Top & Flop di Siracusa - Catania
Un derby ruvido, lungo, quasi infinito. Più giocato sulle seconde palle che sulle geometrie, più combattuto nei contrasti che costruito con la qualità. Al “De Simone”, gremito in ogni ordine di posto, Siracusa e Catania si sono divise la posta in un 1-1 che racconta perfettamente l’anima della partita: cuore e sacrificio da una parte, lampi tecnici dall’altra. Ma alla fine, a fare la differenza, è stato lo spirito.
Il primo tempo è lo specchio del pomeriggio: un solo tiro in porta, un solo gol. Ed è un gioiello. Michele D’Ausilio si inventa una giocata di prestigio, qualità e potenza che fa esplodere il settore ospiti e gela per un attimo il “De Simone”. Il Catania passa al 35’, dopo un’azione insistita nata da un cross sul quale Farroni aveva inizialmente messo una pezza. Poco prima Riccardi aveva provato dal limite (27’) senza fortuna, mentre all’11’ gli azzurri avevano collezionato tre angoli consecutivi senza trovare la stoccata. Nel finale di frazione annullato un gol a Pieraccini per fuorigioco, confermato al check arbitrale, e ancora un brivido con lo schema su punizione di Jimenez per Bruzzaniti (47’), conclusione alta.
Il Siracusa, però, non smette mai di correre. Pressa, accorcia, rincorre. Tecnica forse inferiore rispetto agli etnei, ma maggiore fame negli scatti, nei tagli, nell’aiuto reciproco. E a inizio ripresa arriva il premio. È Sebastiano Di Paolo, sempre più centrale nello scacchiere di Turati, a costruirsi da solo l’1-1 (48’): triangola nello stretto, entra in un fazzoletto di campo e fulmina Dini. Talento e sacrificio, sintesi perfetta della sua gara.
Da lì in avanti è battaglia. Jimenez ci prova dal limite (51’), Farroni compie un miracolo su punizione al 58’, mentre nel finale fioccano proteste e “card” chiamate dalle panchine senza esito. Al 91’ ancora Farroni si oppone con il corpo su D’Ausilio, salvando il pari. Poi tensione al 94’, con un contatto su Gudelevicius nell’area etnea e l’espulsione di Turati per proteste. Sette minuti di recupero non cambiano il risultato.
Un punto prezioso per il Siracusa, che continua a credere nella salvezza con lo spirito di chi non molla un centimetro. Molto più amaro, invece, il pomeriggio del Catania: nella giornata in cui le rivali rallentano, gli etnei restano al passo e danno la sensazione di aver smarrito un po’ di quella fiamma che aveva acceso la loro corsa.
Di seguito i Top&Flop del match:
TOP
Sebastiano Di Paolo (Siracusa): Non è solo il gol dell’1-1, che già basterebbe per entrare tra i migliori. È il modo in cui lo costruisce e lo interpreta a raccontare la sua crescita. Parte largo, viene dentro al campo, dialoga nello stretto, si prende responsabilità quando la squadra ha bisogno di una scintilla. L’azione del pareggio è un manifesto tecnico: triangolazione rapida, controllo in spazi strettissimi, freddezza davanti a Dini. Ma oltre alla qualità c’è il lavoro oscuro, il continuo ripiegamento, la disponibilità a rincorrere l’uomo fino alla propria trequarti. È diventato il riferimento offensivo e mentale della squadra di Turati: quando accelera lui, il Siracusa prende coraggio.
Michele D’Ausilio (Catania): In una partita bloccata, sporca, povera di occasioni nitide, è l’unico capace di accendere davvero la luce. Il gol è una giocata da categoria superiore per coordinazione, potenza e scelta del tempo. Non si limita a quello: nel secondo tempo si propone, cerca la profondità, si carica la squadra sulle spalle nei minuti finali, fino al tiro ravvicinato neutralizzato da Farroni al 91’. È l’ultimo ad arrendersi, il più vivo in un Catania che fatica a mantenere continuità d’intensità.
FLOP
Domenico Toscano (Catania): Dopo il vantaggio, gli etnei scelgono di proteggersi con una linea a cinque, talvolta a sei uomini in fase difensiva, rinunciando progressivamente ad aggredire gli spazi. Nella ripresa, quando il Siracusa alza ritmo e pressione, la squadra non riesce a risalire con qualità né a consolidare il possesso. I cambi non incidono davvero: fatta eccezione per Rolfini, tra i più reattivi, manca l’impatto emotivo e tecnico per riprendere il controllo. In una giornata favorevole in classifica, è un’occasione lasciata a metà. POCHI LAMPI
La mancata lucidità del Siracusa: Tre angoli consecutivi tra il 10’ e l’11’, pressione alta, buona occupazione delle corsie laterali. Eppure, la sensazione è quella di una squadra che costruisce molto attorno all’area senza affondare il colpo. Riccardi ci prova dal limite ma senza precisione, le palle inattive non producono veri pericoli. La crescita passa anche dalla capacità di trasformare la mole di gioco in occasioni nitide con maggiore continuità. PECCATO
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