Pescara, Buscè: "Dobbiamo superare questa mini‑tempesta e raccogliere il più possibile"

Pescara, Buscè: "Dobbiamo superare questa mini‑tempesta e raccogliere il più possibile"TMW/TuttoC.com
Antonio Buscè
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
Oggi alle 20:50Primo piano
di Valeria Debbia
Il tecnico del Delfino alla vigilia: "Contro l’Atalanta U23 serviranno ritmo, umiltà ed esperienza"

Alla vigilia della trasferta di Caravaggio contro l’Atalanta U23, Antonio Buscè fotografa il momento del Pescara: una squadra che deve convivere con diverse assenze e una “mini‑tempesta” da attraversare senza perdere compattezza. «Quando hai tanti fuori diventa difficile, soprattutto nelle settimane corte. Dobbiamo raccogliere il più possibile e far passare questa mini‑tempesta», spiega il tecnico.

Mister, prima dell’Atalanta U23 una precisazione su Altare: non è convocato, ma in settimana aveva lavorato parzialmente con la squadra. Che evoluzione ha avuto la sua situazione?

«Altare si è fermato due giorni fa. Ha ancora dolore e un’infiammazione al ginocchio, quindi sono già alcuni giorni che non lavora. Dobbiamo valutare giorno dopo giorno e gestire la situazione così».

Che Atalanta si aspetta?

«C’è poco da dire: sono ragazzi molto difficili da affrontare. Hanno qualità, corrono, vanno forte e sono spavaldi. I giovani sono così. A parte qualcuno che è già da qualche anno nel giro, gli altri sono tutti ragazzi che possono arrivare a palcoscenici importanti. L’Atalanta lavora per questo. Sono partite fastidiose, complicate: se vai piano contro queste squadre ti mettono in difficoltà perché hanno qualità, fisicità e intensità. Noi abbiamo più esperienza, e questo deve aiutarci. Ma serve grande umiltà».

Su Nardin: che impressione le ha fatto?

«Ha fatto una buonissima impressione a tutti. Tanti anni a Roma, catechizzato a fare certe cose, e si vede. Ha vinto due titoli nazionali, l’Europeo… non a caso Gasperini l’ha tenuto fino all’ultimo in prima squadra. È un ragazzo impostato, quando ha la possibilità di mettersi in mostra dà subito l’idea giusta. Lo vedi come si allena, lo vedi nell’impostazione. Arriva da una società blasonata ma è già sul pezzo: parla poco e fa i fatti. Questa settimana l’ho visto molto bene».

Lei ha parlato di una “mini‑tempesta”. Come si supera? E che obiettivo si dà per Atalanta e Gubbio?

«Non è piangersi addosso: sono realista. Quando hai tanti giocatori fuori diventa difficile, soprattutto nelle settimane corte e nei turni infrasettimanali. Per ora siamo questi, dobbiamo raccogliere il più possibile e far passare questa mini‑tempesta. Se siamo al completo, questa rosa è importante. Così devi portare più minutaggio a qualcuno che avrebbe bisogno di rifiatare, ma sei costretto. L’obiettivo è raggruppare tutto e recuperare il prima possibile qualche giocatore importante. Non li recuperi tutti in una settimana, ma se Letizia migliora e Filippo (Pellacani, ndr) sconta la squalifica, già rientrano due‑tre pezzi fondamentali».

Un pensiero sulle squadre B, in particolare sull’Atalanta U23: quanto possono aiutare il calcio italiano?

«Io penso che quando i giovani sono bravi devono giocare. Serve pazienza e bisogna permettere loro di sbagliare, cosa che spesso non succede: perdi una partita, due, e ti mandano a casa. È la mentalità italiana. Le squadre B sono importanti perché le società tengono i giovani sott’occhio: li valutano ogni giorno. L’Atalanta ha fatto qualcosa di straordinario negli ultimi dieci anni. Se sfrutti questo modello, è molto positivo per il calcio italiano: dai spazio ai giovani e non li perdi di vista.»

Dopo Ravenna: il centrocampo sembrava poco incontrista nel primo tempo. È una valutazione che condivide?

«Ne abbiamo parlato. Guccione e Erradi non sono incontristi: sono tecnici, bravi a fare altro. L’unico era Valzania. Nel secondo tempo ho messo Sardo, che ha più gamba ed è più portato al lavoro sporco. Quando fai delle scelte la coperta è corta: dipende dalla partita che vuoi fare. Erradi ha qualità e gamba, ma non è incontrista; può creare qualcosa in avanti. Non ha fatto una grande partita, ma rientrava dopo due settimane di stop. Quando è calata la sua brillantezza ho dovuto cambiare. Sardo è più muscolare, più portato alla rottura: con lui e Valzania, quando ci siamo messi a due, non ero preoccupato».

Su Merola: può giocare o è qualcosa di più serio?

«L’ho saputo praticamente in macchina venendo qui. Ha sentito un piccolo risentimento muscolare, una cosa lieve, quasi impercettibile. Non rischiamo nulla.»

Come stanno Inglese e Parigi dal punto di vista atletico?

«C’è tanta differenza. Parigi ha fatto il ritiro con il Latina: non ha giocato, ma ha lavorato. Inglese è totalmente diverso. Jack è più avanti: contro il Ravenna avrei potuto gestirlo diversamente, ma non avendo numeri l’ho tenuto dentro un quarto d’ora in più. Questa settimana l’abbiamo gestito perché aveva l’adduttore pieno. In queste situazioni, se perdi altri pezzi diventa un problema. Inglese sta crescendo piano piano: ci parlo quasi tutti i giorni. Ha tanta esperienza, dà lui gli input. Finora sta facendo tutto con la squadra, non salta nulla: questo permette di aumentare gradualmente il carico. Speriamo che tra una quindicina di giorni sia in una condizione fisica molto accettabile».