Varese, la rivelazione Ebagua: "Entro due anni voglio giocare in Serie A"

Varese, la rivelazione Ebagua: "Entro due anni voglio giocare in Serie A"
mercoledì 18 novembre 2009, 10:52Altre news
di Redazione
Giulio Ebagua Osarimen, classe 1986, nativo di Benin City, Nigeria, terra di grandi attaccanti: già a quota sette reti sta spingendo il Varese sempre più in alto grazie ai suoi goal, alla sua corsa e alla sua forza.

Un inizio sprint sotto porta (3 goal in 3 partite), poi una leggera flessione, con un po’ di sfortuna, e poi domenica... Con questo fanno 7! "Sì, è stato un inizio sprint... Perché con i compagni lavoro bene, e poi in campo si vedono i risultati della squadra. È la forza di volontà, e del lavoro. In queste settimane, quando sono stato a secco di reti, ero un po’ nervoso per i goal mancati, per le occasioni perse... Per un attaccante è normale. Ma ho continuato a lavorare bene".
Raccontaci il tuo curriculum calcistico. Sei cresciuto nel Torino. E come sei arrivato quest’estate a Varese? 
"Sono stato a Torino dieci anni. Poi, quando il Toro è fallito, ho giocato con il Casale in C2, e nel Portogruaro, e di nuovo con il Casale, in serie D. Poi è arrivato il Novara e il Pescara, in C1. Infine la Canavese, in C2. Da un po’ di tempo c’era la pista Varese... Sono contento di essere qui".
Il tuo esordio in Prima Divisione, col Novara, e col Pescara poi, non è stato positivo. Ora è tutto diverso... 
"Certo, tutto è cambiato. Basta guardare i tabellini. Non ho fatto benissimo, avevo problemi fisici, la pubalgia. Ora che mi posso allenare... va tutto bene!".
In casa, allo stadio Franco Ossola, avete sempre vinto. In trasferta finalmente ieri sono arrivati i primi tre punti. Erano solo statistiche o giocando in trasferta si inceppa qualcosa?
"No no, secondo me sono solo numeri e statistiche. Siamo stati sfortunati in molte circostanze, nel calcio a volte gli episodi ti fanno perdere una partita. Poi, certo, in casa c’è sempre qualcosa in più... Forse a volte, in trasferta, abbiamo pagato dei cali di tensioni, di concentrazione, che ci sono stati fatali".


C’è un allenatore, o una persona in particolare, che ti ha aiutato a crescere nel mondo del calcio? 
"Un nome è Renato Zaccarelli, quando ero a Torino. È stato con me l’ultimo anno, quando ero in prima squadra. Zaccarelli è stato dirigente e allenatore del Toro, e soprattutto era un ex giocatore importante del Torino, e anche della Nazionale, con la quale ha disputato i Mondiali in Argentina. Ero molto giovane, e lui mi ha insegnato molto".
Da subito sei diventato importantissimo per questa squadra.
"Mi sono trovato subito molto bene con i nuovi compagni, in campo e anche fuori dal campo. Siamo un gruppo forte, ben amalgamato, giovane e pieno di volontà".
Obiettivo doppia cifra, ormai è vicinissimo. Forse l’obiettivo ormai è a quota 15. Con la Canavese ne hai segnato 12. 
"Un passo per volta! Ora sono sette, e l’obiettivo è arrivare alla doppia cifra, ai dieci goal. Poi è normale essere ambiziosi, volere di più, superare se stessi, e porsi degli obiettivi da superare. Per l’ambizione mia personale e per il bene del Varese. Comunque, speriamo".
Sei nato in Nigeria, terra di grandi attaccanti. E poi...? Quando sei arrivato in Italia? 
"La mia famiglia è qui da molto tempo. Sono nato in Nigeria, è stata una scelta di mio padre. Poi, dopo un mese, sono arrivato a Roma, e poi a Torino, dove lavorava mio papà. Ho il doppio passaporto, sono italianissimo. Certo, è da molto tempo che non torno dove sono nato, e forse quest’estate è il momento giusto".
Quando segni diventi Malcom X, con quelle braccia incrociate davanti agli occhi. 
"È un mio particolare modo di esultare, è lo sfogo dopo un goal, il mio modo di esprimermi. Ha un significato particolare per me. Non è una prepotenza verso nessuno, tutti sono libri di avere i propri ideali. Io ho i miei".
Oltre agli obiettivi di questa stagione... quali sono quelli tuoi personali, a livello calcistico?
"L’obiettivo è sempre lo stesso, fare bene il più possibile. Poi, spero di raccogliere i frutti. Vorrei calcare categorie diverse. Entro due anni vorrei, non dico giocare, ma arrivare in serie A. Questo è il mio obiettivo e so che se voglio diventi più vicino devo lavorare e crescere".