Al calcio professionistico non frega niente della crisi della Nazionale. Quelle che vedete sono solo lacrime di coccodrillo

01.04.2022 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    vedi letture
Al calcio professionistico non frega niente della crisi della Nazionale. Quelle che vedete sono solo lacrime di coccodrillo

Metto subito le mani avanti. Sto per dire una cosa che al 90% dei lettori non piacerà: la Nazionale appassiona molto poco il sottoscritto. Per fortuna (o purtroppo) vengo dalla patria per antonomasia del campanilismo, dove due persone sono in grado di fondare tre partiti, e dunque l’amore per l’azzurro mi tocca davvero poco. Massimo rispetto per chi la pensa diversamente, ma la mia verità è questa.

FIUMI DI PAROLE - Ho fatto questa premessa perché la ritengo doverosa per chiarire il punto di partenza del mio ragionamento sul secondo fallimento azzurro, a una settimana di distanza dal tonfo di Palermo. Sette giorni fa su queste pagine ho scritto che sarebbe partita una crociata con qualche (nessuna) vittima, ma con poche novità sostanziali. Per adesso il pronostico è stato assolutamente rispettato. Gravina è e rimarrà al suo posto, Mancini idem con patatine. Tutti ancora sulla cresta dell’onda lunga dell’Europeo; dimenticandosi che per la prima volta nella storia una Nazionale che ha vinto più di un Mondiale è rimasta fuori dalla kermesse FIFA più importante di tutte.

VALORIZZARE Sì O VALORIZZARE NO? - Si è parlato tanto di giovani da lanciare, di riforme e tutto il solito canovaccio. Sono d’accoro con Nicolò Schira che 24h fa parlava della questione delle valorizzazioni in Serie C come di un qualcosa di controproducente (giocano i giovani che ti portano soldi e non quelli buoni davvero), ma è anche vero che toglierle potrebbe voler dire dare il via libera ai club ad usare soprattutto elementi di esperienza, che sanno il proprio mestiere e portano a casa con meno problemi il risultato. Dato che il Dio denaro la fa da padrone ecco che le valorizzazioni diventano uno strumento utile.

SECONDE SQUADRE? PARLIAMO AL SINGOLARE - Un’altra tematica che ho sentito affrontare, legando di nuovo il mondo della Serie C a quello di una Nazionale di nuovo al palo, è quella delle seconde squadre. Ora, chi ha la pazienza di leggere queste pagine da qualche tempo sa che il sottoscritto non è un estimatore di questo progetto, sia per le metodologie utilizzate che per i costi che comporta (fare due ricerche sul vecchio ‘Campionato DeMartino’ no?), ma è anche vero che in altri paesi ha funzionato. Quindi avanti con un tentativo anche qui da noi. Dopo tre anni, però, solo un club, la Juventus, ha aderito: chiedersi il perché crea scompensi ormonali a qualcuno? Credo di sì. E anche la Vecchia Signora non è che abbia poi sfoderato chissà quali fenomeni per il momento. Ok, alcuni giocatori come Aké, De Winter e Soulé si sono affacciati in prima squadra, ma trattasi in ogni caso di un franco-ivoriano, un belga e un argentino con passaporto italiano. Non propriamente ragazzi nati a Viterbo, Lecco o Teramo.

ITALIA, PAESE DI SANTI, POETI E PROCURATORI - Volete un altro capro espiatorio della crisi azzurra? I procuratori. Sia chiaro. Il settore deve essere rinnovato, con regole più ferree e la certezza che queste vengano rispettate, ma è folle dare la colpa agli agenti che altro non sono che “rappresentanti”, quotidianamente all’opera per cercare di piazzare il loro prodotto all’acquirente migliore? Le regole del commercio sono abbastanza banali: domanda e offerta. Stop. Quindi fare troppa filosofia ha poco senso.

E I CLUB? - Infine si è tornati ad affrontare il problema che le società prestino con scarsa voglia i propri tesserati alla Nazionale. Scusate, ma voi che state leggendo questo articolo VERAMENTE troppo lungo, la prestereste la vostra auto migliore ad un altro pilota (che conoscente poco o niente) per affrontare una gara dove c’è anche il rischio concreto che il veicolo in questione si sfasci? In ballo ci sono milioni e milioni di euro e l’amor di Patria, che piaccia o meno, finisce in secondo piano.

Fermi un attimo. Ma non è che il punto è proprio questo? Il campanilismo che vince su tutto e tutti? E che la valle di lacrime successiva ad una debacle sia solo un modo per dimostrarsi parte del festival nazional-popolare che si strappa le italiche vesti? Stai a vedere che in un’altra vita avrei potuto fare anche il dirigente sportivo ai massimi livelli. Magari avrei anche fondato una seconda squadra…