Il fatto della settimana - Una testa di maiale per intimidire il Bari: questi non sono tifosi! Ma è unanime la condanna e tanti gli attestati di solidarietà

02.05.2021 00:00 di Valeria Debbia Twitter:    Vedi letture
Il fatto della settimana - Una testa di maiale per intimidire il Bari: questi non sono tifosi! Ma è unanime la condanna e tanti gli attestati di solidarietà
TMW/TuttoC.com
© foto di Carlo Giacomazza/CGP Photo Agency

La settimana che porta all'ultima giornata del campionato di Serie C è stata nuovamente scossa da un episodio di cronaca, che niente ha a che vedere con il calcio giocato: a Bari, infatti, dopo il 3-0 subito domenica dalla Turris, sui cancelli dello stadio San Nicola, è stato esposto uno striscione con una testa di maiale appesa. “Se non ci credete, questa fine farete”, la minaccia degli autori del gesto, che di certo non possono essere definiti sostenitori biancorossi. Anzi, il messaggio intimidatorio, rimosso ben presto dalle forze dell'ordine, non è stato condiviso da gran parte della tifoseria barese.

Unanime la condanna, a partire da Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro: “Questo episodio non ha nulla a che vedere con il calcio. Non è giusto che un atto violento e criminale debba rovinare l'armonia intorno a quello che è pur sempre un gioco. Voglio davvero sperare che questo resti un episodio isolato e che il presidente De Laurentiis e i calciatori del Bari possano proseguire il campionato in un clima di serenità e sicurezza”. Per passare a Marcel Vulpis, vicepresidente della terza serie, intervenuto con un tweet: "Vicino a Luigi De Laurentiis e al Bari dopo la protesta vergognosa di ieri. Uno striscione indegno abbinato alla testa di un animale. Questi soggetti non sono tifosi fanno parte di mondi che non ci appartengono come Lega Pro". Ed arrivare ad Antonio Decaro, sindaco della città pugliese: "Sono un tifoso appassionato e sono il sindaco di questa città. Per questo sono il primo ad essere deluso e amareggiato dai risultati della squadra. Ma nessuna delusione, nemmeno la più cocente, può giustificare una protesta scomposta, volgare, con una simbologia intimidatoria, come quella messa in atto da alcuni tifosi. Un comportamento da biasimare anche perché del tutto controproducente, in quanto fa passare dalla parte del torto anche la grande maggioranza dei tifosi baresi e la loro protesta veemente, ma civile, offrendo un comodo alibi a coloro verso i quali questa protesta è indirizzata”.

A fronte dei tanti attestati di solidarietà ricevuti da parte di tifosi, istituzioni ed addetti ai lavori si è quindi espresso il presidente biancorosso Luigi De Laurentiis: "Ancora una volta il calore, la passione e la maturità dimostrata dal popolo biancorosso mi ha travolto. Bari è una piazza fuori dal comune, speciale, che anche in questa occasione ci ha dato la dimostrazione lampante di essere rappresentata da una maggioranza di tifosi appassionati, anche duramente critici quando le cose non vanno come si vorrebbe, ma sempre in grado di distinguere quale sia la differenza fra tifo sano e altro. Tutto questo affetto è il nostro maggior stimolo per dare sempre il massimo, per moltiplicare le forze, per cercare di venire fuori dal momento difficile che stiamo attraversando e prepararci al meglio alla fase playoff".

Intanto la Digos indaga sia su questo episodio sia su altri precedenti: il primo risale alla sera del 25 aprile, quando la squadra, ko sul campo della Turris, faceva rientro in Puglia e si è vista riversare contro il pullman dei fumogeni accesi. L’altro alla sera del 24 aprile, quando sul cavalcavia della tangenziale all’altezza di Poggiofranco, è comparso un altro striscione di circa 40 metri con la scritta “Uniti e più forti di chi ci vuole morti”, che gli investigatori ritengono rivolto alle forze dell’ordine per i Daspo in corso di esecuzione nei confronti di 17 tifosi di Bari e Lecce e relativi a scontri avvenuti lo scorso febbraio 2020 sull’A16, tra Cerignola e Candela, con esplosione di petardi e accensione di fumogeni.