CONTRO GLI SCIACALLI - ECONOMICI E NON - GHIRELLI DETTA LA LINEA. MA CHISSÀ SE ALTRI LA SEGUIRANNO METTENDO LA SALUTE PRIMA DEI SOLDI. FERMARSI (TOTALMENTE) ORA PER RIPARTIRE IL PRIMA POSSIBILE. O I CAMPIONATI RISCHIANO DI NON TERMINARE PIÙ

18.03.2020 00:00 di Tommaso Maschio   Vedi letture
CONTRO GLI SCIACALLI - ECONOMICI E NON - GHIRELLI DETTA LA LINEA. MA CHISSÀ SE ALTRI LA SEGUIRANNO METTENDO LA SALUTE PRIMA DEI SOLDI. FERMARSI (TOTALMENTE) ORA PER RIPARTIRE IL PRIMA POSSIBILE. O I CAMPIONATI RISCHIANO DI NON TERMINARE PIÙ

"Come negli ospedali ci sono gli sciacalli che lucrano sulle mascherine, nel calcio ci sono sciacalli che telefonano a club dicendo che loro hanno trovato la strada per non pagare i calciatori per causa di forza maggiore poiché non si allenano e non giocano”. Non usa mezzi termini il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli per denunciare quanto sta accadendo in questi giorni attorno a diversi, probabilmente molti, club di Serie C. Una denuncia giusta, doverosa, di un fenomeno che si presenta diverso e uguale a se stesso ogni qual volta che ci si trova a vivere un periodo di crisi o d'emergenza come quello che attualmente stiamo attraversando. Una storia vecchia se non come il mondo, quasi, amplificata ancor di più da un sistema economico che non conosce remore di natura morale, in cui il profitto viene prima di tutto, compresa la salute di alcuni. E il calcio ovviamente non può essere esente da certi personaggi: ci sono già in tempo di pace, figuriamoci ora che viviamo qualcosa di simile a una guerra silenziosa (mancano le bombe, ma non i morti purtroppo). Ed è giusto che le istituzioni calcistiche denuncino e facciano tutto ciò che è in loro potere per tenere il più lontano possibile gli sciacalli.

Sciacalli che si muovono su in terreno fertile perché siamo tutti consapevoli delle difficoltà economiche delle squadre di Serie C, acuite da un campionato fermo, dall'assenza degli incassi del botteghino che per molte sono vitali. Una situazione a cui bisognerà far fronte nei tempi e nei modi opportuni lavorando assieme non solo alle altre leghe, che pure soffrono seppur in maniera minore, e al Governo per trovare la quadra affinché non saltino per aria troppi club con tutte le conseguenze nefaste del caso. Perché diciamolo chiaramente lo stop non sarà breve, si andrà quasi sicuramente oltre il 3 aprile e anche oltre Pasqua e per molti, per tutti, arrivare a maggio – quando si spera si potrà tornare a parlare di calcio giocato – sarà dura.

Oltre al lato economico c'è poi quello, più importante, della salute. E anche qui va fatto un plauso a Ghirelli – che in passato ho criticato per certe sue dichiarazioni o prese di posizione – per l'accordo trovato con l'AIC per la sospensione degli allenamenti fino al 3 aprile, data che il Governo ha indicato come quella in cui si potrebbe tornare alla normalità. Un accordo che dovrebbe essere preso a esempio anche dagli altri presidenti, di club o di lega che siano, perché in un momento come questo far correre rischi inutili a giocatori e tecnici è da irresponsabili (come lo è per tante attività produttive che restano aperte seppur non fondamentali o essenziali esponendo i lavoratori e le loro famiglie a enormi rischi di contagio). Non è dividendo i giocatori in gruppetti di quattro-cinque che si allenano alternandosi che si tutela la loro salute. L'unico modo è fermarsi, aspettare, e poi ripartire quando i tempi saranno migliori e i rischi nulli. Se ci si indigna per chi si riscopre podista dopo una vita passata sul divano solo per uscire dalla quarantena, a maggior ragione bisognerebbe indignarsi nei confronti di chi costringe i propri dipendenti a esporsi a rischi inutili in un momento in cui tutto è fermo, con la ripartenza che al momento rappresenta un orizzonte lontano e incerto. Fermarsi ora per ripartire il prima possibile, questo deve essere l'unico pensiero affinché lo stop non si prolunghi e i campionati di questa stagione si fermino all'ultima giornata giocata (la 27^ per i Gironi A e B, la 30^ per quello C), perché il rischio c'è ed è inutile girarci troppo attorno.