che ne conseguono. Troppo facile dire quello non lo voglio ha fallito non mi seve prendiamone un altro".