I Direttori Sportivi: quelli veri, gli abusivi e gli improvvisati

I Direttori Sportivi: quelli veri, gli abusivi e gli improvvisatiTMW/TuttoC.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 16 giugno 2016, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani

Responsabili dell’area tecnica. Una pletora di intrusi, di abusivi. Di improvvisati. 

Avverto  la necessità di avere qualche chiarimento. Altrimenti sorgono dei dubbi. Si alimentano delle confusioni pazzesche. Non ci si sta più capendo nulla. Qualcuno. Dall’Adise. Da “palazzo” e in rappresentanza di qualche presidente. Dovrebbe spiegare.

Direttore dell’area tecnica o, meglio ancora, responsabile dell’area tecnica. Una definizione che riempie la bocca, ma non dice nulla. Spiegateci, per cortesia, che vuol dire? Cosa ci sta a significare? 

Quali sono le sue “mansioni”? Se esiste un prontuario che ne definisce il ruolo, i compiti e l’ambito operativo. Se esiste un albo professionale. Se per farne parte è necessario avere una specializzazione. 

Le norme della Federcalcio impongono delle qualifiche. Indispensabili per provvedere al tesseramento. Valgono per gli allenatori (nei vari gradi imposti dall’Uefa). Per i preparatori atletici. I responsabili sanitari debbono essere laureati in medicina dello sport. Il Settore Tecnico, a Coverciano, nell’Università del Calcio, istruisce a pagamento chi desidera diventare osservatore professionista. Una figura tecnica riconosciuta dalle norme. Il corso specifico costa 2 mila euro più vitto ed alloggio. Sempre a Coverciano  “studiano” anche gli apprendisti direttori sportivi. Pagano 5 mila euro a corso e sostengono le spese per il  vitto e l’alloggio. 

I così detti responsabili o direttori dell’area tecnica a che corso si sono iscritti?

E’ mia intenzione, oggi, soffermarmi sulle criticità manifestate, nel recente passato, ai danni di coloro che posseggono l’abilitazione all’esercizio della professione di Direttore Sportivo. Una categoria nel tempo trascurata e mai tutelata dalle Istituzioni del calcio e scandalosamente svilita dalla propria  associazione di categoria. 

Diplomi. Chiedo scusa, “pezzi di carta” inutili. Belli quanto vuoi, ma inutili. Incorniciati, fanno soltanto bella mostra alle pareti di casa. A lavorare ci vanno gli intrusi, gli improvvisati. Gli abusivi. I raccomandati.

Ai miei tempi non era così.

Accade a Padova, a Cosenza, come alla Virtus Francavilla, come a Pagani. Potrebbe accadere, prossimamente, a Siena. I nomi li conosciamo tutti. Matteo Materazzi sembra in procinto di accasarsi a Lanciano. Quello faceva l’allenatore, l’altro il procuratore, l’altro ancora fino a ieri mattina giocava al calcio. Quali esperienze possono fornire.

Qualcun altro, da squalificato, agisce sotto traccia. Una sorta di Diabolik mascherato. I terzi, i più pericolosi, sono quelli che viaggiano con lo “zainetto”. Millantano credenziali. Non hanno nessun titolo e sempre più spesso i presidenti si accorgono, con colpevole ritardo,  che non sono nemmeno in grado di versare il denaro promesso.

Dice, a giustificazione. Sì, ma durante l’anno si iscriveranno al corso. Si metteranno in regola. Una giustificazione puerile. Oggi sono soltanto dei fuori legge improvvisati. Degli intrusi.

E l’Adise, i presidenti e le Istituzioni del calcio? Nel menefreghismo più assoluto. I primi, che dovrebbero rappresentare e tutelare la categoria, vivono nel più totale disinteresse. Ma l’associazione incassa, ugualmente, il denaro delle quote di iscrizione. Fanno solo i “chiudi porta”. Una passerella, inutile, davanti alle telecamere, nelle serate in cui si chiude il mercato. Gli ufficiali giudiziari di una kermesse che ha perso ogni interesse e valore. Le trattative, quelle importanti, si concludono in ben altre sedi. Da tempo. 

Le norme prevedono che nell’organigramma di ogni Società sia presente la figura del direttore sportivo. Un soggetto logicamente in possesso dei titoli. Iscritto nell’apposito albo professionale. Molte Società aggirano l’ostacolo, legittimamente, delegando alla Direzione Sportiva un componente del consiglio di amministrazione o lo stesso presidente.

Mi viene, sui polpastrelli, una proposta provocatoria: perché allora non delegare a costoro anche l’approdo in panchina per sostituire l’allenatore?

I così detti “direttori o responsabili dell’area tecnica”, comunque denominati, operano sprovvisti di qualsiasi abilitazione. Sono degli abusivi. Trattano giocatori, parlano con i procuratori, alle volte, inseriti in organico con una qualifica fittizia, vengono forniti di delega per sottoscrivere contratti che impegnano le Società. Non è errato puntare il dito contro chi li assume nella consapevolezza che si stanno violando le norme.  I presidenti che non hanno in organico il Direttore sportivo, sorridono dinanzi alla sanzione pecuniaria prevista. Evidentemente i 25 mila euro di multa, sono considerati una bazzecola (e poi si dice che non ci sono soldi). In presenza di squalifiche e di  multe più salate starebbero certamente più accorti. 

E poi i Collaboratori della Gestione Sportiva. Quelli disciplinati dall’articolo 47 bis del regolamento della Lega Nazionale Dilettanti e dall’articolo 94 delle norme Federali.

Sono riconosciuti, senza obbligo, per i campionati dilettantistici. In serie D possono essere addirittura contrattualizzati. Il loro compenso massimo lordo è pari a 28 mila euro circa. Paradossalmente, però, un Direttore Sportivo professionista non può essere messo sotto contratto da una società di serie D. Questa è una opportunità concessa soltanto agli allenatori.

L’albo professionale evidenzia che il gruppo dei Direttori Sportivi è molto più folto rispetto a quello dei Collaboratori sopra accennati. I posti di lavoro, nelle categorie professionistiche, sono in ribasso. Sono sempre di meno a fronte invece dei 171  potenziali, solamente in serie D.

Bene. 

Sapete cosa fa l’Adise? Continua imperterrita ad organizzare sempre più corsi. A ripetizione. La fabbrica del nulla che serve soltanto per incrementare, notevolmente, il numero dei disoccupati.

Una idea stupenda, non lo pensate anche voi?