CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA', C'E' ANCHE LA LEGA PRO ... NON DIMENTICHIAMOLO. INTANTO LA CREDIBILITA' DI QUESTO CALCIO DOVE VA A FINIRE?

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA', C'E' ANCHE LA LEGA PRO ... NON DIMENTICHIAMOLO. INTANTO LA CREDIBILITA' DI QUESTO CALCIO DOVE VA A FINIRE? TMW/TuttoC.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 18 agosto 2011, 10:20Il Punto
di Vittorio Galigani
Vittorio Galigani, espertissimo dirigente, da 35 anni nel mondo del calcio. Già Direttore Generale di club come Verona, Ternana, Taranto, Fano, Cagliari e Pescara.

E’ già diventato il tormentone dell’estate. Eppure il Decreto non è stato ancora approvato. In ogni caso rischiamo di far ridere il mondo intero. Sarà forse anche il caso, a questo punto, che i dirigenti di società si facciano più scaltri. Basta con questo gioco sulle parole. Lordo e netto.
In Italia, per giunta, abbiamo il malcostume di pensare che il calcio sia solo quello della massima divisione. La serie A. Quindi ogni problema viene affrontato, con il megafono platealmente amplificato, solo pensando ai contratti dei tesserati di quella categoria. Noi invece, volutamente, tralasciamo anche la serie cadetta (dove già la situazione contrattuale è sufficientemente onerosa).
Parliamo della terza serie dove, anche lì purtroppo, ci sono contratti che, al netto, superano lo sbarramento dei 90.000 euro l’ anno, ma anche dei 150.000, in tanti altri casi. E nei contratti della Lega Pro, si badi bene, viene indicato solo l’importo lordo.
Il “guaio”, per così dire,  lo causa la trattativa economica.

La “debolezza”, si dirà, è del dirigente che corteggia un attaccante da doppia cifra (per fare un esempio a caso) o un calciatore dalla carriera importante. Per accontentare la piazza, si dice (si da sempre questa motivazione).  L’accordo si trova, sempre, sullo stipendio al netto. Al netto di tassazione. Al netto di vitto e alloggio. Al netto di premi di rendimento. Al netto della procura. Insomma al netto… di tutto. Colpa del dirigente si dirà o della sua debolezza. Poi scopri che 100.000 euro al netto ne costano alla società più di 200.000. Benefit esclusi.

Sarebbe opportuno allora, come di uso comune in tutte le trattative di lavoro, si cominciasse a parlare solo di importi al lordo. Poi che le leggi dello stato e relative modifiche facessero pure il loro corso.
Invece, adesso che il Consiglio dei Ministri ha emanato questo nuovo Decreto, che prevede il contributo di solidarietà del 5 o del 10 per cento, a seconda dei guadagni, balliamo ancora sulle parole.

Ho letto anche di un amico procuratore, che in Italia, e non solo, va per la maggiore, che senza alcun pudore propone la suddivisione dell’ imposta, ove applicata, a metà tra tesserato e società. Motivandola con la mancanza del sostegno giuridico.
Dico, ma stiamo impazzendo! Il brutto è che queste asserzioni vengono fatte da addetti ai lavori.

Parliamo, e siamo tutti bravi, con enfasi. Di crisi a tutto tondo. Di operazioni finanziarie, in entrata, che per il calcio nostrano sono improponibili ed inattuabili. Dello scivolamento in basso del nostro ranking. Delle difficoltà di bilancio di gran parte delle nostre società. Di necessità virtuosa di abbattimento dei costi. Guai però a sfiorare il portafoglio dei calciatori. Diventa un argomento tabù.
La tassa salva Italia, chiesta alla fascia medio – alta  della popolazione, li deve lasciare immuni. La loro carriera, poveri, dura solo pochissimi anni.
A dire il vero mi sono meravigliato anche di una dichiarazione di Damiano Tommasi. Anche per lui la base sembra non esistere, parla e fa riferimento sempre e soltanto ai contratti dei calciatori della serie A. Balla anche lui, relativamente a questo argomento, sulle parole. Lordo e netto. Richiamando un dettato contrattuale antico.
Veramente si rischia di infilarsi in un tunnel profondo. Fino a poche ore addietro si rischiava lo sciopero per il rinnovo contrattuale e per la regola degli under, ora è scontato quale sarà l’argomento principe del prossimo consiglio federale.
E’ sceso in campo anche il Ministro Calderoli, con una presa di posizione decisa. Pugno di ferro intransigente, come del resto anticipato dall’ad del Milan Galliani.

Stiamo raschiando veramente il fondo e rischiamo di diventare ridicoli agli occhi della gente comune. Dei dipendenti Fiat di Pomigliano, tanto per citare un esempio.
Una volta si usava dire : “Bambole non c’è una lira ! ”.
Questa, nell’attuale è l’unica cosa certa. A tutti i livelli imprenditoriali. Ma, per interesse privato, in questo caso quello dei calciatori, facciamo finta di non essercene ancora accorti. Con l’aggravante che tutte queste “moine” contribuiscono a scalfire, ogni giorno di più, la credibilità dell’ambiente.

Ci siamo dimenticati, peraltro, che parliamo di quella cosa rotonda, che da bambini, appena siamo capaci di correre, prendiamo a calci in strada, sotto casa, su campi improvvisati (ai miei tempi le porte si facevano con gli indumenti). Del gioco più bello del mondo. Appunto. Di un gioco appassionante che solo per  i più fortunati si tramuta in professione.
E’ un brutto momento per tutti. Di grande sacrificio. In questo momento siamo "figli di un mondo minore" e non giova a nessuno impuntarsi e battere i pugni.

Un consiglio ai calciatori ed a chi li rappresenta. Politica del buon senso ed un bel passo indietro. Altrimenti questo “pallone” che, anche se costruito in maniera super tecnologica, rischia di andare in frantumi. A questo proposito mi voglio rifare ad un detto dei nostri nonni: “Il troppo stroppia”. 

Ragazzi non dimenticatelo, principalmente mentre, sotto il tunnel, scarpini ai piedi, state per entrare in campo.