“LaVerità” farà male a Tavecchio? Elezioni in Figc un intrigo di “palazzo”. Troppi 100 club e quanti allora? Sostenibilità: cacciare chi non rispetta la qualità
Il nuovo quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, “LaVerità”, con una inchiesta a firma Giacomo Amadori, sta attirando la pubblica attenzione su Carlo Tavecchio. Una lunga serie di illeciti finanziari lo vedrebbero coinvolto nel periodo in cui rivestiva la carica di Presidente della Lega Nazionale Dilettanti. In accordo con altri, tra i quali l’ex arbitro Di Cola, avrebbe occultato somme di denaro (ingenti) a titolo personale. Salvandole in conti bancari accesi in territori che usufruiscono di esenzioni. I così detti paradisi fiscali. La situazione è alquanto dibattuta, ma ove fosse accertato che Amadori racconta la verità ci troveremmo di fronte a uno scandalo molto simile a quello che ha visto recentemente coinvolto Sepp Blatter.
Carlo Tavecchio ne uscirebbe con le ossa rotte. Il polverone che si sta alzando, attorno a lui, non giova certamente alla sua candidatura per il rinnovo del mandato conferitogli, in Federcalcio, soltanto 30 mesi orsono.
Tavecchio da molti considerato soltanto il presidente delle banane, per i diversi scivoloni, su fatti di gestione e non solo, compiuti nel periodo della sua governance, sta perdendo in credibilità. Non avrebbe certamente bisogno di ulteriori attacchi pubblici che ne stanno fiaccando la posizione.
La campagna elettorale per la nomina del nuovo presidente in Figc è già iniziata da tempo. Un intrigo dalle proporzioni gigantesche. Claudio Lotito, grande elettore e non solo di Tavecchio, non ha mai nascosto la sua posizione. Nella precedente tornata usufruì dell’appoggio di Mario Macalli per riuscire a far prevalere la sua candidatura prediletta. Ora le cose sono cambiate. L’avvento di Gabriele Gravina ai vertici della Lega Pro ha ribaltato tutte le situazioni. Quel 17 per cento, rappresentato dalle Società della terza serie, mai più potrà schierarsi con l’accoppiata Lotito – Tavecchio. Un ago della bilancia, pesantissimo, che potrebbe incidere sulle sorti dell’assemblea elettiva.
Con un recentissimo distinguo, non indifferente. Proprio in questi giorni, infatti, il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, che nella tornata precedente aveva appoggiato la candidatura di Demetrio Albertini, è sceso in campo in favore dell’attuale presidente. Voterà per lui ritenendolo idoneo, dopo 30 mesi di “apprendistato”, a risolvere i tanti problemi che assillano il calcio italiano. In primis la riforma dei campionati. Una dichiarazione che cambia radicalmente gli schieramenti. Agnelli, una voce autorevole, non intravede, all’orizzonte, valide alternative a Tavecchio.
Nel frattempo, a “palazzo” si sta cercando, in tutti i modi, di far rinviare l’elezione del presidente della Lega Pro. E’ già accaduto due volte, da settembre, con decisioni opinabili e discutibili assunte dal nuovo presidente del Tribunale Federale dello Sport. Un perdere tempo che va interpretato come il tentativo estremo dell’accoppiata Lotito – Tavecchio di riguadagnare credibilità e posizioni. L’assemblea elettiva della Figc non si potrà infatti tenere sino a quando tutte le Leghe non avranno provveduto alla nomina dei loro maggiori rappresentanti.
E’ di ieri, però, la presa di posizione, determinata, dei club di Lega Pro. Il direttivo, appositamente riunitosi, ha fissato per il prossimo 15 novembre una nuova assemblea elettiva (il terzo tentativo). Si voterà a prescindere. Le Società hanno così inteso dimostrare la fiducia a Gabriele Gravina che sul campo non ha avversari che possano contrastare la sua candidatura.
Dopo di che inizierà ufficialmente la corsa ai piani alti di via Allegri. Un intrigo dalle proporzioni notevoli come detto sopra. Le guerre non convengono a nessuno e lasciano sempre in terra vittime illustri. Sarà possibile ragionare a sistema e ricondurre le parti alla ragione? Nel pubblico interesse ed a tutela di una delle industrie più importanti del Paese.
La sostenibilità. Il tema più ricorrente del presente. E’ oggetto di interessanti argomentazioni a tutti i tavoli del sistema calcio. Da Tavecchio a Cosentino (presidente della Lnd). Sulla bocca di tutti il vanto di regole nuove che fisseranno i parametri che rispettati da tutti i club permetteranno di partecipare al campionato di competenza.
Ben vengano questi parametri. Riguarderanno anche gli organigramma societari? Finalmente. Tutti i club dovranno dimostrare la professionalità, qualificata, delle proprie strutture. Sarà possibile emarginare anche i presidenti che ricorrono all’utilizzo di figure non idonee all’esercizio delle attività settoriali? Le sanzioni pecuniarie, dalla entità irrisoria, fanno sorridere ed hanno sempre invitato i presidenti alla trasgressione. Gli esempi sono molteplici. Il duplice incarico, per esempio, non dovrà essere più permesso. Neppure i prestanome. Inutile che l’università del calcio sforni miriadi di diplomati dalle variegate specializzazioni se poi tutti possono fare gli osservatori, i collaboratori alla gestione organizzativa, i collaboratori alla gestione tecnica. Gli addetti al marketing. I direttori sportivi.
Si usi per tutte le professioni il rispetto che viene riservato alla categoria allenatori. L’organigramma è carente nei ruoli e nelle professionalità previste dalle norme? Punti di penalizzazione, pesanti, sino a quando il club non si mette in regola. Gli squalificati non possono aggirare i regolamenti. I precari forniti di “zainetto” debbono girare alla larga. Se sei allenatore non puoi interessarti di mercato. Le proprietà senza portafogli stiano a casa.
Un punto di penalizzazione, per chi è carente e non rispetta i regolamenti, fa sorridere. Inizia a dargliene cinque per volta. Vedrai come si mettono in regola immediatamente. Si mettono in regola o scappano. La selezione sarà naturale. Si identifichi, allora, il numero ideale dei club professionistici e ci si adegui con regole opportune. Non all’inverso.
La sostenibilità? L’abbiamo spiegato, è semplice. Come l’uovo di Colombo.
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