Il calcio non va in lockdown, per questo ha più responsabilità. Samb, è il momento della chiarezza. La Ternana inizia il conto alla rovescia

15.03.2021 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Il calcio non va in lockdown, per questo ha più responsabilità. Samb, è il momento della chiarezza. La Ternana inizia il conto alla rovescia
TMW/TuttoC.com

Questa volta non si chiama lockdown perché avrebbe messo tristezza. E la differenziazione regionale lascia spazi vitali qui e lì, su e giù per lo stivale. Ma, di fatto, da oggi l’Italia in lockdown ci è, con oltre metà dei suoi abitanti in piena zona rossa. Roba da politica, vero: perché ci interessa? Perché il calcio questa volta in lockdown non ci va, a differenza di un anno fa. Giusto così: in questo tempo si è dato da fare, ha posto regole fragili ma pur sempre chiare, ha messo in piedi uno sforzo, economico e organizzativo, che andava premiato. E poi magari ci distrarrà. Però ha anche più responsabilità: quella di essere rispettoso del mondo che lo circonda. E aspettare il suo momento: i tifosi allo stadio li vogliamo tutti, li aspettiamo tutti. Come un abbraccio o un bacio, come la domenica di una vita normale. Nella provincia d’Italia, anche in Serie C, gli impianti non sempre sono veramente vuoti. Senza tifosi sì, ma solo formalmente: l’escamotage si trova. Ecco, non ne facciamo un dramma, ma quando capita è una mancanza di rispetto verso chi segue le regole, verso chi ha la propria serranda abbassata, verso chi non può fare tutto quelle che vuole e aspetta il suo momento. Il calcio non va in lockdown: è giusto, è un riconoscimento meritato, ma è pur sempre un riconoscimento che non tutte le attività di questo Paese hanno ricevuto. E comporta qualche responsabilità in più.

La settimana è stata segnata dalla vicenda della Sambenedettese. Dopo il rincorrersi di voci, e la tranquillità professata dalla società, ci ha pensato Maxi Lopez. La denuncia del capitano mette (mediaticamente e non solo) spalle al muro il club di patron Serafino, con le scadenze che incombono e tante domande. Fin qui, un cavallo di battaglia è stato quello di non aver cercato un accordo per il differimento degli stipendi: lo hanno fatto in tanti, perché non farlo se ci sono dei problemi? È una vicenda che di domande ne ha molte. Alla squadra, eventuali ritardi sono stati sempre spiegati come legati alla difficoltà di operare con soldi provenienti dall’estero. È l’unico motivo? Non diamo per scontata nessuna risposta, né in automatico puntiamo sulla cattiva fede. Anzi: in un momento storico di difficoltà, e nei confronti di una società che si è data molto da fare (anche a livello di infrastrutture), nessuno vuole puntare il dito, nessuno vuole mettere in crisi chi vuole fare calcio. Gli imprenditori che si sono sobbarcati tutto quello che è successo nell’ultimo anno vanno sostenuti, se se lo sono sobbarcato. Ma è il momento di darle, quelle risposte: la chiarezza non è più rinviabile.

Chiudo col calcio. Quello bello della Ternana, che riprende il Bari e vive la giornata che suggella in via definitiva la corsa verso la Serie B. Troppo vantaggio, con una partita in meno, sull’inseguitrice Avellino, che peraltro si ferma. Troppa continuità, soprattutto: <i>chapeau</i> a mister Lucarelli. Uno che sta facendo la differenza, che ha saputo ripartire e che ha messo in piedi una stagione da standing ovation: a inizio stagione, eravamo tutti segretamente convinti che prima o poi cedesse qualcosa. Che quel ritmo non potesse reggerlo per tutto un campionato. Oggi si candida non soltanto alla Serie B, per la quale inizia ufficialmente il conto alla rovescia, ma anche a essere la migliore squadra vista in C negli ultimi anni. Quanto all’avversario di giornata, il Bari, la sensazione è che debba guardarsi più dall’accorrente Catanzaro che da altro: il quarto posto sarebbe un fallimento, anche se nella lotteria dei playoff tutti possono staccare il biglietto vincente. A fine stagione ci sarà comunque da riflettere seriamente su cosa non ha funzionato in questi due anni: i problemi arrivano da lontano.