DA TRIESTE A CATANIA, TUTTI PAZZI PER I PLAYOFF. NON SPEGNETE LA PASSIONE DELLA GENTE

30.05.2019 00:00 di Marco Pieracci   Vedi letture
DA TRIESTE A CATANIA, TUTTI PAZZI PER I PLAYOFF. NON SPEGNETE LA PASSIONE DELLA GENTE

Mi ritrovo nella non semplice condizione di dover scrivere il mio editoriale prima della partenza per Arezzo dove questa sera seguirò il derby toscano fra Arezzo e Pisa, una delle quattro emozionanti sfide di andata delle semifinali playoff, delle quali si conoscerà già il risultato nel momento in cui leggerete queste righe. E allora non potendo commentarne l’esito mi limiterò ad alcune considerazioni su quello che già i playoff ci hanno raccontato. Ad esempio che la formula allargata a ventotto squadre, con fase a gironi e due promozioni li ha resi ancora più avvincenti e che i vantaggi derivanti dalla posizione di classifica sono una clausola di salvaguardia efficace, per tutelare i risultati conseguiti durante la stagione regolare. L'allargamento permette di lottare per un obiettivo fino alla fine rendendo meno scontato l'esito di certe partite. E la scelta di riportare la Final Four sui rispettivi campi valorizza l'elemento territoriale.

Le prime due fasi della competizione sono state davvero una bella boccata d’ossigeno dopo le vicissitudini di una stagione dannata, nata sotto pessimi auspici e, se possibile, proseguita in maniera ancora peggiore, tra ricorsi, fallimenti, maxi penalizzazioni e quant'altro. Riprendendo un'espressione cara al presidente Ghirelli finalmente il pallone è tornato al centro del campo e lo spettacolo al quale stiamo assistendo sul rettangolo verde e sugli spalti non può che essere lo spot migliore per il futuro della Serie C. Basti pensare ai 20mila spettatori del derby siciliano Catania-Trapani o alla corsa al biglietto per quello toscano fra Arezzo e Pisa per capire che la passione della gente per il calcio è un fuoco che cova dentro e ha soltanto bisogno di essere alimentato, non spento con decisioni che generano rabbia e disaffezione. Ogni riferimento a quello che sta accadendo in Serie B non è puramente casuale. Modificare le regole in corso d'opera è un insopportabile vizietto italico che sarebbe bene debellare una volta per tutte. Ne va della credibilità dell’intero sistema. Non possono esistere scorciatoie per la salvezza che va conquistata sul campo (a proposito la Lucchese merita applausi a prescindere da come andrà a finire l'ultimo atto con il Bisceglie). I playout devono essere giocati ed è impensabile che le società coinvolte brancolino nel buio, costrette ad aspettare i tempi biblici dei nostri tribunali.

Nei giorni in cui tiene banco il domino delle panchine in Serie A con Allegri che lascia la Juventus dopo cinque anni trionfali, ma con il cruccio di una Champions non conquistata e Sarri che potrebbe raccoglierne l’eredità dopo la finale di Europa League col Chelsea, Conte promesso sposo all’Inter, Gasperini verso la riconferma alla guida di una splendida Atalanta, e le incognite Roma, Milan e Lazio ci piace evidenziare come anche in Serie C ci siano tanti tecnici preparati che, siamo certi, farebbero bella figura anche ai piani più alti. Senza togliere niente agli altri, ne citiamo tre che sperano di arrivarci con le rispettive squadre: Luca D’Angelo (Pisa), Alessio Dionisi (Imolese) e Vincenzo Italiano (Trapani). Del resto questa categoria è sempre stata una palestra importante per la formazione dei giovani allenatori: qui hanno mosso i primi passi verso il calcio che conta Allegri, Sarri e tanti altri. Tra questi anche Gattuso che dopo una prima parentesi poco fortunata a Palermo e qualche avventura non indimenticabile in Svizzera e Grecia, nel 2016 condusse il Pisa in B. Pare che la dirigenza del Milan sia rimasta sorpresa dal suo gesto di dimettersi rinunciando a 5,5 milioni netti di ingaggio per garantire ai propri collaboratori il pagamento dello stipendio, fino al 2021. Evidentemente, non conoscevamo bene un uomo con la U maiuscola.