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Banchini: "Giana Erminio? Ci sono stati contatti, è una piazza ambita"

Banchini: "Giana Erminio? Ci sono stati contatti, è una piazza ambita"TMW/TuttoC.com
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di Laerte Salvini

Marco Banchini, tecnico reduce dall'esperienza in Serie D con il Sanremo, è stato ospite di A Tutta C, in onda su TMW Radio. L'allenatore ha fatto il punto sul proprio futuro, sul tema del turnover generazionale in Serie C e sulle prospettive per la prossima stagione.

Il suo nome è stato accostato alla Giana Erminio: è vero?

"Sì, è una società che mi ha contattato, abbiamo avuto un confronto, vedremo cosa succede. Il percorso fatto in Serie C negli ultimi anni li ha ormai consolidati, quindi è sicuramente una piazza ambita da questo punto di vista".

Quest'anno, a differenza del passato, non ci sono stati grandi problemi per le iscrizioni in Serie C, se si esclude il caso Ternana. È forse la vera notizia della stagione?

"È vero, ogni anno con le iscrizioni ci sono sempre delle sorprese, e probabilmente le vedremo nel mercato: saranno sorprese più piacevoli. Le strategie delle squadre sono più consolidate e speriamo si possa pensare di più al campo. L'aspetto amministrativo e finanziario resta importante, ci sono nuove regole introdotte proprio per dare stabilità a questa categoria, che è fondamentale per la ricerca dei talenti del nostro calcio".

Il tema dei giovani è molto dibattuto: in Italia i talenti ci sono o mancano davvero?

"Sono contrario ai luoghi comuni: penso che i talenti ci siano, il problema è che non si sanno valorizzare. Ci sono esempi di ragazzi che riescono a esordire in Lega Pro e fare il salto in un anno, magari dalla C alla B. La verità è che tutto dipende dall'ambiente, dall'allenatore, dai compagni di squadra: vale per gli attaccanti come per i giovani in generale. È vero che pochi risultati portano a riflettere sulle criticità, e avere pochi giovani che giocano nelle squadre di alto livello deve far riflettere il calcio italiano, anche guardando ai Mondiali dove alcune nazionali schierano 4-5 giocatori sotto i 21 anni. Il mister Baldini con le nazionali giovanili ha dato un messaggio importante, ma è il singolo club che può fare la differenza dando spazio ai giovani. Io sono sempre stato abituato a utilizzarli: mi ricordo gli anni di Como, dove la società non mi metteva pressione e si andava in campo con 4-5 under, così come a Pesaro, Alessandria e Vercelli. Credo sia il futuro di questa categoria".

Pensa che la regola del minutaggio obbligatorio, che a volte costringe gli allenatori a fare le sostituzioni quasi con la calcolatrice, sia troppo rigida?

"Il regolamento deve accompagnare, non imporre in modo meccanico. Dalla Serie C alla Serie D cambia tutto, in D le regole sono ancora più vincolate alle annate ed è scomodo, come dici tu. Quando costruisci una squadra sai che con tre under ne devi avere otto, e questo, soprattutto nelle sostituzioni durante la partita, può diventare un problema. Ma per diventare un campione serve anche incontrare qualcuno che ti faccia sentire tale, che ti dia una possibilità. Sono sempre più convinto che accompagnare i giovani sia fondamentale, sia da parte dello staff tecnico che dei giocatori più esperti, perché la loro crescita passa anche dallo spogliatoio, dal confronto con chi ha famiglia, con chi ha un percorso diverso da valorizzare".

Lei è stato tra i primi a sostenere che un progetto Under 23 potesse un giorno vincere la Serie C. È ancora convinto di questa idea?

"Sì, mi ricordo la prima Next Gen di Pecchia, l'Atalanta di due anni fa. È vero che poi i giocatori che fanno un grande campionato, come ha fatto Palestra, volano subito in Serie A, e questo è in parte limitante. Ma per un giovane con motore fisico e talento, cresciuto nei settori giovanili professionistici, giocare contro squadre di tradizione come Vicenza, Catania, Ascoli o Perugia è solo un vantaggio: è lì che si acquisisce l'esperienza della difficoltà emotiva, logistica e ambientale. Under 23 e Primavera, con la possibilità di giocare sotto età, danno ai ragazzi l'opportunità di crescere. Il problema è che in Italia si fa fatica ad applicare concetti che sarebbero semplicissimi".

Da allenatore, cosa ha imparato nella gestione dei giovani in campo?

"Ho imparato che bisogna riuscire a lasciare fuori il giovane prima che si debba farlo per forza: con tre, quattro partite fatte bene, la lettura del suo comportamento in settimana può farti intuire che quella partita la sbaglierà, ed è compito nostro evitargli di sbagliarla. I giovani bravi ci sono, ogni squadra ne ha. Serve il coraggio di usarli e la personalità del ragazzo stesso: in campo si porta il proprio carattere, io dico sempre ai miei giocatori che in campo sei quello che sei nella vita. Vale per i calciatori come per gli allenatori".

Guardando al futuro, che tipo di progetto le piacerebbe sposare per la prossima stagione?

"Dopo alcuni anni consecutivi in Serie C, ero incappato in esperienze dove le società avevano avuto problemi finanziari e strategici. Grazie all'amicizia di lunga data sono sceso in Serie D a Sanremo, dove abbiamo fatto un girone di ritorno con il vento in poppa. Ora ci sono dinamiche societarie particolari, vedremo cosa succede. La mia attenzione resta focalizzata su un progetto dove poter lavorare sul campo, con dirigenti che ti conoscono e capiscono quello che stai facendo, in ambienti dove i risultati creano quel traino con la squadra che diventa un volano di emozioni. La Serie C è una categoria stimolante, sappiamo quanto sia difficile avere continuità: ben venga un progetto difficile e ambizioso, perché siamo pronti".