Marino: "A Trieste la preoccupazione di essere esclusi era costante"
Giuseppe Marino, tecnico con un passato recente sulla panchina della Triestina, è stato ospite di A Tutta C. Il mister ha parlato delle difficoltà legate alle penalizzazioni in Serie C, del suo percorso personale e del calcio femminile, tema che conosce profondamente per averlo vissuto dall'interno per tredici anni.
Mister, in Serie C si continuerà a convivere con penalizzazioni e iscrizioni a rischio. Come si gestisce una situazione simile nel pre-campionato?
"Io questa esperienza l'ho vissuta in prima persona l'anno scorso a Trieste. Non è assolutamente facile, perché quando parti con una penalizzazione non hai certezze sul prosieguo. Dipende anche dall'entità: un meno 6 può essere gestibile, un meno 25 è quasi una sentenza. La penalizzazione può diventare una motivazione in più, ma durante la stagione rischia di trasformarsi in un peso enorme nella gestione dei risultati, perché ogni partita diventa vita o morte. A Trieste ragionando per punti fatti, ci siamo salvati senza nemmeno giocare i playout, in una situazione del tutto allucinante. La preoccupazione settimanale di vedere aumentare la penalizzazione o di essere esclusi dal campionato era costante. Credo che qualcosa debba cambiare: serve più severità in fase di iscrizione, piuttosto che convivere poi con problemi che si trascinano per tutta la stagione e danneggiano chi lavora sul campo con passione e professionalità. Non è giusto che paghino calciatori e tecnici per le inadempienze societarie."
Lei nasce come tecnico nel calcio femminile, dove ha costruito una carriera importante con tre campionati vinti e una Coppa Italia. Perché questo mondo è ancora così poco valorizzato in Italia?
"È una domanda che andrebbero fatte ai vertici della federazione. Io sono stato nel femminile per tredici anni e ho vinto tre campionati, una Coppa Italia e ho raggiunto una finale nazionale, ma la visibilità è sempre stata ridottissima. Ho iniziato dalla terza categoria, ho fatto la vera gavetta, e senza un passato da calciatore professionista non conoscevo le porte giuste per entrare nel maschile. Il femminile è stato la mia opportunità, ma nonostante i risultati c'è ancora una difficoltà culturale enorme in questa nazione nell'accettare lo sport al femminile. Mi fa una rabbia enorme, perché i sacrifici sono gli stessi. Bisognerebbe dare pari opportunità e pari visibilità, poi lasciare al pubblico la scelta di cosa seguire."
Si è parlato di Sara Gama come possibile vicepresidente federale nella gestione Malagò. L'Italia è pronta a una scelta del genere?
"Se vuole la risposta politically correct gliene do una, altrimenti le dico quello che penso davvero: credo che no, che non sarebbe vista di buon occhio. Mi auguro che il presidente abbia il coraggio di fare comunque quella scelta, se è convinto della persona. Io Gama l'ho conosciuta e affrontata, è stata la bandiera di una società importante del calcio femminile italiano e ha vissuto tutta la trasformazione di quel mondo dal dilettantismo al professionismo. Potrebbe essere la persona giusta. Il problema in Italia è che andiamo dietro ai nomi e all'estetica, non ai contenuti. Per anni sono stato etichettato come allenatore da femminile e basta, poi ho dimostrato di poter stare anche nel maschile. Bisogna smettere con le etichette e lavorare sulla meritocrazia. E sì, lo stiamo pagando come sistema Paese."
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