Crotone, Greco: "Il nostro è un problema mentale, non fisico"

Crotone, Greco: "Il nostro è un problema mentale, non fisico"TMW/TuttoC.com
Oggi alle 15:40Girone C
di Matteo Ferri

Leandro Greco, allenatore del Crotone, ha analizzato in sala stampa il 2-2 in rimonta contro il Barletta, che ha portato ai rossoblù il primo punto stagionale: "Tra le due squadre, quella che voleva fare la partita, dal punto di vista della proposta, di voler incidere, eravamo noi, ma per caratteristiche - a differenza delle altre gare - non ci è riuscito, soprattutto nel primo tempo, farlo in maniera veloce: è stato un giro palla troppo lento, non siamo riusciti a sviluppare quello che volevamo, anche se gli spazi c'erano. È risultata una partita lenta, abbiamo perso le distanze tra i reparti, non trovavamo giocatori tra le linee, facevamo fatica a sviluppare qualcosa sugli esterni. Non è stata una bella partita, ma è stata equilibrata. Nella ripresa, poi, cambia tutto per quella palla persa in transizione: prendiamo il primo gol, poi il 2-0 su un rimpallo, e lì si rischiava che diventasse un dramma dal punto di vista emotivo".

Sul carattere mostrato dopo il doppio svantaggio, e su cosa serva a un gruppo giovane per trovare coraggio già dal primo minuto: "Non è stato tanto il discorso del 2-0 e del 'non abbiamo più nulla da perdere': se fossero passati altri cinque minuti, in tutta onestà, la squadra secondo me stava uscendo dalla partita dal punto di vista emotivo, questa era la mia sensazione. È l'episodio che dà energia, che dà fiducia, che ti riporta ad avere accesso alle tue qualità, che sono tante: dopo il gol la squadra è ripartita, abbiamo guadagnato il fallo dal quale è nata la punizione di Brignola, e poi siamo rimasti lì a martellare, con qualità, convinzione, forza ed energia. Quindi non è un problema fisico: la stessa qualità l'avevamo già messa in evidenza col Foggia e col Sorrento. Purtroppo, ed è uno sport bello ma maledetto, non ti torna nulla indietro, e devi lavorare sulla testa dei ragazzi, perché basta un attimo per fargli perdere fiducia nelle proprie qualità. Il primo tempo di oggi è figlio proprio di questo aspetto mentale. Sono convinto che il nostro sia un problema mentale: una squadra che deve prendere fiducia, consapevolezza dei propri mezzi, e scrollarsi di dosso questo meno sei in classifica con cui bisognerà convivere per un po'. Deve trovare l'equilibrio emotivo tra riprendere il proprio cammino e saper convivere con questa difficoltà. Il secondo tempo è stato emblematico: quando è arrivato l'episodio, la squadra è diventata un'altra squadra, in termini di velocità di gioco e di occupazione degli spazi - il Barletta non è più uscito dalla propria metà campo, si poteva anche vincerla. Sto cercando di sgravare i ragazzi dal discorso della penalizzazione: dobbiamo fare un campionato a parte in questo momento, ripetitivo. Per questo devo ringraziare anche la Curva, che da tre partite ci sostiene a fine gara e apprezza lo sforzo, perché questi ragazzi hanno bisogno di sentire questo tipo di fiducia. Faremo partite più o meno positive, ma alla lunga, se saremo bravi a portare a casa risultati, a essere disciplinati nel lavoro e a migliorarci, questa squadra sarà molto competitiva".

Sulla scelta di schierare la difesa a tre nel finale, rinunciando a un centravanti puro, e sull'impiego di Zunno come riferimento offensivo: "Zunno mi è piaciuto molto in quella posizione: l'ho messo lì perché, contro un blocco basso come quello del Barletta - che a quel punto era diventata la loro partita, tutti dietro, con Partipilo e gli altri due attaccanti pronti a ripartire - serviva dare punti di riferimento. Avevamo gente di qualità dentro il campo: Brignola era appena entrato ma non aveva ancora la gamba per correre e ripartire. La difesa a tre, a un certo punto, è servita a dare più solidità dietro e lasciare libertà a quei giocatori di esprimersi tra le linee, penso a Tordini, allo stesso Brignola, a Zunno, a Grosso, a Barcella - gente comunque di grande qualità - pensando che il Barletta fosse in difficoltà proprio in quella zona di campo, ed elevando così i nostri punti di riferimento. Non a caso Zunno ha avuto un paio di occasioni importanti: non è detto che mettendo una o due punte di peso in quella fase avremmo fatto meno fatica, anzi, saremmo andati a sbattere contro la loro difesa. È stata questa l'interpretazione data dalla panchina, e credo sia stata l'intenzione giusta".

Sull'esordio di Brignola, arrivato da svincolato a mercato ormai chiuso e subito decisivo con la punizione del pareggio: "Va fatto un complimento al direttore sportivo, perché quando è stato preso Brignola ho visto alcuni commenti - non di tutti - e nel calcio è velocissimo etichettare un giocatore, un allenatore, un dirigente. Quello che ci ha spinto a rendere possibile questa operazione è stata la sua grande motivazione: è un ragazzo molto motivato, ha della rabbia dentro, e ora deve essere bravo a continuare ad alimentarla, a coltivarla e a trasmetterla ai compagni, perché oggi ha dato una scossa a tutti. La squadra ha bisogno di giocatori con un vissuto calcistico più completo rispetto a tanti ragazzi che abbiamo in rosa, che possano fare da guida almeno dal punto di vista tecnico. Sono contento che il direttore l'abbia portato qui, sono convinto che sarà un valore aggiunto. Ci sono limiti in tutte le squadre: noi abbiamo fatto una scelta giovane, che dà grandi vantaggi ma può dare anche dei limiti sotto altri aspetti - una squadra tecnica che, se non è sul pezzo, mostra tutte le difficoltà che può avere, e la coperta resta sempre un po' corta. Mettere dentro un giocatore come Brignola, che ha vinto campionati e ha una qualità tecnica importante - anche se deve ancora mettersi a posto fisicamente - ha già alzato il livello degli allenamenti in questi giorni: si percepisce subito, e i giocatori si accorgono in fretta di chi hanno a fianco, di come colpisce la palla, di come si muove, dei tempi di gioco che ha. Sono convinto che alzerà il livello di tanti ragazzi".