Allenatori: preparazione e gestione generale del collettivo. Vi racconto i vari Braglia, Pruzzo, Marino, Pellegrino, Stringara ...

Allenatori: preparazione e gestione generale del collettivo. Vi racconto i vari Braglia, Pruzzo, Marino, Pellegrino, Stringara ...
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domenica 23 febbraio 2014, 10:15Il Punto
di Alì LOLLI
Alì Lolli, allenatore di base "UEFA B" ed ex calciatore professionista, con oltre dieci anni di Serie C e Lega Pro con le maglie di Teramo, Catania, Paternò, Lanciano, Padova, Grosseto, Ternana, Taranto, Cassino e Pomezia.

Da poco ho iniziato la mia nuova avventura da allenatore, anche se in un campionato di basso livello come la Promozione. Quando ero ancora calciatore, ho sempre avuto la buona abitudine, tornato a casa dopo gli allenamenti, di appuntarmi situazioni tattiche, esercitazioni e schemi su palla inattiva che più mi avessero colpito, per utilizzarli un giorno nelle mie squadre. Naturalmente in tanti anni di Serie C e Lega Pro ho avuto la fortuna di conoscere allenatori molto preparati che hanno anche avuto la fortuna e bravura di arrivare in alto. Ognuno di loro aveva il suo credo calcistico e la sua metodica di insegnamento, condivisibile o meno, ma comunque un'ottima preparazione. Ciò che li distingueva l'uno dall'altro era senza alcun dubbio il lato caratteriale ed il modo di approcciarsi al giocatore, allo spogliatoio, alla proprietà e all'ambiente esterno dei giornalisti e dei tifosi. Componenti, quest'ultime, importanti tanto quanto la preparazione sul campo. Ogni qualvolta vado a rivedermi i miei appunti ho un ricordo per molti di loro.

Ricordo con affetto Pasquale Marino, avuto nel Paternò Calcio, persona molto lucida ed equilibrata che amava instaurare un rapporto d'amicizia soprattutto con i più giovani, che spesso "sbeffeggiava" con battute simpatiche, era molto sicuro di se e richiedeva, durante gli allenamenti e le partite, sempre molta calma, lucidità e ricerca del gioco attraverso il suo 3-4-3 molto offensivo. Nonostante non si scomponesse mai, dando l'impressione di avere tutto sotto controllo, ricordo che una domenica andammo a giocare contro l'ultima in classifica ed risultato era abbastanza scontato, essendo noi la capolista con una squadra fortissima, eppure dopo soli due minuti ci trovammo sotto. Il tempo scorreva inesorabile e nonostante i nostri attacchi, non riuscivamo a pareggiare. Marino cominciò ad innervosirsi e farsi prendere dall'ansia, non era da lui, chiedendoci in continuazione e freneticamente di rimanere calmi,  in mano teneva una borraccia dalla quale sorseggiava ossessivamente ogni trenta secondi e si passava la mano tra i capelli in continuazione. Sembrava completamente pazzo e noi lo guardavamo quasi increduli. Incredibile come le partite più semplici sulla carta possano farti andare letteralmente in confusione. Bè la partita la vincemmo 3 a 1 ed il martedì alla ripresa gli allenamenti organizzammo un imitazione indimenticabile!!!

Chi mi impressionò, per la sua calma olimpica, fu Cuccureddu che incontrai l'anno dello storica promozione in B del Grosseto. Lui è formidabile nel saper inculcare mentalità vincente convincendoti dell'essere superioriore alle altre squadre preparando le partite quasi non curandosi dell'avversario, con un pizzico di quella sana presunzione ripete in continuazione, fino a due minuti prima della gara, la  sua tipica espressione torinese: "Noi siamo più forti di questi, diofà'". Pur non lavorando molto tatticamente, affidandosi molto hai giocatori esperti, cura e osserva in maniera maniacale i comportamenti dei giocatori ed ha il grande pregio di riuscire a creare un ambiente sereno. Esternamente può sembrare antipatico e presuntuoso, ma è il suo stratagemma per dare sicurezza alla squadra. Ricordo che prima di Grosseto-Pisa, scontro al vertice, un giornalista gli chiese cosa pensasse di Braglia e lui gli rispose: "Braglia chi?" facendo finta di non conoscerlo.

Quel Braglia che mi allenò a Taranto in un anno disgraziato sia per me, che mi fratturai la rotula, sia per il mister, che fu esonerato dopo poco più di un mese dall'inizio. Un carattere di ferro, che fuori dal campo non giudicava e criticava mai la tua vita privata, ma appena mettevi piede nel rettangolo di gioco non ti permetteva nessun tipo di leggerezza. Un perfezionista quasi maniacale del 3-5-2 che improntava tutti gli allenamenti sull'intensità e sul primeggiare agonisticamente, non dimenticherò mai alcune partitine infrasettimanali dove la grinta e l'adrenalina erano equiparabili a quelle espresse la domenica in campionato. Come non dimenticherò mai il suo carattere intransigente quando il neo presidente D'addario gli chiese davanti tutti noi che voleva analizzare i video delle partite insieme a lui. La risposta fu:"La ringrazio ma non sono abituato a rivedermi i video con i miei presidenti" e tra i due ci fu uno sguardo agghiacciante. La domenica pareggiammo in casa e Braglia sapete tutti che fine fece.

Molto simile a Braglia era Stringara, conosciuto sempre a Taranto l'anno precedente. I due si somigliano molto, forse perché entrambi toscani, sia nell'impostazione tattica sia nell'approggio alle gare. Entrambi mantengono un rapporto molto distaccato con i giocatori e mettono: l'agonismo, il dinamismo, l'intensità durante l'allenamento e la partita; come elementi imprescindibili. Il tono della loro voce nel discorso pregata era un ecalation di carica positiva che andava ad incrementare il training autogeno di ogni singolo calciatore. Una caratteristica li distingueva, ricordo infatti, che quell'anno, il Taranto aveva l'obiettivo della salvezza ed al mister piaceva "incollare" al play della squadra avversaria una marcatura fissa stile Gentile su Maradona e spesso a fine gara questa cosa ci faceva sorridere. Addirittura,  in una rifinitura, in preparazione del match contro il Crotone primo in classifica, preparò la partita con più una  marcatura a uomo, tanto che alcuni giocatori rischiarono di finire completamente in un'altra zona del campo. A fine allenamento rientrando negli spogliatoi mi guardo con Migliaccio e scherzando, gli dissi: "Vincè 15 anni di zona buttata all'aria, oggi mi è sembrato che il miglior modo per attaccare fosse difendersi, altro che Zeman"; con grosse risate di chi era intorno a noi ad ascoltarci.

Non potrò mai dimenticare chi mi fece esordire nei professionisti, ancora minorenne passai dal campionato di Promozione a quello di C2 nel Teramo e quando Roberto Pruzzo mi disse di scaldarmi e poi mi diede le indicazioni per entrare fu un emozione fortissima. Peccato che il mister sentisse troppo le partite, tanto che bisognava frenarlo e trattenerlo fisicamente. Infatti quando l'anno successivo lessi di Alessandria-Pisa,  dove fece lo sgambetto dalla panchina ad un Mannini lanciato in contropiede, morii dalle risate. Non mi sorpresi neppure quando lo stesso anno rischiò grosso e fu portato via in ambulanza durante una partita dove perse i sensi.

L'ultimo ricordo mi viene per Maurizio Pellegrino che per quattro anni, Paternò, Lanciano, Padova e Cassino,  è stato il mio "padre calcistico". Forse il più preparato e al quale ho rubato più segreti, ma sempre sfortunato nei momenti decisivi. Uscimmo dai Play Off, sia a Lanciano che ha  Padova, nelle ultime giornate per episodi, infortuni particolari e sfortunati, che segnarono le sorti di entrambi. Un anno, allenatore del Sud Tirol, retrocesse all'ultimo secondo della partita di ritorno dei Play Out, dove il portiere dopo aver bloccato la palla andò a dare una spallata violenta ad un attaccante del Ravenna. Espulsione, rigore, gol, retrocessione e triplice fischio finale.

E' sicuramente vero che la preparazione e la gestione generale del collettivo sono componenti importanti per un allenatore, ma quando si dice: "Meglio un allenatore fortunato, che bravo!!!" Forse...