Il calcio italiano. Un mondo pieno di falle. Un sistema gestito da accentratori di potere. Infront da advisor a “padrone”. Da Parma a Savoia, la saga dei “paga no”
Infront, in pochi anni, è diventato il padrone, indiscusso, del calcio italiano. La scuderia sapientemente guidata da Bogarelli che da carte in tutti i tavoli del Palazzo. La pochezza del management della Lega di serie A ha consegnato al suo advisor le chiavi del sistema. Anche la Federcalcio è, ultimamente, vittima degli intrecci di potere legati alla forza economica sprigionata da quella organizzazione.
Infront è già a Bari, sarà presto anche a Brescia, si inserirà certamente nelle procedure di recupero del Parma. Una strategia che sta portando il calcio italiano sotto un solo “padrone”.
Attualmente Infront consegna, nelle casse delle Società di serie A, il 60% dei loro ricavi. Un portafogli capiente, indispensabile, dalle nostre parti, per la sopravvivenza del pallone. Un successo indiscusso solo per una certa linea di pensiero. Frutto di una felice intuizione di alcuni uomini ex Mediaset. Lo percepì Tonino Matarrese nel 2008, ci ha sempre creduto Galliani che, senza sovraesporsi, ha sempre appoggiato quella causa. Infront, negli anni, ha guadagnato sempre più potere tanto da riuscire a mettere un’ impronta sulle elezioni del 2012 in Lega a Milano ed in quelle, più recenti, in Federcalcio. Scelte alle volte discutibili. Occorreva un riformatore autoritario, in via Allegri, Tavecchio, nel rispetto della linea di programma di quella organizzazione, fa soltanto il passacarte.
Ed il ruolo del “magno” Claudio in tutto questo? Lui è il tessitore di un progetto perverso e lungimirante. A tal proposito ho letto recentemente su “ultimo uomo” un concetto appropriato sull’ argomento a firma Fulvio Paglialunga. Il calcio italiano che, di questo passo, sprofonderà all’ età della pietra.
Lotito, grazie ad un intreccio di alleanze, rappresenta, nel “Palazzo”, la Lega di serie A. In pratica l’ uomo in prima linea di Infront e Galliani. L’ unico in grado di esporsi, nello stile che gli appartiene, con manifestazioni di potere “sfacciato”.
Perora la causa delle multiproprietà, anzichè quella delle seconde squadre, in quanto, con entrambi i piedi, anche assieme ai suoi sodali (Infront), è già a Salerno ed a Bari. Come è in procinto di parcheggiare prossimamente a Brescia ed a Parma. Ricorre a tutti i metodi e con attivismo incessante per sostenere la governance Macalli palesemente sfiduciata dalla base. Un percorso imperterrito e pretestuoso che non vuole conoscere segnali di frenata.
Capita allora di compromettersi, in quelle inopportune esternazioni telefoniche, con Pino Iodice, che sono già al vaglio della giustizia ordinaria. Emergono, in alcune sue frasi registrate, le certezze riferite ad una gestione malata del calcio italiano.
Filtrano notizie che riguarderebbero chiamate a più di un presidente di Società della terza serie nel tentativo di accreditare il “sistema” Lotito. Quello che identificherebbe il “magno” Claudio come unico interlocutore di colui (sempre Infront) che sarebbe in grado di far aumentare i ricavi anche per la Lega Pro.
Nella realtà “lotiInfront” avendo già contro Associazione Calciatori, Arbitri ed allenatori rischia di perdere anche quel 17% rappresentato dalla ex serie C che porrebbe in minoranza ed a rischio serio il concretizzarsi di quel progetto che lo vedrebbe accaparrarsi, padrone assoluto, delle poche “chiavi” del Palazzo, ancora mancanti.
Una partita tutta da giocare, a questa altezza. Il passo falso del magno Claudio è stato ragguardevole. Dovesse incappare in una squalifica superiore ai tre mesi a seguito di quelle, incaute, conversazioni telefoniche, decadrebbe, automaticamente, anche dalla carica di consigliere federale. Si aprirebbero, a quel punto, scenari completamente diversi ed inaspettati.
Nel frattempo, per non farci mancare nulla, assistiamo all’ ennesima figuraccia del nostro calcio e delle sue Istituzioni. Carlo Tavecchio, nel suo ruolo garantista, dovrebbe saper fornire spiegazioni sul “fenomeno” Parma. Anche nel merito delle licenze concesse ad inizio stagione alla Società emiliana. Il tutto in riferimento alle norme ed alle responsabilità. Il mancato rispetto delle prime condanna pesantemente gli Organi preposti al controllo.
Anche la Lega Pro registra i suoi guai. Barletta, Savoia e Reggina sono le prime deferite, della stagione, per mancato pagamento di retribuzioni e contributi del bimestre settembre ottobre. Sono solo la punta di un iceberg. Ce ne solo altre, diverse, in carenza. Monza su tutte. La conferma che tutte le classifiche sono virtuali e falsate nei loro reali valori sportivi. Sanzioni che saranno applicate con grave ritardo ed il più delle volte non saranno afflittive come, invece, vorrebbero le norme. Una delle tante cose da rivedere nei regolamenti attuali. Nella forma e nella sostanza. La prova, palese, che la riforma dei campionati non ha sortito gli effetti programmati.
La conferma di un calcio inquinato dagli intrecci di potere. Solo i calciatori, impegnandosi in campo, possono restituirgli dignità. Per amore dello sport.
Con la speranza che in quel “Palazzo”, prima o poi, qualcuno riesca, finalmente, ad imparare dai suoi stessi errori.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
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