CAOS CALCIO: CLUB IN CRISI E STIPENDI CONGELATI. I CALCIATORI-CASSAINTEGRATI NON CI STANNO. BATTAGLIA GRAVINA-TOMMASI: GODE CALCAGNO

19.03.2020 00:00 di Nicolò Schira Twitter:    Vedi letture
CAOS CALCIO: CLUB IN CRISI E STIPENDI CONGELATI. I CALCIATORI-CASSAINTEGRATI NON CI STANNO. BATTAGLIA GRAVINA-TOMMASI: GODE CALCAGNO

Da qualche settimana era nell’aria. Alcuni club di Lega Pro faranno fatica ad arrivare a fine anno: tre-quattro società hanno problemi da tempo e lo stop forzato causa Coronavirus rischia di essere per loro la mazzata finale. Zero introiti a fronte di spese ed uscite che non diminuiscono affatto, inevitabile palesarsi il rischio default all’orizzonte. Anche perché non siamo in Serie A, dove comunque la maggior parte delle compagini spingono per tornare in campo il prima possibile (rischiano di sfumare 800 milioni di euro, molti dei quali già spesi dalle società), bensì in C dove molti club vivono di botteghino, valorizzazioni e incentivi all’esodo. Se non si gioca però questi soldi saltano e rischia di crollare tutto in un amen. Ecco perché alcune società hanno deciso di non pagare gli stipendi. Una scelta obbligata per problemi di forza maggiore che mette in subbuglio il mondo del pallone e apre una battaglia (che si preannuncia aspra e senza esclusioni di colpi) tra i presidenti e i calciatori. Soprattutto nella terza serie dove la maggior parte dei giocatori guadagna cifre normalissime (2 mila euro al mese) e senza ricevere emolumenti rischia di andare in difficoltà nella propria quotidianità. Ecco perché l’AIC fa muro e dice no al congelamento degli stipendi fino a quando i campionati non ripartiranno. 

In tutta questa bagarre il numero uno della FIGC, Gabriele Gravina, ha avallato l’ipotesi di tagliare gli stipendi di tutti i calciatori, evidenziando come in tale emergenza questa ipotesi non debba essere un tabù. Ovviamente - a nostro modo di vedere - bisognerebbe operare un netto distinguo tra le categorie. In A i guadagni sono talmente elevati che un sacrificio sarebbe possibile e per certi aspetti anche doveroso, magari desinando una parte dei tagli in beneficenza per gli ospedali e gli enti che quotidianamente lottano in prima linea contro il mostro Coronavirus. In Serie C, però, la situazione è differente e tagliare il 50% o addirittura congelare gli stipendi significa in molti casi mettere in crisi tante famiglie. 

Come si potrebbe fare a non affossare i club tutelando al contempo calciatori e tesserati? In C al momento c’è un accordo sindacale tra Lega Pro e Associazione calciatori che prevede le ferie degli atleti in questo periodo di blocco. L’intesa vale fino al 20 marzo, ma non è escluso, anzi decisamente possibile, che possa essere protratta fino al 3 aprile. D’altronde da contratto collettivo i calciatori hanno diritto a 4 settimane di ferie all’anno. Solitamente avvengono nel mese di giugno, ma nulla vieta possano essere anticipatem soprattutto a fronte della possibilità che nel mese di giugno si giochi il campionato. Più complesso il discorso inerente alla possibilità di sforare la scadenza del 30 giugno per terminare playout e playoff nel mese di luglio. Servirebbe, infatti, un nuovo accordo collettivo per prolungare i contratti in scadenza appunto il 30 giugno per almeno altri 15 giorni. Nelle NOIF nulla di tutto ciò è previsto e servirebbe un nuovo accordo. Tutto da ipotizzare e trovare. Per questo filtra freddezza tra i progetti di Gravina e le esigenze dei calciatori rappresentati dall’AIC, dove dopo tre mandati Damiano Tommasi appare al capolinea. Marco Tardelli da settimane è in campagna elettorale ma la sensazione è che possa essere eletto l’attuale vicepresidente Umberto Calcagno, che rappresenterebbe comunque uno strappo col passato. In diverse occasioni le dichiarazioni di Calcagno infatti sono apparse in antitesi o divergenti da quelle di Tommasi. Con i calciatori e associati delle categorie inferiori più vicini a Calcagno, presente in prima linea in questi anni per aiutare i propri ragazzi dinanzi alle varie criticità, mentre Tommasi è stato maggiormente impegnato nelle stanze dei bottoni con il tentativo fallito di dare la scalata alla poltrona di presidente della FIGC. Due brutte sconfitte: la prima in appoggio a Demetrio Albertini contro Carlo Tavecchio e la seconda in prima persona contro Gravina. Entrambe hanno lasciato il segno. 

In prima fila, in tutta questa spinosa vicenda, c’è anche il numero uno della Lega Pro Francesco Ghirelli, che ha paventato l’opzione della cassa integrazione. Un compromesso tra le esigenze dei club e i diritti dei calciatori. Fattibile? Difficile. Bisognerebbe attuarla su scala regionale come accade per i lavoratori subordinati. Oltretutto le tempistiche appaiono lunghe e laboriose. La cassa integrazione prevederebbe nello specifico una riduzione dello stipendio, che i calciatori potrebbero tranquillamente rifiutare. Sarebbe un loro diritto. Anche se meglio una riduzione piuttosto che non percepire nulla come accaduto ai giocatori di Casertana, Catania e Siena recentemente. La matassa resta ingarbugliata. Servirebbero buon senso e sacrifici da parte di tutti. Nessuno escluso.