Multiproprietà, Abodi: "Nessuna deroga". Il caso Bari al centro del dibattito
Il tema della multiproprietà nel calcio professionistico torna d’attualità e coinvolge da vicino anche il Bari. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha risposto all’interrogazione parlamentare presentata dal deputato barese del Partito Democratico Marco Lacarra, ribadendo la propria contrarietà a una modifica delle attuali regole e sottolineando la necessità di tutelare lealtà sportiva, parità competitiva e trasparenza degli assetti proprietari.
Abodi ha ricordato come l’articolo 16-bis delle NOIF della FIGC stabilisca un divieto assoluto di controllo multiplo nel settore professionistico, impedendo che uno stesso soggetto, così come il coniuge o un parente o affine entro il quarto grado, possa detenere direttamente o indirettamente partecipazioni, gestioni o posizioni di controllo in più società professionistiche. La normativa federale considera controllo anche la riconducibilità della maggioranza dei voti negli organi decisionali o l’esercizio di un’influenza dominante derivante da partecipazioni qualificate o specifici vincoli contrattuali.
Di seguito il contenuto della nota stampa del ministro: "Sono consapevole dell’attenzione che il tema degli assetti proprietari delle società sportive professionistiche, e in particolare delle cosiddette multiproprietà, riveste sotto il profilo della trasparenza, della regolarità delle competizioni e della tutela dell’affidamento delle comunità territoriali e delle tifoserie. Peraltro, su questo tema mi sono già espresso pubblicamente. Come richiamato nelle premesse del sindacato ispettivo, l’articolo 16-bis delle NOIF - Norme organizzative interne - della Federazione Italiana Giuoco Calcio stabilisce un divieto assoluto di controllo multiplo nel settore professionistico, non ammettendo che il medesimo soggetto, ovvero il coniuge o un parente o affine entro il quarto grado, detenga, direttamente o indirettamente, partecipazioni, gestioni o posizioni di controllo in più società professionistiche.
La normativa federale individua il controllo anche con riferimento alla riconducibilità della maggioranza dei voti negli organi decisionali ovvero all’esercizio di un’influenza dominante, derivante da partecipazioni qualificate o da specifici vincoli contrattuali. Tale disciplina è volta a prevenire situazioni potenzialmente idonee a incidere sull’autonomia decisionale delle società e sulla piena regolarità, trasparenza e credibilità delle competizioni sportive. L’articolo 16-bis contempla, inoltre, una disciplina transitoria, introdotta il 28 luglio del 2022 a seguito delle modifiche deliberate dal Consiglio federale della FIGC, per le situazioni preesistenti all’entrata in vigore della disciplina, che ne impone il superamento definitivo entro l’avvio della stagione sportiva 2028-2029.
Ciò premesso, mi preme altresì ribadire che la definizione della disciplina relativa all’ammissione ai campionati, all’affiliazione delle società, ai requisiti di partecipazione e ai presupposti di regolarità delle competizioni rientra, in via generale, nella sfera dell’autonomia dell’ordinamento sportivo, riconosciuta dall’articolo 1 del decreto-legge 19 agosto 2003, n. 220, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 ottobre 2003, n. 280, secondo cui la Repubblica riconosce e favorisce l’autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale, quale articolazione dell’ordinamento sportivo internazionale facente capo al Comitato Olimpico Internazionale.
A tal riguardo, vale forse la pena sottolineare come la fattispecie delle multiproprietà rappresenti oggi un elemento oggetto di ampia discussione da parte della governance del calcio europeo. Negli ultimi anni, infatti, si è assistito a un rilevante mutamento degli assetti proprietari di numerosi club europei, controllati da gruppi finanziari o da fondi stranieri, che spesso formano vere e proprie "galassie" di società calcistiche. L’UEFA, in generale, al momento non pone limiti all’acquisto di società calcistiche in campionati diversi, stabilendo come unico divieto quello di partecipare alla medesima competizione europea.
È indubbio che le multiproprietà sollevino questioni complesse, che richiedono un approccio coerente con i principi già richiamati. Resta inteso che, qualsiasi eventuale revisione regolamentare, da me non auspicata, pur orientata a una presunta modernizzazione del sistema calcistico italiano, tutta da dimostrare, e alla eventuale capacità di attrarre maggiori investimenti internazionali, dovrebbe comunque garantire in modo rigoroso la tutela dei principi di lealtà sportiva, parità delle condizioni competitive, indipendenza delle società partecipanti, trasparenza degli assetti proprietari e certezza delle regole applicabili. Non vi può essere alcuno spazio per derogare a tali principi, che si associano alle legittime ambizioni dei tifosi di poter aspirare al raggiungimento degli obiettivi sportivi per i rispettivi club senza condizionamenti e limitazioni di sorta.
Rispondendo a un altro specifico quesito dell’interrogante sui controlli delle proprietà, sarà mia cura valutare la possibilità di proporre un allargamento a questo tema delle competenze esclusive attribuite alla Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche, a tutela dell’effettiva parità competitiva e della fiducia dei cittadini nelle competizioni sportive professionistiche".
Roma, 12 settembre 2026
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore Responsabile: Ivan Cardia
© 2026 tuttoc.com - Tutti i diritti riservati
