Le gioie del Natale. Conviene più sperare ancora che il Catania abbia un futuro o che il Siena riesca a risollevarsi? La Serie B si ferma: una scelta di buon senso

24.12.2021 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    vedi letture
Le gioie del Natale. Conviene più sperare ancora che il Catania abbia un futuro o che il Siena riesca a risollevarsi? La Serie B si ferma: una scelta di buon senso

Alla vigilia del Natale 2021 il mood attuale è ben rappresentato dalla frase: “il Grinch mi fa decisamente un baffo”. Più simile a Salmo che a Michael Bublé, il sottoscritto sta affrontando il conto alla rovescia verso l’arrivo del barbuto di rosso vestito più famoso del mondo in modo tutt’altro che accomodante.
Ecco perché quanto sta succedendo fra Catania e Siena, seppur con basi assolutamente diverse, non mi fa ben sperare. Iniziamo dall’Elefantino.

In Sicilia la Giustizia amministrativa ha decretato il fallimento della società iscritta alla FIGC con la matricola 11700. Questo, fortunatamente, non vuol dire che l’avventura in campionato dei rossazzurri sia già terminata, ma per portare a termine la stagione serve una mano della proprietà. Quale? Quella che dopo aver compiuto il miracolo di salvare la società al termine dell’era Pulvirenti ha preferito continuare sul cammino intrapreso anziché cedere il passo ad uno dei manager più preparati nel rilancio di club in crisi che ci sia in circolazione (vedi alla voce Joe Tacopina)? Sì, proprio quella.
Detto che ognuno ha la più assoluta libertà di gestire le proprie aziende come meglio crede, l’idea che tocchi sperare che la Sigi debba nuovamente trainare la nave in porto non mi rassicura per niente. Per chiudere il 2021/2022 servono circa 600mila euro da trovare nel minor tempo possibile, altrimenti il rischio di scomparsa diventerebbe drammaticamente alto. E con il mercato di gennaio alle porte, che garantirebbe lo svincolo ai giocatori che volessero lasciare anzitempo la piazza siciliana, il ticchettio del conto alla rovescia accelera notevolmente.
Fortunatamente ancora di segnali in questa direzione non ve ne sono, ma si sa come in situazione simili basti un solo, piccolo, sassolino, per dar vita ad una valanga.

Passando dalla Sicilia alla Toscana impossibile non parlare di quanto sta avvenendo a Siena. I bianconeri, rientrati fra i Pro dopo il fallimento della gestione Durio, ad inizio stagione erano indiziati come una delle possibili squadre in grado di dar battaglia a Modena, Reggiana, Entella e Pescara per l’altissima vetta del Girone B. Quattro mesi dopo tale previsione, il Siena si trova a 25 punti di distanza dalle due società emiliane, a 20 dai Diavoli Neri e a 19 dal Delfino. In sintesi: un disastro. Annunciato anche.
Dalla media di punti a partita di 1,55 ottenuta con la gestione di Alberto Giardino, nella città del Palio sono passati allo 0,86 di Massimiliano Maddaloni (non ce ne voglia l’allenatore napoletano ma dopo così tanti anni lontano dall’Italia e dalla Serie C il sospetto che potesse andar male lo avevamo avuto) e poi a le due sconfitte in altrettante panchine del neofita assoluto Paolo Negro.
A rendere tutto ancor più leggero e “natalizio” nell’approccio, è arrivata nella giornata di ieri anche la separazione da Giorgio Perinetti, deus ex machina del progetto tecnico del club. Alla base della risoluzione degli accordi esistenti dissidi piuttosto marcati con la proprietà rappresentata dal presidente Armen Gazaryan.
A questo punto viene da chiedersi: al netto di Negro, ex calciatore di alto livello e professionista di sicuro avvenire anche in panchina, dentro questo Siena quanti uomini di calcio sono rimasti? La risposta: davvero pochi. Arriva Cannella nel ruolo di ds e a lui faccio i miei più sinceri auguri. Ad oggi risollevare questa squadra appare quasi più complicato che trovare i soldi che servono per salvare il Catania.

Un ultima annotazione la voglio fare sulla decisione della Lega di Serie B di rinviare le ultime due giornate del 2021 a causa dell’aumento dei casi di Covid-19 in seno alle varie società cadette. “Meglio pararsi che buscarne” diceva mio nonno, classe 1921, e con lui era difficile non essere d’accordo. Proiettare, però, in chiave Lega Pro la medesima decisione sarebbe tutto un altro discorso. A quel punto occorrerebbe (speriamo non sia necessario) ragionare girone per girone. Non senza polemiche, dissidi e guerriglie. Attendiamo.

Dopo questa ventata di ottimismo è arrivato il momento di salutare, indossare il cappellino rosso e iniziare i bagordi. Ah no… Quest’anno lasciamo proprio fare.