Scafatese, il ds Fusco: "La Serie B non ci deve fare paura, ma ora dobbiamo essere terrorizzati dalla retrocessione"
Tornata in Serie C dopo diciassette anni, la Scafatese si è presa la scena con un avvio che pochi avrebbero pronosticato, in piena zona playoff. A costruire la squadra campana è stato il direttore sportivo Pietro Fusco, che rifiuta le formule di rito ma non nasconde le ambizioni di un club sostenuto da una proprietà solida. "La parola progetto non va demonizzata o evitata, ma soppesata: si usa tanto, anzi troppo, e male", spiega il dirigente. "Io ho la fortuna di lavorare con una proprietà che a livello imprenditoriale fa scuola a tutti. Il primo step era uscire dal calcio dilettantistico, ora viviamo in un mondo diverso, con difficoltà oggettive: non abbiamo ancora un nostro campo, ci dobbiamo continuare a trasferire e ci confrontiamo con realtà importanti".
Intervistato da Sky Sport, Fusco ha frenato gli entusiasmi per l'ottima partenza, definendola "una gioia effimera": "Nessuno si sarebbe immaginato questo inizio, ma dobbiamo trovare cinque squadre meno brave di noi per salvarci senza patemi". Tra le operazioni di cui va più fiero, gli arrivi di Longo, Toscano e Proia, convinti non solo dall'aspetto economico: "Sarebbe riduttivo dirlo, e andrebbe a ledere quello che cerco io: il sentimento. L'importante è essere sempre puliti e leali quando si parla con i giocatori, il che non vuol dire essere loro amici". Il ds ha raccontato anche il calciatore di oggi, più attento alla preparazione di un tempo: "I giocatori in Serie C sono più informati su tutto rispetto a miei colleghi che giocavano in Serie A. Chiedono le tabelle di preparazione, le diete da seguire. Studiano".
Non manca un'ammissione sul passato. L'errore da non ripetere è seguire gli umori della piazza, come accaduto ai tempi dello Spezia con il ritorno di un giocatore voluto dalla tifoseria: "Non ero convinto, ma la feci lo stesso. Fu fallimentare, non per il giocatore in sé, ma perché le condizioni erano diverse. Da allora ho tolto i social per non farmi condizionare". Lo sguardo, però, resta rivolto in avanti: "Con una proprietà come questa dobbiamo vivere di sogni. La lettera B non ci deve fare paura e sarebbe bello arrivarci con chi è partito con noi dalla D. Ora, però, dobbiamo essere terrorizzati dalla retrocessione: deve essere il nostro cruccio quotidiano. Ma le ambizioni sono obbligatorie. Guai se fosse altrimenti".
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