Trapani, Antonini: "In tre anni ho investito 27 milioni, oggi valgono zero. Il 60% dei club professionistici rischia il collasso"
Dal derby con il Siracusa al futuro dello stadio, passando per la lotta al vertice e una dura analisi sullo stato del calcio italiano. Il presidente del Trapani Valerio Antonini ha toccato tutti i temi caldi in un'intervista video, a margine dell'amichevole tra la prima squadra e la Juniores granata. Con un'ammissione che fa rumore: "Dal punto di vista imprenditoriale ho fallito".
Il derby e le assenze pesanti
Il numero uno granata è partito dall'1-1 di Siracusa: "È stata una grande partita: mi è piaciuta soprattutto la reazione, la voglia di non perdere della squadra e il modo in cui si è difesa dagli attacchi subiti a fine gara. La ricostruzione che era stata fatta mi aveva talmente innervosito che sono stato costretto a intervenire per difendere i ragazzi. La procura federale ha poi sanzionato sia noi che loro più o meno per lo stesso importo: evidentemente non c'erano tante vittime né tanti colpevoli, ma solo atteggiamenti da una parte e dall'altra che potevano essere evitati, visto che l'1-1 era il risultato più giusto". Sulla classifica pesano le assenze dei due attaccanti su cui il club aveva puntato: "Se perdi il più forte attaccante della categoria, che segna in tutte le partite e fa tutti i gol decisivi, e l'attaccante che avevi preso come titolare centrale, perdi il 70% del potenziale della squadra. Con loro due in campo, anche nelle prime quattro giornate, sono convinto che avremmo avuto molti punti in più".
"La Reggina favorita, ma solo per inerzia"
Nessuna avversaria, per Antonini, ha davvero impressionato: "Oggi, solo per inerzia, direi la Reggina, ma non ha nulla di impressionante: non vince quasi più nessuna partita e fa fatica dappertutto. Si diceva che avrebbe vinto tutte le partite, invece il campionato è molto più equilibrato di quello che sembra. Peccato che noi non siamo nelle posizioni che meritiamo, perché credo che dovevamo essere anche noi lì a lottare per la vittoria finale". Parole di elogio, invece, per la Juniores e per il suo tecnico: "Ho visto una squadra ben messa in campo. Quattro o cinque ragazzi, tutti classe 2009, cominceranno ad allenarsi in pianta stabile con la prima squadra: l'anno prossimo, se non dovessimo salire di categoria, saremo obbligati a schierare dei 2009 e li abbiamo già in casa. Per questo stiamo decidendo di metterli sotto contratto, perché crediamo che possano diventare una base importante per il futuro".
Lo stadio e lo scontro con il Libero Consorzio
Capitolo stadio: il club è vicino al passaggio decisivo con il Comune di Erice, con un confronto atteso per la prossima settimana per presentare il progetto. "Sono investimenti importanti e questa volta dovremo fare attenzione a tutto", ha spiegato Antonini, tornando ad attaccare le amministrazioni trapanesi e raccontando un episodio dell'udienza contro il Libero Consorzio: "L'avvocato del Libero Consorzio, pagato con soldi pubblici, è stato capace di dire davanti al giudice che il nostro non era una convenzione, come c'era scritto, ma un contratto di locazione, per giustificare la richiesta di sfratto. Il giudice gli ha chiesto se fossero sicuri di essere nella sede corretta. È una situazione tragicomica: tragica perché hanno causato danni incalcolabili al Trapani e all'immagine della città, comica per la credibilità di un ente istituzionale in un confronto legale di questo livello".
"Ho fallito, ma il sistema è insostenibile"
Sul futuro, il presidente ha confermato la trattativa per rilevare un nuovo titolo in una categoria professionistica: "Data la delicatezza del tema e gli importi in gioco, ci stiamo prendendo tutto il tempo necessario prima di decidere su quale sedia sederci". Poi il bilancio personale: "Con i commercialisti abbiamo fatto i conti degli investimenti dal 5 maggio 2023 a oggi e mi è preso quasi un colpo: tra Trapani Calcio e Trapani Basket ho tirato fuori 27 milioni di euro in tre anni, e oggi quei 27 milioni valgono zero. Dal punto di vista imprenditoriale ho fallito, e non può essere solo colpa degli altri: abbiamo commesso errori gravi, pagati a carissimo prezzo. Rifarei tutto con la stessa passione, ma cercherei di circondarmi di persone diverse".
Infine, un affondo sul sistema calcio, a partire dal peso fiscale: "Trattando un club storico della Serie C spagnola ho scoperto che, per ogni 100mila euro netti di ingaggi, l'incidenza delle tasse è del 25%, contro il 230% in Italia. Come si fa, cara Federazione, a consentire che le squadre di Serie C paghino il 230% sul netto dei calciatori? Dovrebbe essere il primo punto della riforma della Lega Pro, con due soli gironi e una sorta di Serie B2 propedeutica al salto di categoria, dove giochino soprattutto i giovani. La riforma Zola è un primo passo importante, ma va associata a una riforma fiscale. Mi assumo la responsabilità di quello che dico: il 60% delle società professionistiche rischia il collasso finanziario, perché il sistema bancario non le sostiene più".
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