Lecco, Valente: "Toccati 32 palloni nell'area avversaria, ci manca l'ultimo passaggio"

Lecco, Valente: "Toccati 32 palloni nell'area avversaria, ci manca l'ultimo passaggio"TMW/TuttoC.com
Federico Valente
Oggi alle 14:20Girone A
di Valeria Debbia
L'allenatore bluceleste analizza il terzo pareggio in quattro gare: «Mancato il coraggio di tirare da fuori. Gruppo del tutto nuovo, dobbiamo imparare a riconoscere il momento giusto per colpire».

Terzo pareggio delle ultime quattro uscite per il Lecco che sembra non riuscire più a trovare la via della vittoria e anche ieri ha dovuto rincorrere in casa contro l'Alcione Milano. In sala stampa c'è stata quindi la disamina di mister Federico Valente.

Mister, è un altro pareggio che lascia l'amaro in bocca. Il Lecco ha creato tante situazioni pericolose, ma ancora una volta un errore difensivo è costato caro.

«Credo che bisogna partire da un presupposto. Il modo in cui vogliamo giocare comporta inevitabilmente qualche rischio in fase di costruzione. Se provi ad attirare la pressione dell'avversario per poi liberare gli spazi alle sue spalle, può capitare di commettere un errore. Nessuno lo fa volontariamente. In quell'occasione la giocata era pensata più per Antonio (Metlika, ndr) che per Pellegrino, lui è stato sorpreso e poi, sul rimpallo, la palla è rimasta in area permettendo all'Alcione di approfittarne. Anche questo fa parte di un percorso. Fa male perdere punti in questo modo perché oggi (ieri, ndr) ho visto una squadra che ha messo in difficoltà l'avversario con tanti movimenti e tante giocate sulla trequarti. Forse ci è mancato un po' di coraggio nella conclusione, magari qualche tiro in più da fuori area. Sapevamo che loro avrebbero cercato di tenerci lontani dalla porta. Eppure siamo entrati parecchie volte in area: ho visto che abbiamo toccato il pallone 32 volte nell'area avversaria, che è un dato importante. Lì dobbiamo essere più lucidi. Penso, per esempio, all'occasione di Casarotto, che forse poteva controllare un attimo meglio prima di calciare. Quando riesci a entrare così tante volte in area, è l'ultimo passaggio che fa la differenza. Ed è anche l'aspetto più difficile da allenare. Abbiamo conquistato un punto dopo aver subito un gol che avrebbe potuto tagliarci completamente le gambe. Invece, dopo qualche minuto di smarrimento, nel secondo tempo la squadra ha cercato di portare la partita dalla propria parte. Questo deve darci fiducia, ma anche consapevolezza. Ci sono momenti in cui una giocata va fatta e altri in cui bisogna scegliere una soluzione diversa. Sono convinto che i ragazzi siano i primi a essere autocritici e a sapere quando osare e quando no».

Ha fatto diverse scelte importanti dall'inizio. Rifarebbe le stesse scelte?

«Dopo la partita è sempre più facile essere più intelligenti e più lucidi nelle valutazioni. Però Pellegrino mi aveva dato ottime sensazioni durante tutta la settimana. Le scelte non si basano soltanto su quanto visto nell'ultima partita, ma anche sul lavoro quotidiano. Arena si è dovuto fermare e questo ha inciso sulle nostre valutazioni. La scelta era tra Sidler e Bordoni. Bordoni è con noi da poche settimane, ma ha lavorato bene e meritava una chance. Anche Silvan era stato fermo per quella piccola frattura alla costola, ma poi ci ha dato una mano quando Bordoni era arrivato al limite delle energie. La decisione di schierare Pellegrino dall'inizio nasceva dal fatto che ci aspettavamo degli spazi tra le linee, dove lui è molto bravo nel primo controllo e nel ricevere tra i reparti. Casarotto, invece, è un giocatore che rende particolarmente bene quando la partita si apre e ci sono più spazi da attaccare. Questa era l'idea iniziale. Poi Matteo ha fatto un'ottima settimana, è entrato molto bene e ha portato energia. Dà fastidio agli avversari quando attacca la profondità e si è fatto trovare pronto. Adesso abbiamo una settimana corta, perché torneremo in campo venerdì contro la Pro Vercelli. Tutti avranno la possibilità di mettersi in mostra».

La linea difensiva era molto giovane. Non è rischioso continuare a costruire dal basso in quel modo?

«Sull'età sono molto chiaro: per me non conta. Che un giocatore abbia 15, 16, 22 o 24 anni cambia poco. Si allenano ogni giorno con noi e li valuto per quello che vedo sul campo. Se guardiamo la partita, al di là del gol subito, non ricordo molte altre situazioni nate da errori nella costruzione. Forse una o due ripartenze perché non siamo riusciti a girarci bene. Io voglio che questi ragazzi abbiano coraggio e continuino a giocare. Sì, abbiamo preso gol in quel modo, ma non chiediamo di costruire dal basso per un fatto estetico o per tenere il pallone senza motivo. C'è una logica precisa: attirare la pressione e poi superarla. Bisogna imparare a riconoscere i momenti giusti e fa tutto parte del percorso di crescita. Era la prima volta che quei tre giocavano insieme. In allenamento puoi preparare tante situazioni, ma la partita è un'altra cosa. Non mi sembra il momento di puntare il dito contro qualcuno. Anzi, devo fare loro i complimenti perché hanno continuato a giocare con coraggio anche dopo l'errore. Pietro (Comi, ndr) ha disputato una grande partita, così come Bordoni e Matteo (Casarotto, ndr) nel secondo tempo, quando gli ho chiesto di spingere di più».

Sulla trequarti è sembrato mancare qualcosa nella scelta finale tra tiro e ultimo passaggio.

«È esattamente questo il punto. La parte più difficile è capire quando concludere, quando cercare la giocata filtrante e quando servire il compagno. Capello, per esempio, ha provato due volte il tiro, in altre situazioni abbiamo cercato il cross. Sono aspetti sui quali lavoriamo continuamente. Siamo soltanto alla nona giornata e siamo un gruppo completamente nuovo. Anche oggi, però, siamo riusciti a mettere in difficoltà un avversario. Dobbiamo continuare a crescere nella lettura delle situazioni per diventare ancora più pericolosi negli ultimi metri».

Come stanno Manetti e gli altri esterni?

«Se guardiamo i dati fisici di Manetti, ha numeri che non sembrano nemmeno da Serie C per intensità e metri percorsi ad alta velocità. Noi sappiamo che, per il modo in cui giochiamo, gli esterni spendono tantissimo. Devono attaccare la profondità, pressare forte e garantire presenza offensiva. Per questo spesso siamo costretti a cambiarli. Manetti aveva soltanto dei crampi. Capello era alla seconda partita consecutiva da titolare e avevamo la possibilità di fare cinque cambi. Se Bordoni fosse riuscito a rimanere in campo più a lungo, probabilmente avrei inserito un altro attaccante. Le scelte sono state dettate anche da queste valutazioni. Adesso dobbiamo guardare avanti. Venerdì ci aspetta una trasferta molto difficile a Vercelli e dobbiamo farci trovare pronti».