Attaccanti, che invidia! Ormai non conviene più fare il portiere...Comproprietà sempre più rare, lottiamo per la disoccupazione

Attaccanti, che invidia! Ormai non conviene più fare il portiere...Comproprietà sempre più rare, lottiamo per la disoccupazione
© foto di @TLP
domenica 9 marzo 2014, 09:00Il Punto
di Alì LOLLI
Alì Lolli, allenatore di base "UEFA B" ed ex calciatore professionista, con oltre dieci anni di Serie C e Lega Pro con le maglie di Teramo, Catania, Paternò, Lanciano, Padova, Grosseto, Ternana, Taranto, Cassino e Pomezia.

"Se rinasco faccio il portiere" e "bella la vita dell'attaccante" sono da sempre frasi più gettonate in qualsiasi spogliatoio. Non ricordo ritiri estivi ed annate in cui tra compagni non siano state pronunciate, a mo' di sfottò, queste espressioni. Non sarà un caso che, quando ho iniziato ad allenare i bambini, il 90% di loro desidera e ambisce a questi due ruoli, mentre solo il restante 10% gradirebbe diventare un centrocampista o un difensore. E' chiaro che crescendo il giovanissimo calciatore in erba si adatterà ai ruoli più congeniali alle sue caratteristiche ma un pizzico di invidia, per chi ricoprirà quei ruoli, rimarrà sempre. Io per primo ho vissuto una carriera da faticatore della fascia e ne sono contento ed orgoglioso, eppure avrei preferito essere un Roberto Baggio, il mio idolo adolescenziale. Mettiamoci pure che la mia generazione è cresciuta guardando Holly e Benji ed il gioco, è fatto. Ma nello specifico cosa rende questi due ruoli affascinanti?

Il portiere, nella preparazione atletica e fisica, è a tutti gli effetti un ruolo a se stante e già nel ritiro estivo, come durante la settimana tipo, è considerato fortunato, perché esente da corse aerobiche faticose. Essere un numero uno vuol dire, inoltre, come per l'attaccante, essere artefice di una finalizzazione: si entra, insomma, più facilmente nei cuori dei tifosi. La parata decisiva, come un gol determinante, rimane molto più impressa di un recupero difensivo o di un assist intuitivo. La possibilità di personalizzare la propria maglia, poi, fa si che si possa esprimere la propria creatività non solo attraverso il taglio dei capelli, sempre se si hanno, e i tatuaggi, potendo diversificarsi sempre dai dieci compagni in campo. Il portiere, infine, è quel ruolo che ti da la possibilità di giocare più a lungo, anche oltre i trentacinque anni. A dirla tutta, tutti invidiano i guardiapali perché, ogni tanto, possono fare le ore piccole: il giorno dopo, in allenamento, è molto più facile camuffarlo.

Ma se la parata miracolosa, ti fa trattenere il respiro l'attaccante invece, con un gol importante, fa esplodere fuori tutte le emozioni trattenute fino a quel preciso istante. Per il tifoso il gol è liberazione, gioia, senso di appartenenza per la squadra che tifa e per la città in cui abiti o sei legato. Per questo l'attaccante sarà per sempre la star indiscussa di questo sport. Segnare un gol manda in estasi chi lo segna e chi lo vede segnare. A me è capitato poche volte, ma mi è bastato per capire cosa si prova. Se poi si aggiungono, al senso del gol giocate tecniche ed estrose si diventa indiscutibilmente beniamini dentro e fuori dal campo. Il bomber è sempre il più ricercato: per il calciomercato, per la foto, per l'intervista, dalle ragazze... E poi è più facile dimenticarsi  di un errore di un attaccante piuttosto che di un difensore. Se sbaglia la punta il risultato non cambia, se lo fa chi staziona nel pacchetto arretrato, sono guai...

Due ruoli, insomma, che spesso danno sfogo all'egocentrismo di chi è l'attore principale  di questo grande spettacolo che è il calcio. Eppure se rapportiamo questi due ruoli alla realtà della Lega Pro, qualche cosa cambia. Come?



Mettiamo da parte l'aspetto emozionale ed entusiasmante che questi ruoli sanno regalare e parliamo con razionalità di soldi e contratti, il motore di questo mondo. In questa Lega Pro, man mano sempre più povera economicamente, gli unici a salvarsi sono solo i giocatori offensivi. Solo loro in tempi di crisi riescono a strappare triennali e ingaggi importanti, in alcuni casi da potergli cambiare la vita. L'attaccante è quasi sempre tutelato dall'idea societaria che un eventuale exploit vada blindato da un contratto forte. In quanti però, dopo un'annata ricca di gol, riescono a ripetersi? Eppure le punte godono delle migliori condizioni contrattuali.

E gli altri? A meno che non si parli di fuoriclasse (non sempre...) o di under promettenti, la maggior parte dei calciatori che milita negli altri ruoli, portiere su tutti, vivono di accordi annuali o nella migliore delle ipotesi biennali a cifre molto, ma molto più basse, dei colleghi attaccanti. Oggi più che mai, con i tagli previsti per la composizione della Lega Pro unica, ci sarà una corsa spasmodica alla ricerca di un rinnovo di contratto e molti calciatori, pur compiendo un eccellente campionato, non correranno mai il rischio di rimanere a scadenza, sapendo che l'anno prossimo potrebbero ritrovarsi appiedati.

Sempre più rare, inoltre, saranno le comproprietà tra squadre di A e B con quelle di Lega Pro perché i calciatori preferiranno rimanere fermi con la sicurezza di uno stipendio puntuale, piuttosto che rischiare il riscatto esercitato da società di terza serie che potrebbero ritrovarsi tra i dilettanti in pochi mesi. D'altronde per chi rimarrà fuori, la serie D è dietro l'angolo e le rigide regole degli under obbligatori dei campionati dilettantistici rischiano di sbattere la porta in faccia anche a chi ha tanti anni di professionismo alle spalle. I più penalizzati saranno proprio i portieri, ritenuti "fortunati" all'inizio di questo editoriale, perché il ruolo è affidato sempre più frequentemente ai giovani.
A conti fatti si potrebbe tranquillamente affermare che il lavoro del calciatore di terza serie è tra i più precari in circolazione.

Ma in un periodo di crisi nazionale così profondo non sarebbe giusto introdurre un ammortizzatore sociale anche per i calciatori disoccupati? Mi faccio da tempo questa domanda ma non trovo mai un riscontro in nessuna dichiarazione di chi è al timone delle istituzioni del calcio. Ghirelli e Macalli chiedono di modificare i contratti con l'introduzione dell'apprendistato esentasse. Una mossa utile per ridare ossigeno a molte compagini che tirano la cinghia ogni volta che c'è da pagar gli stipendi (le società che pagano puntualmente ogni mese ormai sono mosche bianche). Ma io mi chiedo se non si possa osare di più: perché non modificare i contratti per richiedere la disoccupazione, come accade per un normale lavoratore?

In fondo sappiamo tutti che le cifre che girano in Lega Pro (tranne rare eccezioni) non sono esorbitanti come quelle delle categoria superiori. L'idea che il calciatore non debba lamentarsi per il lavoro che fa è ormai trita e ritrita. Il calcio è cambiato, la grande diffusione di stipendi al minimo sindacale lo dimostra. Senza contare che non tutti hanno la fortuna di nascere attaccanti...