Nazionale, un flop che parte da lontano: troppe 60 squadre in C? Iervolino, Salerno merita chiarezza.
Editoriale di oggi che si apre inevitabilmente con una riflessione sull’ennesima assenza della nostra Nazionale dai mondiali di calcio. In queste ore si è detto e scritto di tutto: c’è chi propone una riforma dei campionati, chi invoca un utilizzo maggiore di giovani italiani, chi punta il dito contro presidenti che si affidano soltanto agli stranieri senza investire nei vivai. Se riavvolgessimo il nastro e tornassimo indietro al 2018 dopo la disfatta con la Svezia ci renderemmo conto che si scrivevano e si leggevano esattamente le stesse cose. L’illusoria parentesi degli Europei del 2021 e la superficialità di molti dei padroni del calcio hanno invece contribuito in modo determinante ad aggiungere una nuova figuraccia a quelle già collezionate di recente. Prima la Macedonia, oggi la Bosnia: un tempo sarebbe stata una passeggiata battere questi avversari, stavolta bisogna aggrapparsi all’alibi dell’arbitraggio e della sfortuna pur di non ammettere che il livello tecnico anche della serie A è modesto come certificano le varie eliminazioni dalle competizioni europee. Un mea culpa sarebbe necessario anche da parte di noi giornalisti e addetti ai lavori che, con troppa disinvoltura, ci lasciamo andare a paragoni azzardati e super valutazioni nei confronti di calciatori che, in realtà, non sono affatto accostabili né ai colleghi della Liga e della Premier League, né a quei campioni che, fino ai primi anni 2000, rendevano il campionato italiano il più competitivo del mondo. Oggi, invece, squadre che perdono 22 partite su 38 si salvano e chi vince lo scudetto soffre con Bodo Glimt e Copenaghen. Gravina ha fatto un passo indietro, è la storia a giudicare il suo percorso e non entriamo nel merito. Ci limitiamo ad augurarci che il successore possa ripartire dall’unica componente imprescindibile: la passione della gente. Senza la quale questo pallone ormai sgonfio avrebbe smesso di rotolare da tempo. Che questa riforma possa prevedere anche una diminuzione del numero di squadre della C? Pensare a una Lega Pro come categoria dilettantistica e non professionistica sarebbe un azzardo e i presidenti certamente si ribelleranno, ma 60 club sono troppi. Lotito, tempo fa, fu inopportuno nello sminuire involontariamente l’importanza del merito sportivo quando commentò la promozione in A di Carpi e Frosinone. Ma dietro quel concetto espresso malissimo c’era un pizzico di cruda realtà: si dovrebbe fare quantomeno una riflessione su società senza strutture, con uno scarno numero di tifosi e che puntano sui giovani per ottenere i contributi e non per il talento. E dovrebbero essere decisamente più severi i criteri di iscrizione, altrimenti ci saranno altri casi come quelli del Rimini e tensioni di ogni genere.
Il Trapani ha scongiurato l’esclusione, ma ha 25 punti di penalizzazione, a Siracusa si teme di non partecipare al prossimo campionato qualunque sia la categoria ed è stato vanificato il super lavoro di mister Turati e di un gruppo di calciatori che sta onorando la maglia ben figurando contro chiunque. A chi giova tutto questo? Il volto bello della C invece è il Potenza che, dopo aver rifilato cinque reti alla Salernitana (a oggi nessun giovamento rispetto al passaggio da Raffaele a Cosmi, rosa davvero mal assemblata dal ds Faggiano), si aggiudica la coppa Italia battendo un Latina mai domo e che ha provato a ribaltarla nel match di ritorno senza riuscirci. Un plauso a mister De Giorgio e a un collettivo che, nei playoff, potrà dare davvero fastidio a tutti specialmente tra le mura amiche. A proposito di Salernitana, la querelle sulla cessione della società sta allontanando ulteriormente una tifoseria spaesata e che lunedì diserterà in massa l’Arechi pur in concomitanza di un derby sentito e importante come quello contro la corazzata Benevento. Iervolino, dopo aver promesso mari e monti, sta provando in ogni modo a interrompere la sua esperienza nel mondo del calcio con uno score che parla di due retrocessioni e il rischio di chiudere la regular season con un fallimentare quinto posto. Rufini sembrava a un passo dall’acquisto, ma il contratto prevede una serie di cavilli e di “pagherò” che inquietano il pubblico. L'imprenditore salernitano Giovanni Lombardi si è defilato ufficialmente stamattina e sembra che i messaggi distensivi dei club organizzati non abbiano cambiato l’umore del patron. Senza dubbio Iervolino ha speso tanto ed è garanzia sotto il profilo economico, ma questo clima di totale confusione con una B ancora in palio non aiuta e crea alibi. Sarebbe opportuno invece riportare la Salernitana dove è stata presa, magari allontanando stretti collaboratori che hanno commesso errori su errori. Nel girone B, infine, si riprende il Livorno che conquista matematicamente la salvezza. Come scritto la settimana scorsa c’era un po' di delusione per l’operato di mister Venturato che, non a caso, è tornato al successo mettendo gli uomini giusti al posto giusto. Restiamo dell'idea che la rosa dei toscani valga più dell’attuale posizione di classifica e vedremo se a fine stagione la società proseguirà con gli stessi uomini o ripartirà da zero con rinnovate ambizioni.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 7/2017 del 29/11/2017
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore Responsabile: Ivan Cardia
© 2026 tuttoc.com - Tutti i diritti riservati