Longo: "Preoccupato? Catania è sogno realizzato. Pagliai? Valutiamo con ds"
Dopo l'avvio choc con due ko di fila e l'eliminazione dalla Coppa Italia Serie C, il Catania si è svegliato lunedì scorso calando il poker contro il Cosenza. E domani cercherà di ripetersi contro la Scafatese. Alla vigilia è quindi intervenuto in conferenza stampa mister Emilio Longo.
Mister, torno un attimo alla gara col Cosenza: l’ingresso di Massimo Coda sembra aver dato una scintilla in più alla prestazione di Flavio Russo. Quanto può aiutare l’innesto di Coda nella crescita del ragazzo e della squadra?
«Credo che le relazioni interne siano fondamentali per la crescita dei singoli. Qui a Catania abbiamo la fortuna di avere tanti calciatori con esperienze importanti e con la voglia di continuare a fare cose importanti. Massimo, per gli attaccanti, può essere un riferimento sia in campo sia fuori. Mi piace pensare che i più giovani riescano ad apprendere tutto ciò che ha portato Massimo a essere capocannoniere della B e ad avere ancora questa passione incondizionata per il calcio».
Avete ricevuto notizia dell’infortunio di Pagliai: state valutando un possibile reintegro di Raimo?
«Stiamo facendo valutazioni con la direzione sportiva. In questo momento è presto per qualsiasi tipo di ragionamento».
La Scafatese è una squadra che verrà a giocarsela senza nulla da perdere: può essere un’opportunità o un rischio?
«In questo girone non ci sono partite facili. Dobbiamo portare in campo la nostra mentalità e la nostra identità contro chiunque. Loro sono una squadra fatta bene, con valori importanti: non è una neopromossa semplice da gestire. Va presa con le pinze. Noi, come Catania, ogni partita abbiamo sempre da perdere: dobbiamo abituarci a lavorare con questa pressione e trasformarla in una qualità. Quando si vincerà e si faranno buone prestazioni, avremo fatto il minimo che ci è dovuto».
Su Quaini: nel post Catania–Cosenza ha elogiato la prestazione ma anche sottolineato un’ingenuità nel finale. C’è da lavorare sulla gestione disciplinare?
«Mi attengo a ciò che vedo in campo: è un calciatore che riporta in modo intelligente ciò che prova durante la settimana. Spirito, competenza e voglia lo portano a fare prestazioni di valore. Non credo debba limitare troppo il discorso delle ammonizioni: non ne ha prese molte e il suo modo di giocare lo porta a rischiare il giallo. Ma tra non prendere un giallo ed essere un calciatore che non ama il duello, preferisco uno che ama il duello, che lo vince e che porta lo spirito giusto di una squadra che deve sì fare un campionato importante, ma deve anche avere l’umiltà di sapere che quando non si ha la palla bisogna cercare di prenderla, con le buone o con le cattive».
Qual è il prossimo step di crescita tattica della squadra?
«Dobbiamo dare continuità a ciò che abbiamo visto nell’ultima partita e a sprazzi nelle precedenti. Tre partite non consolidano un’idea tattica. Dobbiamo regalarci il tempo di crescere, affinare le competenze in mezzo al campo. In questo momento la cosa più importante è la continuità: spirito giusto, interpretare meglio la fase di non possesso e le transizioni negative, portare umiltà e sacrificio alla base delle vittorie future».
Con l’infortunio di Pagliai, la fascia destra è un tema: Ierardi è un’opzione? E Cabianca come sta?
«È un’opzione percorribile, chiedendo a Mario un lavoro diverso. Non possiamo aspettarci da lui una spinta costante fino al fondo: va utilizzato in modo più accorto, lavorando di sostegno, dentro al campo, con una linea che si trasformi a tre in costruzione. L’interpretazione diligente degli ultimi minuti mi dà tranquillità nel rischierarlo lì. Cabianca dovrebbe tornare stabilmente con il gruppo dalla prossima settimana: da qui a 15 giorni può acquisire la possibilità di una titolarità, che ci serve dopo l’uscita traumatica di Pagliai».
Novella, Emmausso e Proia: tre giocatori molto diversi. Quanto sarà importante la disciplina difensiva, soprattutto sul lato di Emmausso?
«Due di questi tre li ho allenati, uno l’avrei voluto allenare. Ma non facciamo un servizio corretto se illuminiamo solo loro: ci sono Longo, Toscano… è una squadra ben strutturata, non sembra una neopromossa. Emmausso è estemporaneo, non dà punti di riferimento. Non interpreterà il ruolo in modo statico, sia che giochino 4‑3‑3 sia 4‑2‑3‑1. Non focalizzerei l’attenzione solo sul terzino destro: sarà la compattezza della squadra in non possesso a fare la differenza. Dobbiamo creare due linee strette che mettano in difficoltà le loro evoluzioni, coprire gli spazi e non dare loro la possibilità di attaccarli».
Qual è la condizione atletica e mentale della squadra?
«La squadra sta crescendo: ha minutaggio nelle gambe e forza nella testa. La fiducia del risultato ritrovato è il carburante giusto per rifare una prestazione di alta intensità. Ho visto una squadra che non si è fatta condizionare né dalla vittoria né dalla sconfitta: abbiamo mantenuto distanza da questi “impostori”. Abbiamo lavorato sugli errori e dobbiamo provare a rifare una gara importante».
Avete lavorato sulle palle inattive?
«Sì. Ci siamo andati vicini un paio di volte con Perrotta. È un rammarico perché ne abbiamo battuti tanti. Dobbiamo migliorare gittata, qualità del calcio, traiettoria e occupazione degli spazi. Continueremo a rifinire alcune situazioni strategiche: è una fase di gioco molto importante».
Con Pagliai fuori, Quaini arretrato può essere la soluzione più naturale? E Allegretto e Di Gennaro come stanno?
«Di Gennaro presto sarà reclutabile. In una settimana con tre partite, tutti dovranno essere utili alla causa. Domani la soluzione più vicina potrebbe essere Alessandro nella linea difensiva, ma devo ancora fare diverse valutazioni. Allegretto ha avuto una frattura composta alla mano: ha un tutore in carbonio, ma la grandezza gli crea difficoltà. Presto si rinsalderà e lo avremo a disposizione».
La Scafatese a volte si mette a specchio: come si lavora su questo?
«Quando trovi una squadra che ti viene a prendere con la stessa disposizione, bisogna muoversi e smarcarsi: è l’ABC del calcio moderno. Si lavora sui contromovimenti, sui tempi di gioco, sulle rotazioni, sul non dare riferimento. La squadra già oggi lo fa con sufficienza, ma il tempo la renderà ottimale».
Cavuoti e Insigne hanno fatto bene: può cambiare qualcosa nelle sue idee tattiche?
«Non sono venuto con il pregiudizio del sistema di gioco, ma con la certezza delle idee e dei principi. Ho giocato 4‑3‑3 e 4‑2‑3‑1 in percentuali simili. Metterò in campo chi aumenta le probabilità di vittoria: se ho tanti attaccanti bravi, userò un sistema che li valorizzi; se i centrocampisti faranno meglio, ne metterò di più. La squadra deve avere identità: dominare quando ha palla, sapere quando verticalizzare e quando fare possesso. Cavuoti ha più dimensioni: esterno, sotto punta, mezzala. Insigne è fondamentale: può essere un fiore all’occhiello per qualità emotive e tecniche».
Caligara?
«Sta lavorando per riprendere condizione: speriamo presto possa darci una mano».
Le sbavature col Cosenza: quali sono e come si correggono?
«Le sbavature ci sono sempre. Guardiamo la partita e costruiamo esercitazioni per migliorare ciò che non è andato. Settimane tipo non ce ne sono: si gioca sempre. Il primo allenamento reale insieme è stato ieri. Lavoriamo con video e analisi: la disponibilità è alta, la squadra vuole correggere gli errori».
Vallocchia può partire dall’inizio?
«Ha una quantità di sforzo limitata, ma una testa da 180 minuti. Vedremo se inserirlo. Ho possibilità di scelta: Andrea, Corbari, Torrasi… tutto dipende da chi schiererò a destra e dal sistema che useremo».
C’è sana competizione in allenamento?
«Sì. Tutti si mettono a disposizione e non lavorano per sé stessi. Mi piace sottolineare che il nuovo può essere sostenuto da chi già c’era: sono ancora la parte più importante del progetto. La squadra è forte per chi c’era e per chi è arrivato. Dobbiamo creare un gruppo: non ci sono nuovi o vecchi, c’è il Catania».
L’orario misto tra sole e luci può creare problemi?
«No. Abbiamo giocato sia con luce naturale sia artificiale. Vale per noi e per loro: non deve essere un problema».
Una curiosità personale: quanto è stimolante o preoccupante questa occasione a Catania?
«Preoccupante zero. È responsabilità e ingegno. È bello essere messi alla prova: ho lavorato per questo. Non sono partito dalla C o dalla D: dalla terza categoria. Sono 26 anni che provo a farmi largo. Arrivare a Catania è la realizzazione di un sogno. Voglio portarlo avanti e condividerlo con la città per fare qualcosa di straordinario».
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