E' PARTITA LA RIFORMA SUI CAMPIONATI: MENO SOCIETA' MA STESSI CRITERI VALUTATIVI?

E' PARTITA LA RIFORMA SUI CAMPIONATI: MENO SOCIETA' MA STESSI CRITERI VALUTATIVI?
giovedì 11 novembre 2010, 19:31Il Punto
di Cesare Di Cintio
Nato il 01.07.1972, avvocato, iscritto al Foro di Bergamo, ex dirigente del Monza Brianza 1912, socio dello studio legale Di Cintio-Ferrari, si occupa di diritto sportivo. Consulente legale di TuttoLegaPro.com

È partita la riforma dei campionati.

La commissione Federale presieduta da Mario Macalli ha provveduto a trovare una bozza d’intesa con le altre componenti del mondo calcistico per dare vita alla tanto sbandierata riforma dei campionati. Entro la stagione 2014-2015 la Lega Pro si comporrà di 60 squadre divise in 3 gironi segnando una sensibile diminuzione dell’organico delle squadre professionistiche, che attualmente sono 85, attraverso un meccanismo piuttosto complicato, partorito dopo vari tentennamenti anche per l’assenza dal tavolo delle trattative della Lega di serie A che, come al solito, è sempre poco attenta a ciò che non la coinvolge direttamente.

Ritengo positiva la spinta riformista anche se penso che, sulla riduzione del numero delle società professionistiche, il Sindacato del Calciatori dovrà esprimere la propria opinione dato che questa modifica coinvolge direttamente atleti e tecnici.

Mi auguro, tuttavia, che cambino anche i meccanismi e i presupposti di iscrizione ai campionati dato che quelli sino ad ora pensati dai politici dello sport hanno mostrato tutte le loro lacune ed i risultati, come spesso sostengo, sono sotto gli occhi di tutti.

Mi piace esser propositivo poiché la critica ha senso solo in quanto costruttiva, pertanto, auspico maggiore attenzione nel determinare l’effettivo “valore” (inteso in senso aziendale) delle future compagini che dovranno partecipare ai campionati di Terza Serie per conferire loro la credibilità che attualmente manca. Ed allora perchè non basare l'analisi su criteri che ineriscano la valutazione complessiva delle società piu' che sul il pagamento di somme di denaro a fondo perduto o sulla base di fidieiussioni che, comunque, non garantiscono la regolare corrisponsione degli stipendi ai giocatori e tecnici?

La prova del mio assunto è dimostrata dai numerosissimi fallimenti che negli ultimi anni hanno coinvolto molte società di Lega Pro e Serie B proprio dopo la presentazione delle fideiussioni e la conseguente iscrizione ai campionati. Credo che il futuro dovrà passare attraverso valutazioni della qualità delle società calcistiche per mezzo di analisi approfondite, non solo sulla natura delle performance delle organizzazioni stesse, ma, sopratutto, sull'analisi dalle relazioni tra servizi erogati e performance organizzativa. La qualità, infatti, si misura non solo in base al bacino d'utenza e alla quantità di spettatori ma anche in base ad altri concetti come l'equilibrio dei conti economici, il consenso delle autorità locali (il legame con il territorio), la qualità degli impianti, l'esistenza dei centri sportivi di allenamento, la qualità dell'istruzione tecnica (la ricerca di istruttori di calcio), la qualità degli eventi organizzati ( tornei, partite di beneficenza, iniziative sociali ecc), il numero di tesserati, la capacità di attirare volontari, la rapidità nelle decisioni (l'efficacia della gestione), le opportunità di crescita professionale per alcuni tesserati (ad esempio gli allenatori), l'impatto sul sistema scolastico ( profilo sociale ), la soddisfazione dei tesserati (puntualità nei pagamenti) e la riduzione dei costi (gestione manageriale).

Alla luce di quanto esposto credo che la regolarità dei campionati possa esser garantita solo attraverso l'iscrizione ai tornei di società che esprimono un alto livello di gestione societaria (la disponibilità economica sarà una sua conseguenza naturale) che, necessariamente, è veicolata da un governo manageriale della realtà sportiva la quale deve esser soggetta a criteri di valutazione che possano esprimere l'alta qualità della organizzazione stessa. Ritengo che obbligo delle istituzioni sportive sia quello di valutare l'effettiva sostanza di una società nella quale si faccia realmente impresa e dove la politica sia impostata all'autofinanziamento che è possibile sono se i ricavi superano le spese.

In conclusione, penso che una semplice riforma dei campionati debba andare di pari passo con la crescita aziendale delle società di Terza Serie che oggi fanno parte di un sistema incapace di reagire in modo propositivo alle esigenze attuali del calcio moderno che, oltre alle riforme, necessita di uomini in grado di impostare strategie manageriali volte alla creazione di business intorno al sistema della Lega Pro.

Aspettiamo con ansia novità concrete.