Gli illeciti e le responsabilità dei “furbi”. Ripescaggi e via al campionato, una settimana convulsa. Mezza Italia è Di Cintio dipendente. Sarà verdetto “politico” o giuridico?

Gli illeciti e le responsabilità dei “furbi”. Ripescaggi e via al campionato, una settimana convulsa. Mezza Italia è Di Cintio dipendente. Sarà verdetto “politico” o giuridico?TMW/TuttoC.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
lunedì 31 agosto 2015, 08:00Il Punto
di Vittorio Galigani
Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Come nelle aspettative generali. Le sentenze hanno in parte rivoluzionato il calcio di Lega Pro. Alcune erano scontate ed altre un po’ meno. Qualcuno avrà sempre da recriminare. Il tentativo umano, spesso puerile,di scagionarsi. Di farsene una ragione. Nella sostanza però, grazie anche al contributo investigativo della giustizia ordinaria, è emersa la verità.

In punta di merito e di diritto si è usato il fioretto. Ma, al di là della qualità certosina di alcune difese, in alcuni casi era proprio impossibile smontare l’impianto accusatorio. Le prove erano lampanti.

Alle resa dei conti è emerso un fatto inconfutabile. La necessità di imporre una riforma sostanziale. Anche nel codice di giustizia sportiva. Sfido chiunque a trovare un tesserato che altera un risultato, a favore della propria squadra, senza che il proprio presidente ne sia a conoscenza.

Nessuno si deve sentire offeso.

Si cambino quindi le regole e si infliggano pesanti pene, afflittive, qualunque sia il ruolo del tesserato che ha messo in atto l’azione illecita. Altro che responsabilità diretta e oggettiva! Evitiamo di offrire, ancora,alibi e scappatoie a tutti coloro che si ritengono più “scaltri”. E si eviti di servirsi della collaborazione di soggetti squalificati. Contribuirebbe a rendere migliore il sistema.

A proposito di “scaltrezze”. Quella della Spal nel girone A, a danno della Reggiana non si riesce proprio comprendere. Smentisce, in toto, che si sia privilegiato il metodo della collocazione geografica. Almeno per quel girone. Nella scelta potrebbe aver influito la storica appartenenza, ai colori estensi, di una delle figure attualmente più rappresentative della Lega Pro? Si dice che a pensar male è peccato, ma alle volte, purtroppo, ci si prende…

In settimana il Collegio di Garanzia, presso il Coni,  discuterà sul ricorso, presentato dal Seregno e da altri, per il ripristino di quanto previsto dalle norme federali. Nel passo in cui le stesse impongono che la terza serie abbia un organico di 60 squadre. Diviso in tre gironi da 20 ognuno.

Giuridicamente la richiesta è ineccepibile. Dietro l’ angolo si cela però una alleanza tra il Coni e la figc che, specialmente nel recente passato, propendono per la riduzione, nel minor tempo possibile, degli organici in tutte le categorie. Dalla serie A in giù.

Ed allora. Si deciderà in punta di diritto o di “volere” politico?

Sorprendono, a tal uopo, le associazioni di categoria presenti in Consiglio Federale. Calciatori, allenatori ed arbitri che, solo tardivamente, hanno espresso, sull’argomento, la loro negativa opinione. Il loro malcontento sulla  decisione di comprimere, a 54, le squadre in organico.

La Lega Pro, ove così si decidesse, sarebbe identificata come la fabbrica dei disoccupati!

Nella odierna seduta in Federcalcio, farsi sentire coalizzati con Gabriele Gravina ed i rappresentati della Lega Pro, appaleserebbe, ai poteri forti, la loro volontà ferrea. Un segnale di dissenso inequivocabile. I sintomi di una decisione, assunta dagli attori principali del gioco del calcio, che non può e non deve essere trascurata.

Il calcio di terza serie è atteso da una settimana convulsa. Monopoli, Messina e Pro Patria attendono solo l’annuncio ufficiale del ripescaggio. Ma, sulla scia del Seregno, sono in fibrillazione anche Fondi, Sambenedettese, Taranto, Viterbese ed altre. 

Si, altre. 

Perché, ove il Collegio di Garanzia desse ragione alla tesi sostenuta dall’avvocato dei lombardi, la Figc dovrebbe riaprire i termini e valutare, in un breve volgere di tempo, il novero delle Società meritevoli di ripescaggio.

Il tutto a prescindere da quelle che, accodandosi al Seregno, hanno proposto la loro candidatura. Potrà risultare strano, ma questi sono i regolamenti. L’ ipotesi che si voglia inserire qualche altro non è remota. Verificare per credere.

Nel contesto di un verdetto che stravolgerebbe gironi, calendari e chefarebbe ritardare l’inizio del campionato, una nota particolare, di merito,  spetta a Cesare Di Cintio. 

Il giovane avvocato lombardo che lo scorso anno, grazie al suo intuito,  fece scoprire il vaso di Pandora con una sentenza, storica, sul format della serie B. La preparazione e l’intuito professionale evidenziati, da ultimo anche nel dibattimento che ha riportato la Pro Patria tra i professionisti, sta convergendo su Cesare Di Cintio le attenzioni di mezza Italia. 

Le aspettative per mantenere il format della Lega Pro a 60 squadre sono incentrate tutte sul suo ricorso, che farebbe da traino. Ricorso che, come sopra detto, è ineccepibile in punta di diritto. Ora il buon Cesare, messo in moto il suo olfatto intuitivo, ci riprova. I presupposti ci sono tutti. Le aspettative di mezza Italia sono incentrate su di lui. 

A Taranto, per esempio, dove i tifosi usano festeggiare con un tuffo nella storica fontana di piazza Ebalia. Sul lungomare. Le buone notizie, che riguardano la squadra di calcio. Sono già tutti lì. In trepida attesa.

Stanno solo aspettando!