Renate, Maritato vuole. Fortissimamente vuole

16.09.2019 13:20 di Francesco Moscatelli   Vedi letture
Piergiuseppe Maritato
© foto di Federico De Luca
Piergiuseppe Maritato

Chiosa finale completata, premi "invia" e articolo programmato sul template redazionale. Si chiude il laptop, anche questa domenica è andata. Ora un salto a Meda, almeno il secondo tempo ci sta. Un po' per conoscere l'esito di questo derby brianzolo-comasco che scatena un conflitto interno per chi è brianzolo ma è, al contempo, anche comasco; un po' per salutare vecchi amici, nuovi amici, amici di sempre.

All'imbrunire, sul tabellino, compare per due volte il nome di Maritato. Sì proprio lui, il bomber di Cetraro, quello che "si rompe spesso", quello che nella Fiorentina prometteva grandi cose. Che poi, "prometteva grandi cose": Piergiuseppe, giocando in Primavere blasonate come Juventus e la Viola e giocando un Mondiale Under 20 con la casacca azzurra, non aveva mai promesso ad alcuno proprio un bel niente. Perché in questo pazzo mondo sembra quasi che un giovane in rampa di lancio che, semplicemente, si dà da fare per emergere, in qualche modo contragga un debito di fiducia nei confronti di un pubblico sempre meno pagante. Debutti, sei bravo, segni, poi non segni più e allora è già pronta la toga popolare e populista con il proprio sommario e unico capo di imputazione: i soldi, la testa montata, le belle macchine che comprovano una superbia che tradisce l'aspettativa del popolo creditore. Un debito di fiducia che deve essere saldato, o con i gol o con il ripudio e il conseguente mesto ritorno nell'oblìo. Di Piergiuseppe Maritato, esattamente dieci anni fa, si parlava come oggi si parla di un Adorante o di un Celar, tanto per citare due giovani chiaccheratissimi che stanno muovendo i primi passi fuori dalle rispettive case madri. Neanche loro, per la verità, ci hanno mai promesso alcunché. Annotiamocelo, nel caso non trovassimo più i loro nomi sulla rosea macchiata di cappuccino rappreso.

Gallipoli in B (doppio debutto, personale e dell'intera compagine giallorossa tra i cadetti), poi una serie di prestiti con il contratto a metà strada tra Firenze e Vicenza. Proprio al "Menti", dopo una discreta stagione a Bolzano, Maritato riesce a recuperare un primo treno: anno 2013-14. Qui ritrova il gusto del successo e l'aria della cadetteria: il prezzo è però alto, esattamente un crociato anteriore che lo blocca proprio sul finale di settembre 2014, quando i posti nelle gerarchie sono ancora da stabilire e l'avventura tutta da vivere. Così si ricomincia da capo: a Como (già, proprio la vittima di una serata settembrina di qualche anno più tardi) vive un'entusiasmante cavalcata (poi rivelatasi vincente) nei playoff, non da protagonista ma da colui che non ha paura di anteporre lo spirito di servizio alle proprie ambizioni personali. Poi ancora Südtirol, Lucchese e Livorno. A Modena il ginocchio non c'entra nulla: è il calcio pressapochista e menzognero a riportare Piergiuseppe, ancora una volta, sulla linea di partenza. Reggio Calabria dovrebbe essere l'ambiente ideale, non mancherebbe nulla per il decollo. Di questo amore mai nato rimane un'unica parola, sempre quella: crociato.

E pure a Renate il nuovo incipit ha la fotografia di una falsa partenza. Riscaldamento all'esordio contro la Giana, Maritato è in distinta ma un problema muscolare a pochi minuti dal fischio d'inizio lo relega in panchina a favore di un Plescia rivelatosi subito pimpante in questo avvio di stagione. Eppure Maritato c'è, ancora una volta. Due gol al Como per dire che nulla può fermare il bomber di Cetraro: nemmeno due articolazioni in frantumi, nemmeno un fallimento societario, men che meno altri giovani che, con una maglietta nerazzurra, vogliono ritagliarsi un futuro di soddisfazioni senza promettere alcunché.

E allora, riapriamolo questo laptop. Riapriamolo volentieri. Due righe, o qualcosa di più, per una domenica che ci racconta di quanto sia importante essere caparbi, determinati, pazienti. Una domenica che ci racconta di affetti imprescindibili ("dedico la vittoria a mia moglie e a mio figlio Tommaso, oltre a mandare un abbraccio alla famiglia del medico sociale del Modena Loschi scomparso nella giornata di sabato" -spiega il numero 23 nerazzurro in sala stampa).

Una domenica che, a fatica, tra VAR, fischietti ed episodi sa ancora raccontare una storia. Una bella storia che chiama altre pagine di corse sotto la tribuna, dediche riconoscenti e meritate soddisfazioni. Una storia non comasca. Non brianzola. Non vicentina. Non livornese. Una storia universale. La storia di un uomo che non ha promesso nulla e che voleva solo segnare. Anzi, vuole segnare. Ancora tanto, ancora per tanto, fortissimamente.