Cosenza, Iliev rialza la testa: contro la Cavese il primo clean sheet in campionato
Nello sport, a volte, la vera forza si misura nella capacità di rialzarsi quando tutto sembra andare nella direzione opposta. Velizar-Iliya Iliev ne sa qualcosa. Il portiere bulgaro, classe 2005, arrivato in estate dal Cagliari dopo l'esperienza in Serie C con l'Audace Cerignola, aveva vissuto un avvio di stagione complicato, finendo inevitabilmente sotto i riflettori per alcune incertezze. Contro la Cavese, però, è arrivata la risposta che cercava: nessun gol subito e una prestazione di personalità, proprio nel momento in cui il Cosenza aveva bisogno di ritrovare certezze tra i pali. Un punto che vale anche come prima piccola rivincita personale.
Lo 0-0 dello Scida porta infatti la firma, seppur senza gol, anche del suo numero uno. Nel secondo tempo Iliev ha prima respinto il tentativo di Sava, poi si è superato al 71' quando ha chiuso lo specchio a Fusco, lanciato a tu per tu e libero di cercare l'1-0. A dieci minuti dalla fine, infine, un'altra uscita decisiva con i piedi per anticipare Fella lanciato in campo aperto. Tre interventi che hanno permesso al Cosenza di conservare il risultato e di portare a casa il primo punto della stagione. Arrivato a Cosenza con la prospettiva di confermare quanto mostrato nella precedente esperienza tra i professionisti, Iliev ha così ritrovato quella sicurezza che sembrava smarrita: il primo clean sheet è un punto di partenza, ma soprattutto la dimostrazione che anche dopo una caduta si può tornare a guardare avanti.
Per la squadra di Coppitelli resta una classifica ancora difficile, ma il pareggio contro la Cavese può rappresentare un piccolo mattone nella costruzione di una stagione diversa. E se il Cosenza ha faticato a trovare continuità nella propria proposta, questa volta ha avuto nel proprio portiere un alleato decisivo. Iliev, che nella scorsa stagione aveva raccolto 24 presenze in Serie C con il Cerignola, ha risposto alle critiche nel modo più semplice per un portiere: con le parate. Non una sentenza definitiva, ma un segnale. Perché nel calcio, come nello sport, rialzarsi conta spesso più di non essere mai caduti.
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