Foresti: "Se snobbi la Serie C ti fa male e rischi di restarci a lungo"
La Juve Stabia di Ignazio Abate esce a testa alta. È uno dei tecnici emergenti più interessanti del panorama italiano?
“Sì, assolutamente. Ho avuto il piacere di conoscerlo e lavorarci insieme e si è capito subito fosse un predestinato. È un allenatore preparatissimo, un grande lavoratore, uno che esprime il proprio calcio. Lo aveva già dimostrato l’anno scorso a Terni e quest’anno ancora di più, perché con una squadra modesta rispetto alle big della Serie B è arrivato a giocarsi fino all’ultimo secondo una finale per la Serie A”.
Spazio ai playoff di Serie C. Il Brescia sembra già in semifinale dopo il 3-0 dell’andata a Casarano.
“Il Brescia ha sicuramente un piede in semifinale. È vero che il Casarano ci ha abituato a imprese incredibili in questi playoff, però ribaltare uno 0-3 a Brescia mi sembra molto difficile”.
Come vede invece le altre sfide?
“Il Catania dovrà sfruttare il fattore campo, perché come squadra e come pubblico è superiore a tutti. Bellissima poi Ravenna-Salernitana: all’andata è stata una grande partita e la Salernitana ha qualcosa in più grazie anche al secondo gol segnato, ma ricordiamoci che a parità di punteggio passa il Ravenna. Sarà apertissima. Anche Potenza-Ascoli sarà dura: l’Ascoli ha sbagliato un rigore all’andata che poteva indirizzare la qualificazione, però il Potenza è una squadra tosta, gagliarda, che gioca bene a calcio. Sarà una grande partita”.
A proposito di allenatori emergenti, l’Ascoli ha valorizzato tantissimo Francesco Tomei.
“È un ottimo allenatore. L’ho conosciuto ai tempi del Catanzaro perché era amico di Vincenzo Vivarini e veniva spesso a vedere gli allenamenti. Ha idee molto chiare. Magari non ha le caratteristiche di Abate o Aquilani, ma l’Ascoli è stata una delle squadre che ha giocato meglio in assoluto. Poi è stato bravo anche il club a ricompattarsi dopo l’addio di Pulcinelli. Hanno costruito una grande squadra e l’entusiasmo della piazza li ha trascinati fino a sfiorare la promozione diretta”.
Tre piazze importanti sono retrocesse in Serie C: Pescara, Reggiana e Spezia. Quale sarà la difficoltà principale?
“La retrocessione dalla B alla C è sempre una brutta gatta da pelare. Scendi con contratti pesanti a livello economico e finanziario e le società soffrono. Penso soprattutto allo Spezia, che era la più strutturata delle tre e dopo quattordici anni consecutivi di Serie B dovrà affrontare una realtà completamente diversa. La Serie C cambia tutto: organizzazione, dinamiche, mentalità. Se la snobbi ti fa male e rischi di restarci per anni. Basta guardare realtà come Lecce, Benevento o Catanzaro: società solidissime che però hanno impiegato tempo per tornare in B”.
Quale errore non bisogna commettere quando si riparte?
“Bisogna riorganizzarsi subito e capire se tenere uno zoccolo duro o cambiare tanto. Io, fortunatamente, non ho mai vissuto una retrocessione ma diverse promozioni e posso dire che mantenere una base vincente è importantissimo. L’entusiasmo di una squadra che ha vinto ti aiuta anche nella categoria superiore”.
Una curiosità tecnica: Lorenzo Insigne potrebbe fare la differenza anche in Serie C qualora rimanesse a Pescara?
“Un giocatore come Insigne farebbe la differenza ovunque, anche in Serie A, perché è straordinario. Però il passaggio dalla B alla C sarebbe un salto nel buio per uno come lui. In Serie C ci sono meno spazi, ti lasciano giocare meno e il calcio è completamente diverso. Poi conta tantissimo la testa: dipende da come un campione del genere si adatta a una categoria che non ha mai vissuto”.
In chiusura: quando la rivedremo all’opera?
“Ci sono state chiacchierate con alcune società importanti e sto valutando diverse situazioni. Cerco una proprietà sana, seria e con voglia di programmare il futuro nei prossimi due o tre anni. Per me il calcio è soprattutto programmazione: non ci si inventa niente. Se lavori bene, con equilibrio e rispetto dei budget, puoi costruire qualcosa di importante. Spero nel giro di cinque o sei giorni di prendere una decisione definitiva”.
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