Il Coni non può “mortificare” Teramo e Savona. Ma neppure Forlì e quelle in scia. Format a 60, unica soluzione per Tavecchio. Miele rispetti il mandato e non acuisca la crisi…
Gli spifferi provenienti da “palazzo” raccontano di un Carlo Tavecchio fortemente motivato. Pare che il presidente federale, anche a tutela di interessi personali, non vorrebbe che si arrivasse alla convocazione della assemblea elettiva della Lega Pro, nel termine previsto dal mandato conferito al commissario Miele. Cioè, entro il 31 ottobre prossimo. Tavecchio coltiva in cuor suo, peraltro, neppure tanto segretamente, il desiderio di ricandidarsi. Alla presidenza federale. Alla scadenza dell’ attuale mandato.
In questo, sempre supportato dal “magno” Claudio. Il suo mentore già nella passata tornata elettorale.
Il timore della sconfitta, si sta però insinuando nella mente dell’ ex bancario lombardo. L’elezione a presidente della Lega Pro, di un candidato dalla visione manageriale non in sintonia con quella definita Lotito/Tavecchio, starebbe mettendo in ambasce il tenutario della carica, la più ambita ai piani alti di via Allegri ed il suo sodale. Rappresenterebbe infatti un segnale certo sulla perdita di futuri, preziosi, consensi elettorali e metterebbe a serio rischio la sua riconferma. Verrebbe meno, nella sostanza, quella percentuale del 17% rappresentata dalla terza serie. Voti che fanno tanto “gola” e che permettono alle zampe di quella poltrona, sulla quale è seduto Carlo Tavecchio, di non traballare.
Alla realizzazione del desiderio sopra citato si frappone un però!
La eventuale mancata convocazione dell’Assemblea della Lega Pro entro il termine del 31 Ottobre, così come previsto dal provvedimento di nomina del Commissario Straordinario del 7.7.2015 (C.U. n. 4/A) deve essere motivata e rispondente a reali esigenze sopravvenute.
Lo Statuto della Lega Pro prevede la possibilità che l’assemblea, con richiesta motivata di almeno un quinto delle società associate, sia convocata dal Consiglio Direttivo.
Al proposito l’Articolo 9.3 dello Statuto di Lega, recita: “3. Riunioni dell'Assemblea. L'Assemblea si riunisce almeno una volta l'anno per l’approvazione del bilancio ed in ogni altro caso necessario, su delibera del Consiglio Direttivo o su richiesta motivata di almeno un quinto delle società associate, nonché, in caso di motivata urgenza, anche per iniziativa del Presidente della Lega Pro, che ne illustra le ragioni all’apertura dei lavori assembleari”.
Ora che ci siano richieste motivate è fuor di dubbio. Solo per dovere di cronaca sarà il caso di ricordare le vicende che hanno portato alle dimissioni di Mario Macalli e di tutto il direttivo.
La richiesta delle società (almeno undici), non essendovi Consiglio Direttivo, dovrà essere inoltrata al Commissario che deve provvedere alla convocazione.
Senza indugio.
Si dovesse registrare un caso di inerzia le società associate potrebbero ricorrere al Tribunale di Firenze, e statene certi che lo farebbero, in applicazione dell’articolo 20 del Codice Civile, che disciplina la convocazione dell’assemblea delle associazioni.
Il Tribunale nominerebbe un commissario con il compito di convocare e presiedere l’assemblea. Con all’ordine del giorno il rinnovo della cariche sociali previste dallo Statuto.
Solo per memoria d’uomo è il caso di riportare quanto recita l’articolo 20 del Codice Civile:
Convocazione dell'assemblea delle associazioni.
L'assemblea delle associazioni deve essere convocata dagli amministratori una volta l'anno per l'approvazione del bilancio.
L'assemblea deve essere inoltre convocata quando se ne ravvisa la necessità o quando ne è fatta richiesta motivata da almeno un decimo degli associati. In questo ultimo caso, se gli amministratori non vi provvedono, la convocazione può essere ordinata dal presidente del Tribunale.”
Sic e simpliciter ! Senza dover chiarire null’altro. Né a Carlo Tavecchio, né al commissario della Lega Pro dottor Tommaso Miele. Né a chiunque altro avesse in animo di intralciare il corso degli eventi.
Nel frattempo continua il “tutti” contro “tutti”. Mai accaduto che alla seconda di campionato ci fossero 13 partite non disputate. Da qui a fine settembre, poi, saranno raddoppiate. Mai, come in questa occasione, fu più sbagliato dare il via al campionato. Mai il Collegio di Garanzia è stato coinvolto, così pesantemente, nelle vicende del calcio di Lega Pro.
Il ricorso del Forlì ha colpito il nervo scoperto della Federcalcio? Ne abbiamo già disquisito. Sembra di sì. Le sensazioni sono forti. Le decisioni del Collegio di Garanzia, non quelle assunte in data odierna, ma quelle che matureranno il prossimo 23 settembre, risulteranno determinanti per attribuire potere alla regolarità della stagione.
Il Tribunale del Coni non potrà “affondare” Teramo e Savona. Entrambe rimarranno in Lega Pro. Agli abruzzesi verranno, con ogni probabilità, restituiti anche dei punti. Sotto il Gran Sasso, però, si vive un momento di grande confusione. Il presidente Campitelli bene farebbe a fare pulizia intorno a sé ed a tagliare quel cordone ombelicale che lo tiene ancora unito a qualche personaggio “scomodo”.
Ma non potrà affondare neppure il Forlì, il Collegio di garanzia. Quel ricorso, argomentato in maniera certosina, è di una validità inconfutabile. Anche altre Società, sulla scia dei biancorossi romagnoli, si attendono la riammissione in categoria. Si. La riammissione. Quella che eviterebbe il versamento della “tangente” da 500 mila euro. Lo stesso Seregno si è visto respingere il ricorso, solo per quanto concerne la sospensione cautelare, ma nel merito del format a 60 squadre, tutto deve essere ancora discusso!
Nel “trita” sentenze, con i collegi giudicanti uno contro l’altro armati. Pronti a smentirsi reciprocamente. Si dovrà trovare la soluzione più idonea. La meno sconveniente per la Federcalcio. Il tutto nel difficile tentativo di restituire un briciolo di credibilità al sistema.
Per usare un termine agonistico, in linea con l’argomento, Carlo Tavecchio avrà la possibilità di mettere il “pallone” sul dischetto e battere un rigore a porta vuota.
L’unica soluzione è quella di ricondurre il format della categoria a quello che prevedono gli ormai “famigerati” articoli 49 e 50 delle Noif. I tre gironi da 20 squadre ciascuno.
Glielo concede l’artico 24 comma 3 dello Statuto Federale. Nel passo in cui recita: “Per particolari ed urgenti motivi, il Presidente federale, sentiti i Vice‐Presidenti, nonché, nelle materie di cui all’art. 25, il Comitato di presidenza, può adottare e rendere immediatamente esecutivi i provvedimenti di competenza del Consiglio federale. Tali provvedimenti vanno sottoposti a ratifica del Consiglio federale nella prima riunione utile. La mancata ratifica comporta l’immediata decadenza degli stessi”.
Non è utopia.
E, nella attuale confusione generale, rappresenta la soluzione migliore.
Lo sa anche il “magno” Claudio. Credetemi!
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